
Un carrozzone impotente, costoso e fonte di una costante ipocrisia, in quanto con la facciata della difesa degli interessi umanitari nasconde e ha nascosto politiche di parte, come quella che ha visto l’Unifil, per 18 anni, osservare senza fiatare l’insediamento di Hezbollah nel su del Libano, in una zona che doveva essere smilitarizzata.
Ieri, a riprova di una posizione politica ormai decisamente ipocrita, ancora una volta il segretario generale dell’Onu ha evitato di prendere una chiara posizione sulla vicenda della morte di Sinwar.
Ieri il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha detto: “Yahya Sinwar è morto. È stato ucciso a Rafah dai coraggiosi soldati dell’Israel Defense Forces. Anche se questo non rappresenta la fine della guerra a Gaza, è l’inizio della sua fine”. “Abbiamo messo fine al conto aperto nei confronti di Sinwar, ma la battaglia non è terminata. Noi continueremo con tutte le forze – ha aggiunto Netanyahu – finché gli ostaggi rimasti non saranno riportati a casa. Questa è una promessa. Sinwar ha distrutto le vostre vite e lo ha fatto in diversi modi finché non è stato ucciso. Questa è la fine del potere malvagio rappresentato da Hamas, che non potrà più controllare Gaza”.
A Netanyahu ha fatto eco il capo del Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom), il generale Michael Kurilla, che si è congratulato con Israele per l’uccisione del leader di Hamas Yahya Sinwar e ha avvertito che “coloro che scelgono la strada del terrorismo dovrebbero aspettarsi la stessa sorte di Sinwar”.
Richiamando l’attenzione sugli ostaggi ancora prigionieri a Gaza, tra cui sette cittadini statunitensi, Kurilla ha affermato che il “supporto del Centcom alle Forze di difesa israeliane rimane ferreo”. “Il nostro impegno nel contrastare i terroristi in tutto il Medio Oriente, con alleati e partner- ha aggiunto – continua a essere una priorità assoluta”.
Di ben altro tono le dichiarazioni del socialista Antonio Guterres, segretario generale dell’Onu, il quale ha detto che “gli attacchi contro le forze di pace delle Nazioni Unite sono completamente inaccettabili. Violano le leggi internazionali e possono costituire un crimine di guerra. Nonostante tutte le sfide l’Unifil resta sulle sue posizioni sulla Linea Blu in Libano e sul fronte della pace”.
Riguardo alla morte di Sinwar, Guterres si è sentito rimproverare dal ministro degli Esteri israeliano, Israel Katz : “Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres – ha detto Katz -, non ha accolto con favore l’eliminazione dell’arci-terrorista Yahya Sinwar, così come si è rifiutato di dichiarare Hamas un’organizzazione terroristica dopo il massacro del 7 ottobre. Guterres sta conducendo un’agenda estremamente anti-israeliana e anti-ebraica. Continueremo a designarlo come persona non grata e a impedirgli l’ingresso in Israele”.
Dire che Guterres è persona non gradita è come dire che Israele dell’Onu se ne fa un baffo.
Il fatto è che l’Onu, l’Italia, ma anche Francia e Germania, hanno stretto patti con il terrorismo palestinese in cambio di immunità per i relativi territori.
Come hanno ricordato in questi giorni i quotidiani Italia Oggi e La Verità, in un’intervista rilasciata dall’ex Presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, al quotidiano israeliano Yediot Aharonot il 3 ottobre del 2008, per evitare problemi, l’Italia aveva assunto una linea di condotta (che le permetteva) di non essere disturbata o infastidita.
L’Italia – affermò l’ex Presidente della Repubblica – ha un accordo con Hezbollah per cui le forze Unifil chiudono un occhio sul processo di riarmamento, purché non siano compiuti attentati contro gli uomini del suo contingente.
“Così l’Italia consentì il terrorismo contro gli ebrei”. Questo il titolo dell’intervista
del quotidiano Yediot Ahronot all’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga.
