
di Valter Vecellio
Di tutto il berciume di queste ore può colpire il linguaggio non istituzionale di chi ricopre delicati incarichi istituzionali.
Può colpire il comportamento in palese contraddizione con il giuramento prestato di fedeltà alla Costituzione di personaggi di cui si invocano le dimissioni (ma il problema è perché siano stati scelti, non che gli si revochi la fiducia: erano quello che sono da sempre).
Si può discutere tutto: tempistiche, inesorabilità o meno delle “obbligatorietà”; le amicizie, le militanze di “ieri” e dell’altro “ieri”.
E’ un catalogo infinito quello che viene fornito per le nostre discussioni.
La cosa più deprimente, avvilente, terrificante è che ancora una volta le sedicenti opposizioni parlamentari si aggrappano a un’iniziativa giudiziaria.
Non perché si abbia la benché minima fiducia in questa sedicente opposizione incarnata dalle Schlein, dai Bonelli-Calenda-Conte-Fratoianni-Magi-Renzi. Merita una querela chi può pensare che si abbia fiducia in questi sette.
Quello che deprime, avvilisce, inquieta non è tanto che la maggioranza (in buona parte composta da arroganti/ignoranti) in fin dei conti dia il vino/aceto della loro botte. Per certi versi rientra nella logica del Potere.
Ma in democrazia essenziali sono le opposizioni: dovrebbero costituire argine e barriera. Argini e barriere che non ci sono.
Quello che deprime, avvilisce, inquieta è la assenza di un’opposizione parlamentare credibile, pragmatica, con tattiche adeguate alle necessarie alternative strategie di respiro, e non legate a piccole contingenti spartizioni nell’eterna logica spartitoria dell’aggiungi un posto a tavola “che c’è un amico in più”.
Di conseguenza ecco che accade quello che accade.





