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Brindisi e balli dei magistrati vanno oltre numeri e segnano sconfitta

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Brindisi e balli dei magistrati

Rileggere il discorso di Mattarella al suo insediamento

L’infantilismo politico di oggi ci ha in automatico portato ai risultati sul referendum sul nucleare del passato e ai suoi effetti a lungo, ma anche a medio termine devastanti.

Effetti che hanno pesato e che pesano sulla qualità della vita economica e civile di ogni cittadino.

Un’esperienza politica di cui non si è tratta l’opportuna riflessione e capitalizzato un’esperienza.

I trasformisti politici e istituzionali ci hanno sguazzato irresponsabilmente con tutto l’arco delle demagogie possibili e inimmaginabili: pagate con il Green Deal, la delocalizzazione industriale e con la tenuta del welfare.

Oggi, con il risultato del referendum sul tema di una giustizia allo sfascio, l’approccio è lo stesso infantilismo e trasformismo e gli effetti ci presentano il conto nell’immediato: una cosa sono i numeri un’altra sono gli effetti politici sugli schieramenti in campo.

Risultato: i numeri ingessano il cosiddetto gruppo progressista del campo largo – sempre più isolato nel contesto internazionale – con una evidente crisi di leadership visibile e con contenuti acefali già oggi di difficile elencazione.

Resta il campo dei desideri auspicabili. Quindi, il No deve costatare tanto il conteggio dei numeri a favore ma anche una drammatica ed evidente sconfitta politica strategica, perché senza priorità di obbiettivi realistici da perseguire implica una seria mutilazione alla propria credibilità nell’acquisire la dovuta autorevolezza sull’elettorato e sul piano della geopolitica internazionale.

Il centro destra si trova a dover fare i conti con tante improvvisazioni che hanno sottovalutato un modello di comunicazione professionale adeguato al confronto di una consultazione referendaria delicata, come la questione del governo di una giustizia da tempo fuori dai canoni del mondo occidentale e luogo di ogni incursione politico ideologica interna ed esterna.

Le scene sbracate dei giudici a Napoli che cantano Bella Ciao, con fuochi d’artificio, abbracci e brindisi meriterebbero almeno un interdizione a vita nei palazzi dove si amministra la giustizia.

Sono quelle scene che danno lo spessore del l’inconsistenza ragionata dei risultati numerici del No e per assurdo nei fatti dimostra che riporta politicamente la vittoria del Sì, perché apre uno spazio politico più razionale che serve a dare risposte immediate sul campo usando subito lo schema più gesuitico del percorso usato dalla riforma Cartabia.

Il governo Meloni ha un mandato elettorale – cioè una base istituzionale solida – e il risultato referendario serve ed è utile come condizione per cogliere segnali di risveglio dal torpore in cui era andata a collocarsi. Le scelte e l’autorevolezza acquisita in politica estera deve dare una sveglia alla coalizione per il bene di tutti.

La questione della stabilizzazione energetica è un fattore strategico di fondo.

L’Italia non può essere messa ai margini di giochi di vitale importanza produttiva economica e sociale perché la difesa del welfare si attua con il massimo di efficienza anche nei servizi di pubblica utilità a tutti i livelli.

La partita in fondo ha questa posta in gioco e non può essere condizionata da incursioni esterne con giochi sofisticati emotivi gestiti dalla cineseria manipolatori della comunicazione web di TikTok o dalle incursioni della CEI del Cardinale Zuppi.

Poi e molto utile interpretare silenzi e riannodare ricordi e promesse.

Leggere, per comprendere meglio, il discorso di insediamento del secondo mandato di Mattarella del 2022 in Parlamento.

Questo il testo letto a Montecitorio dal Presidente della Repubblica: “Per troppo tempo la magistratura è divenuta un terreno di scontro che ha sovente fatto perdere di vista gli interessi della collettività. Nella salvaguardia dei principi, irrinunziabili, di autonomia e di indipendenza della Magistratura – uno dei cardini della nostra Costituzione – l’ordinamento giudiziario e il sistema di governo autonomo della magistratura devono corrispondere alle pressanti esigenze di efficienza e di credibilità, come richiesto a buon titolo dai cittadini. È indispensabile che le riforme annunciate giungano con immediatezza a compimento affinché il Consiglio superiore della magistratura possa svolgere appieno la funzione che gli è propria, valorizzando le indiscusse alte professionalità su cui la magistratura può contare, superando logiche di appartenenza che, per dettato costituzionale, devono rimanere estranee all’Ordine giudiziario. Occorre per questo che venga recuperato un profondo rigore”.

Lettura che può servire a comprendere come gli auspici su come istituzionalmente si doveva operare sul governo di una giustizia giusta ed equa siano rimasti in troppi casi lettera morta, se non addirittura il luogo dove il trasformismo culturale nella pratica ha fatto premio costante.

Ecco perché i numeri possono dire No, ma la vittoria politica, con un’adeguata strategia che dia forza e priorità a obbiettivi da attuare con un confronto serio e realistico, dia maggiori possibilità di vittoria a chi ha votato Si .

Il trasformismo culturale e politico va smascherato senza pietà.

C’è una doppiezza nel mondo della politica e di conseguenza nel mondo delle istituzioni che rappresenta un cancro da sradicare: il tradimento avviene prevalentemente nella mancanza di un sostegno vitale e trasparente verso il mondo del lavoro che ha bisogno di efficienza nei servizi di pubblica utilità.

La sveglia si dà segnando il risveglio della più grande acciaieria di Taranto con una strategia produttiva vera perché nel mondo c’è uno spasmodico bisogno di acciaio e non come sta facendo il mondo della politica e del sindacato che si limita a mettere al centro Green Deal e cassa integrazione, mentre la manodopera più professionalizzata emigra in altri lidi produttivi.

I giochi politici futuri si faranno sempre più sui temi dell’efficienza tanto nei servizi di pubblica utilità quanto sui temi dello sviluppo produttivo del Paese.

Ecco perché nelle improvvisate e molteplici motivazioni e modalità opportunismo congiunturale dello schieramento del No, come sostiene anche Sergio Ricolfi sul Riformista, certificano solo una “regressione massimalistica”, quindi una sconfitta politica certificata.

 

Autore

  • Pietro Imberti

    Pietro Imberti, sindacalista della UILM (metalmeccanici) di Brescia, Membro della Ceca (Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio) dal 1980 al 1992. Presidente del CREL (Centro Ricerche Economia del Lavoro) della Lombardia. Giornalista, ha contribuito attivamente al dibattito sociopolitico ed economico, firmando interventi e saggi.

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1 commento

  1. Ottima analisi, ma una gran parte degli italiani ragionano col cervello degli slogan invece di usare il proprio, e questo mi fa pensare che non lo abbiano addirittura. Quindi poche speranze 🤬

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