“Fu il momento vergognoso nella storia dell’Italia”, scriveva il quotidiano, secondo cui nell’intervista Cossiga affermava che l’Italia mise, con il Lodo Moro, terroristi palestinesi in condizione di compiere attentati contro ebrei ed israeliani sul proprio territorio, in cambio di un’astensione da qualsiasi azione contro obiettivi italiani.
Nell’articolo Yediot Ahronot ricorda che nell’ottobre 1982 in un attentato palestinese contro fedeli ebrei un bambino rimase ucciso “dopo che gli agenti di protezione erano stati fatti allontanare”. Ricorda inoltre la strage all’aeroporto di Roma, dove ai banchi dell’El Al rimasero uccise 17 persone.
Secondo Cossiga, riferiva Yediot Ahronot, vi sarebbe un’intesa analoga nel Libano del sud fra le forze dell’Unifil e i miliziani di Hezbollah.
L’intervista di Cossiga al corrispondente dall’Italia di Yediot Aharonot Menachem ebbe solo una debole eco sui media italiani.
Parlando al quotidiano israeliano, Cossiga rivelava che sarebbe stato firmato un accordo segreto tra Italia e terrorismo palestinese quando era presidente del Consiglio Aldo Moro; i servizi segreti avrebbero chiuso gli occhi sulle attività logistiche ed economiche dei terroristi in Italia, in cambio di una sorta di immunità dagli attentati, che non preservava però i cittadini ebrei. Infatti, nel 1982 ci fu l’attacco alla Sinagoga di Roma.
In realtà il cosiddetto “Lodo Moro” era noto da tempo, ma nessun politico italiano aveva ammesso con tanta dovizia di particolari la vicenda. Già nell’estate del 2008, alcune esternazioni di Cossiga a proposito della strage di Bologna del 2 agosto 1980 avevano riaperto la vergognosa pagina di “realpolitik all’italiana”, tuttavia l’intervista entra a gamba tesa nell’ipocrisia italiana.
“Vi abbiamo venduti”, ha dichiarato infatti Cossiga. “Lo chiamavano ‘Accordo Moro’ e la formula era semplice: l’Italia non si intromette negli affari dei palestinesi, che in cambio non toccano obiettivi italiani”. Ma gli ebrei erano esclusi dall’equazione. Cossiga ha anche dichiarato che oggi la situazione è per certi versi analoga: “C’è un accordo con Hezbollah in Libano”. Menachem Gantz riferisce che in casa di Francesco Cossiga, nel cuore del quartiere Prati di Roma, sventolano l’una accanto all’altra tre bandiere: quella dell’Italia, quella della Regione Sardegna e quella di Israele. Ma, nota il corrispondente “Non sempre l’ex presidente della Repubblica italiana è stato un amante di Sion. Negli anni Cinquanta, fu lui a fondare l’Associazione Italia – Palestina. Poi, quando era presidente del Senato, ha persino dato, nel suo Gabinetto, asilo ad Arafat quando era stato emesso un mandato di cattura nei suoi confronti. Ma oggi, a ottant’anni, Cossiga ama Israele”.
Gantz ha chiesto a Cossiga: “Se l’Italia aveva ottenuto l’immunità dal terrorismo palestinese, come mai ebbero luogo nel Paese attentati sanguinosi contro obiettivi ebraici?”. La risposta: “In cambio di ‘mano libera’ in Italia, i palestinesi hanno assicurato la sicurezza del nostro Stato e l’immunità di obiettivi italiani al di fuori del Paese da attentati terroristici, fin tanto che tali obiettivi non collaborassero con il sionismo e con lo Stato d’Israele”. Gli ebrei, ovviamente, sono stati considerati “fiancheggiatori dei sionisti”, quindi esclusi dall’immunità.
“Per evitare problemi, l’Italia assumeva una linea di condotta tale da non essere disturbata o infastidita”, continua Cossiga nell’intervista del 2008. “Poiché gli arabi erano in grado di disturbare l’Italia più degli americani, l’Italia si arrese ai primi. Posso dire con certezza che anche oggi esiste una simile politica. L’Italia ha un accordo con Hezbollah in Libano per cui le forze UNIFIL chiudono un occhio sul processo di riarmo, purché non siano compiuti attentati contro gli uomini del suo contingente”.
