Rimbocchiamoci le maniche contro la crisi
Qualcuno, giustamente, ironizza sul fatto che noi parliamo di Garlasco e Minetti (e magari anche della “famiglia nel bosco”) mentre tutto il resto del mondo si interroga su Hormuz e Iran.
La spiegazione, per me, è semplice: noi abbiamo deciso che Trump e Netanyahu sono pazzi, omicidi e che dunque fanno ribrezzo.
Avendo espresso questo giudizio morale (non vi è dubbio: serio) la cosa però finisce là. Discutere di cosa sta accadendo, e perché, lo rimandiamo ad un eterno “poi”. E, dunque, spazio ai gossip.
In verità, io credo che vi siano problemi gravissimi che, sonnecchiando per almeno due decenni, abbiamo lasciato che si incancrenissero e che ora sono stati portati alla luce dalle persone più sbagliate, con le modalità più sbagliate per essere gestite nel modo più sbagliato. Il che non toglie che i problemi non possono più essere messi in un cantuccio e nuovamente dimenticati.
La presenza di Russia e Cina nell’area che, ancora per molti anni, sarà decisiva per le economie del mondo appare ogni ora che passa più chiara. La logica cinese di non sparare un colpo ma di farlo sparare – in termini figurati ma anche reali – da Paesi amici (e resi “stretti amici”!!!) è resa chiara da quello che accade.
L’Iran, che ha finanziato gruppi che l’intero occidente dichiara terroristici, si serve di essi per difendersi dalla reazione di emirati e Israele, che sta colpendo perché espressione e basi dell’Occidente. E prova a mettere sotto ricatto tutto il mondo non allineato ai suoi “dante causa”.
La presenza russa e quella cinese nel Mediterraneo, gli aiuti che sono dati e che si stanno dando agli iraniani con l’utilizzo delle armi informatiche e satellitari – i moderni veri mezzi di guerra – dice che questa in corso non è solo belligeranza politica, non è solo presenza di controllo di territori, non è solo base territoriale per procedere a nuove “acquisizioni” in Medio Oriente ed in Africa.
È la rappresentazione di un atto – forse quello centrale della trama – dell’intera tragedia del controllo economico del mondo e della sua spartizione.
Non credo che la guerra risolva nulla. Al di là di giudizi morali, tante esperienze già vissute dicono che è difficile sconfiggere militarmente un Paese che può essere rifornito all’infinito di risorse belliche. A meno di annientarlo. E che, se anche sconfitto, dà luogo alla successiva più sporca delle guerriglie – quella che utilizza scudi umani – che può durare per anni.
Ma non credo neanche che si possa sottovalutare cosa significherebbe mantenere Hormuz in mano a Iraniani ed alleati; lasciarli liberi di decidere chi, come, quando, cosa far passare ed a quale prezzo; dotare quel Paese di arma atomica; accettare che l’espansione dei BRICS++ avvenga sui mercati e sulle economie locali in forme asfissianti. Un istante dopo il crollo della possibilità di vivere, viene il crollo della democrazia.
Se qualcuno, finalmente, abbandona l’ossessione contro Meloni e la sua politica economica e guarda ai dati che si stanno addensando, lo vedrà chiaro: per l’Europa e per l’Italia. Si va preparando una crisi che potrebbe essere peggiore di ogni altra dal ‘900 in poi.
“La crisi può sconvolgere le nostre economie”, dice l’Eurogruppo. Bugia: le sta già sconvolgendo.
Questo è ciò che abbiamo di fronte. La guerra di Trump non è la nostra guerra. Quella di Netanyahu neanche. Ma quella sotterranea che le ha originate non può dirsi non nostra. Lo è, ci piaccia o no.
Smettiamola di fare solo anatemi e scomuniche, già fatti e – per carità – tutti validi, e andiamo oltre: discutiamo di cosa fare senza guerre ma senza accettare un destino che altrimenti sarebbe segnato.


Giuseppe Augieri, laureato in Economia e Commercio, Master alla SdA Bocconi, ha seguito corsi di alta formazione in statistica ed econometria. Progettista impianti, impiegato tecnico ENEL, Segretario Generale UIL – Energia, proprietario ed editore del giornale della Federazione, team leader dello start-up della società ENEL di formazione. Già Responsabile di analisi e controllo gestione di un'importante azienda e amministratore delegato di una sua costola internazionale.


