
L’Italia è uscita ufficialmente dalla Via della Seta cinese con una nota consegnata a Pechino nei giorni scorsi. I memorandum firmati da Di Maio con Xi non verranno rinnovati.
La Farnesina, in una nota, ha comunicato all’ambasciata di Pechino che non sarà estesa l’intesa oltre il termine previsto del 22 marzo 2024.
La mossa è stata preceduta, durante l’estate, da una missione in Cina del segretario generale della Farnesina, Riccardo Guariglia, e a seguire dalla visita del ministro degli Esteri, Antonio Tajani. Nei due incontri è stata confermata l’intenzione di coltivare il partenariato strategico tra i due Paesi e sono stati avviati, fra gli altri, i passi preparatori per la visita del capo dello Stato Sergio Mattarella l’anno prossimo in Cina.
No comment di Palazzo Chigi.
Il memorandum con l’Italia – unico Paese del G7 ad aderire – era stato firmato dal primo governo Conte nel 2019. L’esecutivo guidato da Giorgia Meloni doveva decidere se rinnovarlo o meno entro la fine del 2023.
Trasporti, energia, impianti siderurgici, credito, cantieri navali: attraversano tutto il sistema industriale italiano gli accordi commerciali ufficializzati a Villa Madama da Governo Conte.
Il pacchetto comprende 19 intese istituzionali e 10 accordi commerciali.
Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte e il presidente della Repubblica Cinese, Xi Jinping, hanno presenziato alla firma ma non sono stati loro a siglare gli accordi. Nel dettaglio, sono stati materialmente firmati i tre protocolli d’intesa che per l’Italia vedono coinvolto il vicepremier e ministro dello sviluppo economico, Luigi Di Maio.
Si tratta del memorandum di intesa sulla collaborazione nell’ambito della ‘Via delle Seta Economica’ e dell”Iniziativa per una via delle seta marittima del 21° secolo’, del Protocollo d’intesa per la promozione della collaborazione tra start up innovative e tecnologiche e del memorandum d’intesa tra il Mise e il Ministero del commercio cinese sulla cooperazione nel settore del mercato elettronico.
Per le altre intese istituzionali e commerciali è avvenuto simbolicamente uno scambio dei documenti perché gli accordi erano già stati firmati dalle parti coinvolte.
Per il Governo è un traguardo che il vicepremier Luigi Di Maio ha sottolineato citando Trump: “anche noi diciamo Italia First nelle relazioni commerciali”.
Di Maio aveva commentato il fatto l’Italia arrivava prima (e unica) tra i Paesi G7 ad un’intesa con la Cina e rassicurava: “Spiegherò agli americani che non hanno nulla da temere. Se i nostri alleati hanno delle preoccupazioni sul 5G è bene irrobustire la golden power”.
Alla vigilia dell’incontro a Villa Madama imprese e istituzioni, italiane e cinesi, si erano confrontate in un business forum dedicato alle opportunità di partnership per investimenti in Paesi terzi: a Palazzo Barberini 70 aziende italiane e 30 cinesi, duecento gli incontri B2B programmati tra imprese. Nel turismo l’annuncio di accordi del colosso cinese online Ctrip (88 miliardi di dollari di fatturato) con Aeroporti di Roma, Trenitalia, Musei Ferrari. E con il tour operator di stato Cits: voli diretti con Ancona e Bari, intese con Basilicata, Sicilia, Marche, Umbria, Calabria e Aeroporti di Puglia.





