Negli ultimi anni il controllo delle fake news è emerso come una delle sfide più urgenti nel panorama delle comunicazioni digitali. Con la crescente diffusione di informazioni attraverso i media e i social media, il contrasto alla disinformazione è diventato cruciale per preservare la fiducia del pubblico e garantire un dibattito informato.
Uno dei maggiori problemi consiste nella diffusione accelerata di notizie tramite i social media; le piattaforme social hanno rivoluzionato la diffusione delle notizie, ma allo stesso tempo, hanno aperto la porta a una rapida diffusione di informazioni distorte o false. La velocità con cui le notizie si propagano può superare di gran lunga la capacità di verifica, contribuendo alla diffusione incontrollata di fake news.
Vi è anche il ruolo dei giornalisti, gli operatori dei media tradizionali e online devono assumersi la responsabilità di verificare accuratamente le informazioni prima di pubblicarle. Inoltre, è essenziale educare il pubblico a valutare criticamente le fonti e a comprendere la differenza tra notizie verificate e contenuti manipolati.
Uno dei temi più dibattuti è quello della collaborazione tra piattaforme digitali e autorità governative che può rivelarsi efficace nel contrastare la disinformazione. La condivisione di informazioni e l’implementazione di politiche chiare sulla gestione delle fake news possono contribuire a limitare la diffusione di contenuti dannosi.
Questa lunga premessa per dire che il problema della disinformazione, della propaganda politica fondata su narrazioni create ad arte e delle fake news, non è cosa di oggi e anche in Italia le forze politiche da alcuni anni sollecitano interventi anche legislativi, almeno per tenere sotto controllo il problema.
Tra quelle più attive vi è certamente il Partito Democratico, basta fare una ricerca in Rete per ricostruire le azioni che quel partito ha condotto anche a livello mediatico per denunciare il problema della informazione distorta fino alle famigerate fake news. Ovviamente, ma non è una colpa, si sono allarmati quando la presunta disinformazione andava a danneggiare la loro immagine ed azione politica.
Faccio qualche esempio; ad aprile 2020 Pd e M5s chiedono misure contro le “fake news sanitarie”, siamo nel pieno della esplosione pandemica e sui social si scatena la polemica contro il Governo Conte che prima minimizza il pericolo Covid e invita gli italiani ad abbracciare un cinese e poi decreta lo stato di emergenza e li chiude in casa con il tristemente noto lockdown.
Normale che in una situazione del genere si moltiplichino le notizie o presunte tali che corrono velocemente sui social. I fatti dimostreranno che sulla vicenda pandemica le fake news sono state originate anche in ambito governativo, rimane storica la dichiarazione in Tv del Premier Draghi “Se non ti vaccini ti ammali e muori e col greenpass sei sicuro di trovarti tra persone sane” !! La realtà purtroppo fu molto diversa.
Ma cambiamo argomento e troviamo altre prese di posizione del Pd, ecco un titolo da Repubblica di Agosto 2018: Il Pd contro le fake news: aperto un Google doc per raccogliere le segnalazioni. “È ora di dire basta”. Il sommario recita: Dopo gli attacchi al Pd nei giorni del crollo di Genova, l’iniziativa dem per scongiurare il dilagare di troll in rete: “Gli utenti che possiedono un account Gmail possono segnalare pagine, post e link che contengono falsità”. Orfini: “Non risolveremo il problema, ma iniziamo a combatterlo. Salvini e Di Maio hanno oltrepassato il limite” .
Andiamo a ritroso, siamo nel 2017 ed ecco i Democratici ancora alle prese con la lotta alla disinformazione; un titolo da Corcom.it, il quotidiano online dell’economia digitale e dell’innovazione: Fake news, proposta Zanda-Filippin: “Più obblighi in capo ai social”. I due senatori al lavoro su un insieme di “norme generali in materia di social network per il contrasto alla diffusione su Internet di contenuti illeciti e fake news”. Si punta a una “autoregolamentazione e controllo dei contenuti veicolati dalle piattaforme”, previste sanzioni in caso di mancata osservanza.
Il Pd quindi da tempo chiede strumenti di controllo e verifica delle notizie. Torniamo ai giorni nostri dove Repubblica pubblica delle presunte dichiarazioni dell’On. Federico Mollicone di Fratelli d’Italia e Presidente della VII Commissione della Camera dei Deputati, competente anche in materia di Editoria. Il titolo è eclatante: FdI vuole un altro bavaglio: “Notizie certificate per legge” – Proposta di Mollicone, presidente della commissione Cultura: “Basta fake news contro di noi”. E lancia la riforma dell’editoria: “Difendere attendibilità delle fonti e veridicità delle informazioni”.
