Home Politica L’EUROPA È UNA DITTATURA STALINISTA. LA NATO CHE DICE?

L’EUROPA È UNA DITTATURA STALINISTA. LA NATO CHE DICE?

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In Germania viene reso pubblico un documento dei servizi segreti nel quale è affermato che Afd, il partito di destra, votato da un quarto dei tedeschi, è pericoloso e incostituzionale. La conseguenza è che dovrebbe essere escluso dalle prossime elezioni.

Voti tedeschi

In Romania si è bloccata l’elezione del presidente non gradito all’Unione Europea e in Francia alla Le Pen è stato impedito di partecipare alla corsa per l’Eliseo.

Ora arriva il carico da novanta, con la Germania del V Reich democristiano e socialista che instaura la dittatura stalinista in modo aperto.

Sarebbe interessante capire quale credibilità hanno i servizi segreti tedeschi, considerando che sono stati infiltrati da ex nazisti fin dalla loro origine.

Dopo la sconfitta della Germania nazista nel 1945, molti ex membri del regime, inclusi ufficiali delle SS, della Gestapo e dell’Abwehr (il servizio di intelligence militare tedesco), trovarono un nuovo ruolo nei servizi segreti della Germania Ovest, spesso con il tacito consenso o il supporto attivo delle potenze occidentali, in particolare degli Stati Uniti.

Un caso emblematico è quello dell’Organizzazione Gehlen, fondata da Reinhard Gehlen, ex generale della Wehrmacht che durante la guerra aveva diretto il Fremde Heere Ost (FHO), il reparto di intelligence sul fronte orientale. Dopo la resa tedesca, Gehlen si offrì di collaborare con gli americani, portando con sé una rete di contatti e informazioni preziose sull’Unione Sovietica. Gli Stati Uniti, ansiosi di contrastare la crescente influenza sovietica, accettarono la proposta. L’Organizzazione Gehlen, operativa dal 1946, reclutò numerosi ex nazisti, inclusi membri dell’SD (Sicherheitsdienst, il servizio segreto delle SS) e della Gestapo, spesso ignorando il loro passato criminale.

Nel 1956, questa struttura divenne il Bundesnachrichtendienst (BND), il servizio di intelligence della Germania Ovest.

Il reclutamento di ex nazisti non fu casuale: si basava sulla loro esperienza e sulla loro conoscenza del nemico sovietico, considerate risorse strategiche in un contesto di realpolitik. Tuttavia, questo approccio sollevò problemi. Molti di questi individui avevano partecipato attivamente a crimini di guerra, come il massacro di civili o la persecuzione degli ebrei, ma le loro competenze li resero “utili” agli occhi degli Alleati occidentali. Ad esempio, figure come Willi Helmut Schreiber, coinvolto nel massacro di Oradour-sur-Glane del 1944, lavorarono per il BND negli anni successivi alla guerra.

La presenza di ex nazisti nei servizi segreti tedeschi non si limitò alla Germania Ovest. Anche la Stasi, il servizio di sicurezza della Germania Est, utilizzò ex membri del regime nazista, sebbene in misura minore e con motivazioni diverse, spesso legate al controllo interno e alla repressione degli oppositori politici. Tuttavia, il caso della Germania Ovest è più noto per l’ampiezza e la sistematicità del fenomeno.

Questo capitolo della storia tedesca è stato a lungo oggetto di dibattito e revisioni storiche. Studi recenti, basati su documenti desecretati, hanno evidenziato come la reintegrazione di ex nazisti non fosse solo una questione di pragmatismo, ma anche un fallimento morale e strategico: molti di questi individui, essendo ricattabili per il loro passato, divennero vulnerabili alla penetrazione sovietica, compromettendo l’efficacia del BND. In definitiva, la presenza di nazisti nei servizi segreti tedeschi riflette le tensioni e le contraddizioni di un’epoca in cui la lotta al comunismo prevalse spesso sulla giustizia per i crimini del passato.

Un esempio di inserimento di nazisti nei ranghi dei servizi tedeschi è quello di Paul Dickopf (1910-1973), noto per il suo ruolo nei servizi segreti durante e dopo la Seconda guerra mondiale. Nato a Mühlheim, in Germania, Dickopf si unì al Partito Nazista (NSDAP) nel 1937 e successivamente entrò nelle SS, l’organizzazione paramilitare di élite del regime nazista. Durante il conflitto, lavorò per il Sicherheitsdienst (SD), il servizio di intelligence delle SS guidato da Reinhard Heydrich, dove fu coinvolto in attività di spionaggio e controspionaggio.