I rapporti complessi con il meccanismo del terrorismo palestinese, Francesco Cossiga li ha conosciuti per la prima volta alla sua nomina a ministro dell’Interno nel 1976. “Già allora”, continua nella sua intervista a Yediot Aharonot, “mi fecero sapere che gli uomini dell’OLP tenevano armi nei propri appartamenti ed erano protetti da immunità diplomatica. Mi dissero di non preoccuparmi, ma io riuscii a convincerli a rinunciare all’artiglieria pesante ed accontentarsi di armi leggere”.
Più tardi, quando era presidente del Consiglio nel 1979-1980, gli divenne sempre più evidente il fatto che esistesse un accordo chiaro tra le parti. “Durante il mio mandato, una pattuglia della polizia aveva fermato un camion nei pressi di Orte per un consueto controllo”, racconta. “I poliziotti rimasero sbigottiti nel trovare un missile terra-aria, che aveva raggiunto il territorio italiano via mare”. Nel giro di alcuni giorni, racconta Cossiga, una sua fonte personale all’interno del SISMI passò al segretario del governo informazioni in base alle quali il missile andava restituito ai palestinesi. “In un telegramma arrivato da Beirut era scritto che secondo l’accordo, il missile non era destinato ad un attentato in Italia, e a me fu chiesto di restituirlo e liberare gli arrestati”. Cossiga stesso, va sottolineato, non era stato mai ufficialmente informato dell’esistenza di questo telegramma. Se non fosse stato per la sua fonte nel SISMI, non sarebbe stato consapevole di tutta questa storia. “Col tempo cominciai a chiedermi che cosa potesse essere questo accordo di cui si parlava nel telegramma. Tutti i miei tentativi di indagare presso i Servizi e presso diplomatici si sono sempre imbattuti in un silenzio tuonante. Fatto sta che Aldo Moro era un mito nell’ambito dei Servizi Segreti”.
Cossiga nell’intervista sostiene che la politica di altri Paesi europei era analoga: “La Germania ha liberato il commando dei terroristi che uccisero gli atleti a Monaco di Baviera, e anche la Francia si è comportata in modo simile. Questa era la politica europea. Tranne gli inglesi, ovviamente”.
Il magistrato Rosario Priore, membro della Corte di Cassazione di Roma, conferma le dichiarazioni di Cossiga: “L’Accordo Moro è esistito per anni”, ha dichiarato, “l’OLP aveva in territorio italiano uomini, basi ed armi”. Quello che oggi preoccupa di più è la certezza di Cossiga sul fatto che l’Italia abbia un accordo con Hezbollah, che ne consente il riarmo.
L’Onu che, come si vede, è ormai un carrozzone impotente e fonte di politiche ipocrite, costa una barca di quattrini agli Stati e, conseguentemente, ai contribuenti.
L’Onu, a dire il vero, non è stata messa in un angolo solo ora da Israele. Nel recente passato è stata attaccata dal presidente ucraino Volodymyr Zelenskyj per la sua inattività nella guerra della Russia contro l’Ucraina. E, con esattamente le stesse motivazioni, è stata criticata da Papa Francesco.
I’Onu, dunque, è ampiamente ritenuto impotente e inutile Il suo ruolo di stanza di compensazione dei conflitti tra gli Stati membri sembra del tutto evaporato.
Carrozzone inutile, l’Onu però costa e parecchio.
Tutti gli stati membri Onu sono tenuti a versare una quota per sostenerne i costi. In parte si tratta di versamenti obbligatori e in parte volontari. Gli Usa, in qualità di membro fondatore dell’Onu e suo quartier generale, sono il Paese che ogni anno versa più soldi nelle casse delle Nazioni Unite tra tutti i stati membri Onu. Nel 2020 gli Usa hanno messo nelle casse dell’Onu 11,6 miliardi di dollari che ne fanno il primo contributore.
