
di Sergio Restelli
L’evoluzione dell’intelligenza artificiale ha generato un dibattito sull’impatto sul sistema delle pensioni, focalizzandosi non solo sulla potenziale distruzione e sostituzione dei posti di lavoro, ma principalmente sugli effetti indiretti sul gettito fiscale e sul sistema pensionistico stesso. In Italia, i contributi sociali rappresentano un pilastro fondamentale per sostenere il sistema pensionistico, con oltre 250 miliardi di euro raccolti ogni anno. L’eventuale diminuzione dei lavoratori a causa dell’intelligenza artificiale potrebbe quindi influenzare negativamente le entrate pubbliche e aumentare le spese di assistenza.
Considerando che l’Italia è tra i Paesi europei con la popolazione più anziana, è evidente che la diminuzione della forza lavoro causata dall’intelligenza artificiale potrebbe mettere a rischio l’equilibrio dei sistemi fiscali nazionali. Questo scenario suggerisce che, piuttosto che temere una rivolta dei robot, è più probabile affrontare una competizione sleale nel mercato del lavoro, con conseguenze che potrebbero non essere così distanti da quelle immaginate nella narrativa di fantascienza del passato.
Al fine di affrontare queste sfide in modo efficace, vi è la necessità di una collaborazione internazionale volta a sviluppare strumenti fiscali innovativi e a rivedere i programmi scolastici per preparare le nuove generazioni alle nuove professioni legate all’intelligenza artificiale. Inoltre, tassare i robot o il loro utilizzo potrebbe non essere sufficiente a compensare la diminuzione delle entrate fiscali dovuta alla riduzione dei lavoratori. In definitiva, l’adozione di misure preventive e una pianificazione attenta possono contribuire a sfruttare al meglio le potenzialità dell’intelligenza artificiale, proteggendo contemporaneamente il sistema pensionistico e l’equilibrio fiscale.