La sua carriera prese una svolta significativa dopo la guerra. Nonostante il suo passato nazista, Dickopf riuscì a reinventarsi nel contesto della Germania Ovest del dopoguerra. Negli anni ’50, entrò a far parte del Bundeskriminalamt (BKA), l’Ufficio Federale di Polizia Criminale tedesco, e ne divenne presidente dal 1965 al 1971. Questo ruolo lo rese una figura chiave nella sicurezza della Repubblica Federale Tedesca durante un periodo di tensioni legate alla Guerra Fredda e al terrorismo interno, come l’emergere della Rote Armee Fraktion (RAF).

Il caso di Dickopf è emblematico di una tendenza più ampia: molti ex nazisti trovarono impiego nei servizi di sicurezza e intelligence della Germania Ovest, spesso grazie alla loro esperienza e alla necessità di contrastare la minaccia sovietica. La sua ascesa al vertice del BKA sollevò critiche e interrogativi sulla “denazificazione” incompleta delle istituzioni tedesche. Alcuni sostengono che la sua nomina fosse parte di un compromesso pragmatico, in cui le competenze acquisite durante il regime nazista venivano sfruttate senza un pieno esame del passato.

Nonostante le controversie, Dickopf è ricordato anche per aver modernizzato il BKA, introducendo nuove tecnologie e metodi investigativi. Dopo il suo ritiro nel 1971, si ritirò dalla vita pubblica e morì due anni dopo. La sua parabola riflette le complessità della transizione post-bellica in Germania, dove il passato nazista di molti individui fu spesso messo in secondo piano rispetto alle esigenze del presente.

Non ci sono solo i nazisti, ma anche la Stasi ha fatto la sua parte.

Dopo la caduta del Muro di Berlino nel 1989 e la riunificazione tedesca nel 1990, la Stasi, il famigerato servizio segreto della Germania Est (DDR), fu ufficialmente sciolta. Tuttavia, ci sono prove e dibattiti su come alcuni ex agenti e collaboratori della Stasi abbiano trovato collocazione, in modo diretto o indiretto, nei servizi segreti della Germania Ovest o in altre strutture della Germania riunificata, come il Bundesnachrichtendienst (BND) o altre istituzioni.

Con la riunificazione, il destino degli ex agenti Stasi divenne una questione delicata. Molti documenti della Stasi furono preservati e resi accessibili tramite la Bundesbeauftragte für die Stasi-Unterlagen (BStU), ma alcuni furono distrutti o nascosti, alimentando sospetti su continuità nascoste.

Secondo Gianluca Falanga, autore di Gli uomini di Himmler, l’Organizzazione Gehlen fu penetrata ripetutamente dai servizi comunisti, anche a causa della presenza di ex SS come Hans Sommer, che lavorò per la Stasi. Questa eredità compromise la credibilità del BND e alimentò sospetti su una continuità di vulnerabilità anche dopo la riunificazione.

Alcuni ex agenti Stasi non si infiltrarono direttamente nei servizi segreti, ma trovarono posizioni influenti in altri settori. Ad esempio, Matthias Warnig, ex agente Stasi con il nome in codice “Arthur”, divenne amministratore delegato di Nord Stream, e alcune indagini hanno rivelato che ex Stasi lavoravano in Gazprom Germania.

Inoltre, l’organizzazione Gesellschaft zur Rechtlichen und Humanitären Unterstützung (GRH), composta principalmente da ex ufficiali Stasi come Wolfgang Schwanitz, ha continuato a esercitare influenza politica, con il supporto del Partito Comunista Tedesco. Questi casi suggeriscono che le reti Stasi non scomparvero completamente, ma si riconfigurarono.

Quale sia la credibilità dei servizi tedeschi, pertanto, è tutta da vedere.

In ogni caso,  l’idea di impedire ad un partito di destra di poter governare, se vincesse le elezioni, la Germania, dopo i casi francese e romeno, fa dell’Unione Europea a tutti gli effetti una dittatura stalinista.