Apriti cielo, il Pd e l’opposizione in generale gridano al golpe contro l’informazione libera e addirittura viene presentata una interrogazione in sede UE sulla presunta riforma dell’Editoria alla quale avrebbe fatto cenno l’On. Mollicone. A parte il fatto che fare una interrogazione su una riforma che non c’è neanche in bozza è propaganda ma niente di realmente utile ai cittadini italiani, viene quasi da dire che a sinistra si usano le fake news al quadrato!
E’ subito arrivata la smentita dell’On. Mollicone che ha dichiarato: “Nessun bavaglio per nessuno. La libertà di stampa è sacra, la abbiamo sempre difesa, e continuerà ad esserlo”. Poi ha attaccato il giornale romano: “Il titolo di Repubblica e alcuni incisi non presenti nel testo originale dell’intervista inquietano e dimostrano quello che ho denunciato, ovvero la criminalizzazione di ogni opinione da parte di alcuni giornali”.
Ha inoltre chiarito: “Tranquillizzo i miei colleghi dell’opposizione: nessun bavaglio per nessuno. La libertà di stampa è sacra, la abbiamo sempre difesa, e continuerà a esserlo. Della riforma della editoria si parla da anni, compresa la riforma del Fondo per il pluralismo, e tutti la invocano. L’idea è quella che, dal confronto con le categorie dei giornalisti e degli editori, possa partire dal Parlamento, proprio per essere frutto di confronto con tutte le forze politiche di maggioranza e opposizione. Esattamente il contrario di quello che ha prospettato Repubblica con quel titolo”.
Ognuno giudichi come meglio crede la vicenda e le parole dell’On. Mollicone, noto per fare il suo dovere con passione, competenza e anche col giusto rispetto verso l’avversario politico, ma onestamente vedere il maggior partito di opposizione che pur di attaccare la maggioranza contraddice se stesso su un tema così importante come l’informazione, non depone a vantaggio di quel partito e non produce nulla di utile ai cittadini italiani, immersi in una infosfera nella quale è difficile distinguere notizie da fake news.
Sintetizzando quanto esposto abbiamo il Pd che per anni chiede norme per il controllo su quanto viene pubblicato e poi urla allo scandalo se il partito di maggioranza attuale propone una riforma dell’editoria. Insomma, la riforma è mia e la gestisco io!
Nella prima Repubblica non c’erano gli spin doctor e non c’erano i social, si usava il “politichese” e la gente non capiva quasi nulla dei discorsi dei politici ma c’erano i valori e le ideologie che portavano alle urne i cittadini.
Oggi osservando da lettore la comunicazione politica sui media tradizionali e sui social, mi sento di dire che l’unico partito politico che ancora offre alla gente ideali e valori è proprio Fratelli d’Italia che infatti riscuote il consenso maggiore, pur governando in un contesto difficilissimo. Per il bene della nostra Nazione sarebbe però importante che anche l’opposizione offrisse proposte e soluzioni ai problemi dei cittadini senza limitarsi al rumoroso chiacchiericcio da social, trasformando in “notizia” persino la richiesta del Presidente del Consiglio di poter interrompere, per pochi minuti, la conferenza stampa per poter andare in bagno! L’opposizione ha un ruolo fondamentale in una democrazia parlamentare che andrebbe agito con responsabilità e senso dello Stato offrendo soluzioni e non demagogia e propaganda di basso livello.
Per quanto riguarda la riforma dell’Editoria credo convenga a tutti dai giornalisti ai lettori, per i giornalisti ci potrebbe essere l’opportunità di vedere riqualificato e rivalutato un lavoro prezioso ridotto negli ultimi anni ad attività di copia e incolla dal Web e ulteriormente deprezzato dall’ingresso sulla scena dei sistemi di intelligenza artificiale e suoi prodotti come la nota ChatGPT.
Ben venga quindi l’auspicata riforma citata dall’On. Mollicone anche se, come sempre, la differenza la fanno gli uomini, in questo caso i giornalisti che a poco possono aspirare se insistono a proporre in modo ossessivo compulsivo notizie su Giambruno, i cimeli storici del Presidente del Senato e il gatto di Giorgia Meloni che, purtroppo per loro, non è neanche nero ma grigio!
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