Complessivamente nel 2020 l’Onu ha ricevuto un contributo di 62.599.286.704 miliardi di dollari versato da 153 Stati membri su 193.
Dal 2010 al 2020 l’Onu ha incassato 540.400.694.683 miliardi di dollari ovvero, in media, 54 miliardi di dollari ogni anno.
Nel 2020 la Repubblica Popolare ha pagato il 14% del budget per l’Organizzazione diventando così il secondo maggior contributore dietro gli Stati Uniti.
Dal 2013, i contributi della Cina alle operazioni di mantenimento della pace sono quasi triplicati e il Paese fornisce più personale di qualsiasi altro membro permanente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.
Oltre al mantenimento della pace, i contributi della Cina all’Onu sono stati in gran parte concentrati nelle agenzie di sviluppo, in particolare il programma di sviluppo delle Nazioni Unite e il fondo fiduciario per la pace e lo sviluppo. Inoltre, i cittadini cinesi hanno assunto posizioni di leadership nelle agenzie delle Nazioni Unite. Ad aprile 2020, sette dei massimi dirigenti delle Nazioni Unite erano cittadini cinesi rispetto a ventisei cittadini statunitensi.
L’Italia nel 2021 ha contribuito con 95.656.930 milioni di dollari. Nella top10 degli Stati membri che versano più soldi all’Onu l’Italia è settima. Pagano più di noi Francia, Inghilterra e Germania e il Giappone, che viene subito dopo la Cina.
La missione permanente dell’ Iran alle Nazioni Unite, in un post su X, ha affermato che lo “spirito della resistenza sarà rinforzato” dopo il “martirio” del leader di Hamas Yahya Sinwar”, il quale “sarà un modello per i giovani e i bambini che seguiranno la sua strada per la liberazione della Palestina. Finchè esisteranno occupazione e aggressione, la resistenza durerà, perché il martire rimane vivo e diventa fonte di ispirazione”.
Che l’Iran sia la testa del serpente è sempre più evidente.
Anche Hezbollah ieri ha annunciato “una transizione verso una nuova fase di escalation nel confronto con il nemico israeliano, che si rifletterà negli sviluppi e negli eventi dei prossimi giorni”. La formazione di stanza nel Sud-Est del Libano afferma di aver utilizzato per la prima volta missili a guida di precisione contro le truppe israeliane. In un comunicato dell’Idf di ieri si afferma che “nelle 24 ore appena trascorse, l’aeronautica militare ha attaccato circa 150 obiettivi a Gaza, nel cuore del Libano e a sostegno delle operazioni di terra, che hanno permesso di distruggere depositi di armi, fosse di lancio, posizioni di cecchini d’élite e di osservazione e terroristi presenti nell’area”. Viene inoltre sottolineato che in particolare l’aviazione ha condotto un raid mirato “contro Muhammad Hassin Ramal, comandante di Hezbollah.
In un altro comunicato stampa, l’esercito israeliano afferma inoltre che, in seguito a una serie di allarmi aerei scattati questa mattina nel nord di dello Stato ebraico, “sono stati rilevati una quindicina di lanci provenienti dal Libano” e di averne intercettati solo “alcuni”.
L’esercito israeliano afferma di aver schierato una brigata aggiuntiva al confine con il Libano.
L’esercito israeliano ha inoltre chiesto ai residenti di 23 villaggi nel sud del Libano di evacuare a decine di chilometri verso nord, oltre il fiume Awali, che scorre dalla valle della Bekaa nel Mediterraneo, mentre intensifica la sua attacchi nella regione.
Lo riporta il Guardian.
In un post su X, il portavoce arabo dell’esercito israeliano Avichay Adraee ha affermato che ai residenti è “proibito andare a sud” e che farlo “potrebbe essere pericoloso per la vita”. “Chiunque si trovi vicino a elementi, strutture o armi di Hezbollah – si legge nel post – sta mettendo a rischio la sua vita”.





