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L’ITALIA E LA ILLEGALITA’ SEMPRE PIU’ DIFFUSA

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di Gianvito Caldararo

Da anni assistiamo al grave fenomeno del continuo affievolimento del tasso di legalità e alla diffusione di comportamento illeciti da parte di certi settori delle istituzioni.  Sono anni che si sono consolidati fenomeni sociali di illegalità e che puntualmente i legislatori puntano a sanare o condonare.  Questa cultura del ”sanare” o del ”condonare” non fa altro che contribuire ad incrementare fenomeni di diffusa illegalità.  

Si diffonde l’abusivismo edilizio ed ecco che giunge il ”condono edilizio”,  ma non il primo ed ultimo definitivo condono,  ma anche altri a distanza di tempo.  Siamo in presenza del grave fenomeno della ”evasione fiscale”,  ed ecco giungere una catena di ”sanatorie fiscali” o di ”condoni tombali”.  Assistiamo alla occupazione abusiva di case popolari o di immobili di proprietà di istituti previdenziali, ed ecco mettere in moto iniziative legislative di sistemazione legale di tali occupazioni.  

Si giunge a giustificare tali comportamenti, che sono penalmente perseguibili, in nome della ”povertà” e dello ”stato di necessità”,  nel mentre gli assegnatari di tali immobili restano in permanente attesa.  A tal proposito, suor Anna Maria Alfieri, ha fatto presente quanto segue: “la povertà non può legittimare la illegalità”.  

Ancora più grave è quanto accaduto e accade tuttora sotto l’aspetto della sicurezza.  Non va dimenticato il caso Sifar del generale Di Lorenzo,  la P2 di Gelli,  i fenomeni mai domati come la mafia,  la camorra e la ‘ndrangheta,  le cosiddette stragi di stato,  il rapimento di Aldo Moro e da ultimo il gravissimo fenomeno di quanto accaduto alla DNA (Direzione Nazionale Antimafia) con gli accessi illegittimi e la sistematica violazione della privacy ad iniziativa del luogotenente della Guardia di Finanza,  Triano,  che ha riguardato migliaia di cittadini con rilevanti ruoli politici e istituzionali.  

Un fenomeno che il Procuratore capo di Perugia, che sta indagando sul fenomeno, ha definito come un vero e proprio ”verminaio”.  

Questo è in una breve sintesi quello che caratterizza il nostro Paese, nel quale da anni assistiamo ad una vera e propria caduta della eticità diffusa a tutti i livelli.  Di fronte ad un avvilente quadro della situazione dell’Italia, nasce spontanea la seguente domanda: l’Italia si salverà? La risposta è che può salvarsi solo se ritorniamo ai tempi allorché erano ben diffusi valori come la moralità, l’eticità e la onestà.  Era la stagione dove la cultura del ”dovere” precedeva quella dei ”diritti”.  

Allora bisogna riscoprire quello che un giovane pugliese, Aldo Moro, indicava, nel lontano 1944,  la strada ad un’Italia distrutta che sperava di uscire dagli orrori della guerra: “Rimettiamoci tutti a fare con semplicità il nostro dovere.  Chi ha da studiare, studi.  Chi ha da insegnare, insegni.  Chi ha da lavorare, lavori.  Chi ha da combattere, combatta.  Chi ha da fare politica attiva, la faccia, con la stessa semplicità di cuore con la quale si fa ogni lavoro quotidiano. Madri e padri attendano ad educare i loro figlioli E nessuno pretenda di fare meglio di questo, perché questo è veramente amare la Patria e l’umanità”.  

Dopo gli anni del ”miracolo economico”,  in presenza del fenomeno delle Brigate rosse e del terrorismo,  ma anche in quella che sarà definita la ”stagione dei diritti”,  sarà lo stesso Aldo Moro,  quale lucido statista,  che indicherà la strada per salvare l’Italia,  affermando: “Questo Paese non si salverà,  la stagione dei diritti e delle libertà si rivelerà effimera,  se in Italia non nascerà un nuovo senso del dovere”.  

Era una dichiarazione in piena armonia con quanto il presidente degli Stati Uniti, John F.  Kennedy, dichiarava il 20 gennaio 1964 nel suo discorso di insediamento: “Non chiedete cosa può fare il vostro paese per voi, chiedete cosa potete fare voi per il vostro paese”.  Ancora più attuale è quello che Sergio Marchionne, amministratore delegato della Fiat, in un discorso del 9 luglio 2013 presso lo stabilimento Sevel di Atessa (CH), affermava: “Oggi viviamo nell’epoca del diritto al posto fisso,  il diritto al salario garantito,  al lavoro sotto casa,  il diritto di urlare e a sfilare,  il diritto a pretendere.  Lasciatemi dire che i diritti sono sacrosanti e vanno tutelati, ma se continuiamo a vivere solo di diritti di diritti moriremo. Questa evoluzione della specie crea una generazione molto più debole di quella precedente, senza il coraggio di lottare ma con la speranza che qualcuno altro faccia qualcosa.  Una specie di attendismo che è perverso ed è involutivo.  Per questo credo che dobbiamo tornare ad un sano senso del dovere, alla consapevolezza che per avere bisogna anche dare.  Bisogna riscoprire il senso e la dignità dell’impegno, il valore del contributo che ognuno può dare al processo di costruzione dell’oggi e soprattutto del domani”.  In altra circostanza, Sergio Marchionne, con coraggio dirà: “Un Paese dove ogni certezza viene messa in dubbio, dove gli accordi si firmano, ma poi si possono anche non rispettare, dove una norma può essere letta in un modo ma anche nel suo contrario,  dove la volontà di una maggioranza è negata da una esigua minoranza. Tutto questo è un caso tristemente unico al mondo ed è un deterrente per chiunque voglia venire a investire in Italia”.  

La situazione non mi pare assolutamente migliorata.  Anzi, siamo in presenza di un peggioramento.  Anche il monito di Craxi, nel famoso discorso del luglio 1992, rimase inascoltato, quando disse: “Su quanto sta accadendo la classe politica ha di che riflettere”.  Craxi, osservava: “C’è un problema di moralizzazione della vita pubblica che deve essere affrontato con serietà e con rigore, senza infingimenti, ipocrisie, ingiustizie, processi sommari e grida spagnolesche.  E’ tornato alla ribalta, in modo devastante, il problema del finanziamento dei Partiti, meglio del finanziamento del sistema politico nel suo complesso, delle sue degenerazioni, degli abusi che si compiono in suo nome,  delle illegalità che si verificano da tempo forse immemorabile.  Bisogna innanzitutto dire la verità delle cose e non nascondersi dietro nobili e altisonanti parole di circostanza che molto spesso e in certi casi hanno tutto il sapore della menzogna”.

Craxi è rimasto inascoltato e dopo oltre trent’anni da quel discorso la situazione è solo peggiorata e di recente sta facendo i conti con il caso Toti, perchè la responsabile e veritiera riflessione di Craxi fu sottovalutata per meschini obiettivi politici di alcune forze politiche.  E l’Italia continua ad essere vittima di intrighi, ricatti, dossier, corruzione, odi e rancori.  Dove la politica non è quella che sosteneva Tina Anselmi, prima donna ministra della Repubblica,  dalla vita trasparente ed esemplare,  la quale sosteneva : “la politica è organizzare la speranza”.

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