Nel frattempo oltre la Manica, Reform UK stravince, spostando a destra l’asse politico inglese.

Chiedersi per quale motivo gli Stati Uniti siano sempre più distanti da Bruxelles e per quale motivo Donald Trump non intenda incontrare la baronessa Ursula von der Layen è, a questo punto, domanda retorica.

La reazione Usa è stata immediata.

Il vice presidente J. D. Vance ha affermato: “L’AfD è il partito più popolare in Germania e di gran lunga il più rappresentativo della Germania Est. Ora i burocrati cercano di distruggerlo. L’Occidente ha abbattuto il Muro di Berlino insieme. E questo è stato ricostruito, non dai sovietici o dai russi, ma dall’establishment tedesco”.

Marco Rubio, segretario di Stato, ha a sua volta detto: “La Germania ha appena conferito alla sua agenzia di spionaggio nuovi poteri per sorvegliare l’opposizione. Questa non è democrazia, è tirannia mascherata.Ciò che è veramente estremista non è il popolare AfD, arrivato secondo alle recenti elezioni, bensì le letali politiche di immigrazione aperta alle frontiere dell’establishment, a cui l’AfD si oppone. La Germania dovrebbe invertire la rotta”.

Del resto, J.D.Vance era stato chiaro nel suo intervento a Monaco di qualche mese fa: “La minaccia che mi preoccupa di più nei confronti dell’Europa – aveva detto – non è la Russia, non è la Cina, non è nessun altro attore esterno. Quello che mi preoccupa è la minaccia dall’interno: l’arretramento dell’Europa da alcuni dei suoi valori più fondamentali, valori condivisi con gli Stati Uniti d’America. Mi ha colpito il fatto che un ex commissario europeo sia andato recentemente in televisione e si sia rallegrato del fatto che il governo rumeno abbia appena annullato un’intera elezione. Ha avvertito che se le cose non dovessero andare come previsto, la stessa cosa potrebbe accadere anche in Germania. Queste affermazioni così disinvolte sono scioccanti per le orecchie degli americani. Per anni ci è stato detto che tutto ciò che finanziamo e sosteniamo è in nome dei nostri valori democratici condivisi”.

L’America scopre ora che tutto ciò che finanzia è volto a stabilire una dittatura stalinista mascherata da democrazia e, dal momento che molto dei finanziamenti riguarda la difesa, la domanda che viene spontanea è se la Nato, di fronte all’instaurazione in Europa di una dittatura stalinista, può stare zitta.

Possono gli Stati Uniti d’America finanziare, sostenere, appoggiare un’Unione Europea che non è più la patria della libertà e della democrazia, ma una dittatura stalinista dove chi non vota socialista o verde o democristiano o esprime dubbi sulla conduzione dell’Unione o non è d’accordo con le follie green, woke, lgbt, e via discorrendo deve essere escluso, zittito?

Infine. Può il governo italiano non prendere posizione su una deriva totalitaria ormai palese e insopportabile?

In queste ora si vota di nuovo in Romania.

Ieri, con l’apertura anticipata dei seggi all’estero, si è aperta la nuova tornata elettorale delle presidenziali romene, in programma domani oggi nel Paese balcanico dopo il caos legato all’annullamento del primo turno delle presidenziali lo scorso novembre.

Secondo le prime notizie che trapelavano ieri dalla stampa locale, il numero di coloro che avevano già votato all’estero era quasi il triplo rispetto al primo turno del novembre 2024, vinto a sorpresa dall’estremista di destra Calin Georgescu e poi annullato dalla Corte costituzionale a soli due giorni dal ballottaggio in dicembre per irregolarità nel finanziamento della sua campagna elettorale, e pesanti ingerenze russe.

Anche in queste nuove elezioni il favorito è un esponente dell’ultradestra, George Simion, leader del partito sovranista Aur, che tuttavia, stando alle previsioni, dovrà andare al ballottaggio.

Dovesse vincere Simion che fa l’Unione Europea? Manda i carri armati dell’armata stalinista di Ursula von der Leyen ad arrestare il nuovo presidente?

Lo stalinismo europeo è ormai diventato asfissiante, sintomo di disperazione di una classe dirigente destinata alla fine ingloriosa, ma anche indice del pericolo di colpi di testa disastrosi.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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