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Lo spacciatore non chiede la ricetta

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ricetta elettronica

Che fine ha fatto il buon senso?

Léon tossisce. È il mio Rottweiler di quarantacinque chili, una forza della natura che d’improvviso si piega su sé stesso in colpi di tosse rauca, che gli squassano il petto. E ogni colpo è una fitta nel mio.
I sintomi non sono chiari. Il veterinario prescrive un antibiotico ad ampio spettro e indica di fare un tampone nasale. Operazione ardita per veri coraggiosi, visto che un rott ti dona il suo cuore, ma ha una grande dignità e pretende rispetto. Non ama farsi smanacciare, o peggio, farsi infilare nelle narici un lungo tampone.

La prescrizione indica due scatole. Compro la prima, inizio la terapia. Léon migliora, ricomincia a mangiare. Quando la scatola sta per finire, vado a comprare la seconda. Il farmacista scruta la ricetta con la stessa attenzione che un filatelico riserverebbe ad un Gronchi rosa.

Scuote la testa e il viso si aggrotta. Il verdetto è negativo.

La ricetta è stata emessa sei giorni prima. Scadeva al quinto. Cinque giorni: non sei, non sette, non trenta. Cinque.

Il farmacista recita come un libro stampato: “Lo stabilisce il Regolamento europeo 2019/6, articolo 105, paragrafo 10; recepito in Italia dal decreto legislativo 218 del 2023”.

Per combattere la resistenza antimicrobica, dice inarcando le sopracciglia. Mentre Léon tossisce e si contorce, la burocrazia respira benissimo.

Serve una nuova ricetta. Si riparte dal Via, come con il Monopoli.

Dopo alcuni giorni, finalmente arrivano i risultati degli esami, che svelano il problema. Il veterinario può prescrivere un antibiotico mirato. Dodici giorni di cura. Un farmaco umano, perché il corrispondente veterinario non esiste. Due compresse da 750 milligrammi al giorno, mattina e sera.

Vado in farmacia. La versione da 750 milligrammi è stata sostituita dal produttore con quella da 500, che è disponibile. Non sarebbe un problema: basterebbe somministrare una compressa e mezza la mattina e una e mezza la sera. Aritmetica da terza elementare.

Invece no. Mi viene fatto presente, con fermo garbo, che la ricetta prescrive pillole da 750. Conseguentemente quelle nel nuovo formato da 500 non me le possono vendere. Non perché facciano male, ma perché sul foglio che mi sventolano c’è scritto nero su bianco 750.

Franz Kafka ci guarda dal cielo e sorride soddisfatto.

È come avere la patente per una moto Honda da 750 cc e vedersi multare perché si guida una meno potente da 500cc. Stesso motore, stessa strada, stessa direzione. Ma il numero non corrisponde. E il numero, in Italia, conta più del buon senso.

Occorre una nuova ricetta. La terza in tre settimane. Per lo stesso cane, la stessa malattia, lo stesso principio attivo.

A casa Léon mi aspetta alla porta. Mi guarda con quegli occhi tristi che non chiedono spiegazioni. Lui non sa niente di regolamenti europei. Sa solo che respira sempre peggio e che si affida a me per avere aiuto.

E qui la storia prenderebbe la piega del solito editoriale sulla burocrazia italiana, se non fosse per un dettaglio clamoroso.

Nelle peregrinazioni notturne da una farmacia all’altra, da un diniego all’altro, da un timbro mancante all’altro, vengo avvicinato più volte da oscure figure che mi offrono droga.

Per strada. Senza ricetta, senza timbro, senza scadenza a cinque giorni. Avrei potuto comprarne chili. Nessuno avrebbe obiettato.

Nessun regolamento europeo. Nessun decreto legislativo. Nessun farmacista a spiegarmi che il dosaggio non corrisponde.

Quel mercato è deregolamentato e funziona perfettamente. Cocaina in crescita, crack in diffusione, droghe sintetiche ordinabili via app come una pizza e consegnate a domicilio in taxi.

Con la Gazzetta Ufficiale, al massimo, ci incartano le dosi.

Nessuno spacciatore pretende una ricetta. Nessuno blocca la vendita perché la bustina è da mezzo grammo anziché da 0,75.

Questo è il Paese in cui viviamo. Uno Stato feroce con chi cerca di curare il proprio cane malato, ma impotente con chi avvelena i nostri figli.

Una macchina normativa capace di inseguire una compressa di antibiotico attraverso tre ricette, due regolamenti e cinque giorni di scadenza, ma incapace di fermare un pusher che opera a venti metri da una farmacia.

Léon, nel frattempo, continua a tossire. Gli passo la mano sul petto enorme che vibra a ogni colpo. E io continuo a cercare qualcuno che mi venda una pillola. Quella legale.

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