
Fino a ché le guerre erano lontane ci siamo illusi che l’Onu potesse avere voce in capitolo, anche se non è mai stato così.
L’Onu ha prodotto una marea di chiacchiere, una montagna di documenti, una selva di organizzazioni, ma nei rapporti di forza reali ha contato ben poco o quasi nulla.
Ora che le guerre si stanno di nuovo avvicinando, ci rendiamo conto che il carrozzone ospitato dal Palazzo di vetro non conta nulla e, anzi, produce guai, in quanto, di fatto, legittima azioni che vanno contro l’interesse di popoli e delle nazioni.
L’esempio dell’Oms è eclatante, dal momento che l’Organizzazione mondiale della sanità è sostanzialmente guidata dagli interessi delle multinazionali del farmaco e da Bill Gates.
L’esempio dell’Ucraina è altrettanto probante. La guerra è arrivata, si sta svolgendo e questo in barba all’Onu e a tutte le sue determinazioni e raccomandazioni.
Ora, di fronte all’esplodere della guerra tra Israele e Hamas, addirittura l’Onu viene delegittimato da Israele che mette le mani avanti dicendo, sostanzialmente, che chi governerà Gaza dovrà essere controllato non da un baraccone impotente, ma da chi sia in grado davvero di controllare.
La questione non è nuova.
Siamo nel 1932 e Einstein, per conto della Società delle Nazioni (la mamma dell’Onu), fondata nel 1919, dopo la prima guerra mondiale, è chiamato ad invitare una persona con la quale discutere di un tema. Einstein sceglie Freud al quale pone il quesito: “C’è un modo per liberare gli uomini dalla fatalità della guerra?”.
Nella lettera a Freud Einstein auspica che “gli Stati creino un’autorità legislativa e giudiziaria col mandato di comporre tutti i conflitti che sorgano tra loro. Ogni Stato si assuma l’obbligo di rispettare i decreti di questa autorità, di invocarne la decisione in ogni disputa, di accettarne senza riserve il giudizio e di attuare tutti i provvedimenti che essa ritenesse necessari per far applicare le proprie ingiunzioni”.
Pura utopia.
Non a caso, realisticamente, Einstein si rende conto che l’operazione non è semplice. “Qui – dice – s’incontra la prima difficoltà: un tribunale è un’istituzione umana che, quanto meno è in grado di far rispettare le proprie decisioni, tanto più soccombe alle pressioni stragiudiziali. Vi è qui una realtà da cui non possiamo prescindere: diritto e forza sono inscindibili, e le decisioni del diritto s’avvicinano alla giustizia, cui aspira quella comunità nel cui nome e interesse vengono pronunciate le sentenze, solo nella misura in cui tale comunità ha il potere effettivo di impone il rispetto del proprio ideale legalitario. Oggi siamo però lontanissimi dal possedere una organizzazione sovrannazionale che possa emettere verdetti di autorità incontestata e imporre con la forza di sottomettersi all’esecuzione delle sue sentenze. Giungo così al mio primo assioma: la ricerca della sicurezza internazionale implica che ogni Stato rinunci incondizionatamente a una parte della sua libertà d’azione, vale a dire alla sua sovranità, ed è assolutamente chiaro che non v’è altra strada per arrivare a siffatta sicurezza. L’insuccesso, nonostante tutto, dei tentativi intesi nell’ultimo decennio a realizzare questa meta ci fa concludere senz’ombra di dubbio che qui operano forti fattori psicologici che paralizzano gli sforzi”.
Ecco il punto: diritto e forza sono inscindibili e la Società delle Nazioni allora e l’Onu oggi non hanno avuto e non hanno alcuna reale forza. Non solo, ma l’Onu vive di veti, posti dalle potenze maggiori sulle questioni più importanti. Chi vive di veti conta assolutamente niente.
Freud, rispondendo alla lettera di Einstein scrive. “Lei comincia con il rapporto tra diritto e forza. È certamente il punto di partenza giusto per la nostra indagine. Posso sostituire la parola “forza” con la parola più incisiva e più dura “violenza”? Diritto e violenza sono per noi oggi termini opposti. È facile mostrare che l’uno si è sviluppato dall’altro e, se risaliamo ai primordi della vita umana per verificare come ciò sia da principio accaduto, la soluzione del problema ci appare senza difficoltà. Mi scusi se nel seguito parlo di ciò che è universalmente noto come se fosse nuovo; la concatenazione dell’insieme mi obbliga a farlo. I conflitti d’interesse tra gli uomini sono dunque in linea di principio decisi mediante l’uso della violenza”.
Fatte queste considerazioni e giunto alla questione di un possibile organismo sovranazionale, Freud scrive: “Una prevenzione sicura della guerra è possibile solo se gli uomini si accordano per costituire un’autorità centrale, al cui verdetto vengano deferiti tutti i conflitti di interessi. Sono qui chiaramente racchiuse due esigenze diverse: quella di creare una simile Corte suprema, e quella di assicurarle il potere che le abbisogna. La prima senza la seconda non gioverebbe a nulla. Ora la Società delle Nazioni è stata concepita come suprema potestà del genere, ma la seconda condizione non è stata adempiuta; la Società delle Nazioni non dispone di forza propria e può averne una solo se i membri della nuova associazione – i singoli Stati – gliela concedono. Tuttavia per il momento ci sono scarse probabilità che ciò avvenga”.
Siamo nelle stesse condizioni di allora. La questione che si pone è la medesima.
In un nuovo assetto che si annuncia e che non potrà essere uguale a quello precedente (l’attuale è caos) non possono funzionare i carrozzoni usciti dalla seconda guerra mondiale.
E, forse, la doppia esperienza della Società delle Nazioni e dell’Onu suggerisce di non montare altri carrozzoni, ma di affidarsi a incontri periodici tra le nazioni, tra gli Stati, togliendo di mezzo le organizzazioni non governative e tutte le superfetazioni sedicenti umanitarie che nascondono solo interessi di parte.
Si deve tornare alla politica e alla diplomazia, liberando il campo dalla burocrazia, dagli ottimati, dai consulenti, dai camerieri e dai carrozzoni.





