di Roberto Mauriello
QUOD AB INITIO VITIOSUM EST NON POTEST TRACTU TEMPORIS CONVALESCERE.
Questa frase si riferisce, in genere, alle Scienze Giuridiche, ma, lato sensu, può tranquillamente essere citata in altri campi. L’Unione Europea, nata male, non può migliorare con il passare del tempo.
L’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca ha fatto perdere il senso della misura agli ottusi dirigenti della UE e ai quei governanti nazionali di stretta fede europeista. Attaccati alle loro poche e malsane idee, quasi fossero dogmi, come il don Ferrante di manzoniana memoria, hanno espresso, più o meno apertamente, disappunto e preoccupazione, non solo nell’ambito dei rapporti commerciali e della difesa, ma anche nel sostegno alle varie e strampalate teorie come il woke, il gender, l’immigrazione incontrollata, i diritti LGBTQ+ non si sa cos’altro.
In particolare il settore della difesa appare il più delicato, con il problema della guerra in Ucraina e i rapporti molto tesi con la Russia. L’elezione di Trump sembra preannunciare un ritorno alla Dottrina Monroe e, quindi, all’isolazionismo. D’altra parte bastava dare uno sguardo a qualche testo di storia per capire che, dopo la caduta del muro di Berlino e la fine dell’Unione Sovietica, gli Stati Uniti si sarebbero disimpegnati dalla difesa dell’Europa. La domanda è come mai hanno impiegato tanto tempo per sganciarsi e ritornare ad occuparsi delle faccende interne, innanzi tutto a ricostituire quel tenore di vita diffuso tra tutte le classi sociali che è stato alla base del sogno americano.
Eppure l’Europa non è affatto indifesa e in ogni caso Trump, prima di un eventuale disimpegno, di cui non si conoscono ancora i dettagli e la portata, ha promesso di mettere fine all’insensato e sanguinoso conflitto in Ucraina.
Le strade per la difesa dell’Europa sono due. La prima, poco percorribile, prevede un riarmo della Germania sotto la paterna egida della Francia e dell’Unione Europea. Questa prospettiva è piena di difetti e inattuabile per tre motivi fondamentali.
La Germania potrebbe svoltare molto a destra e diventare un problema piuttosto che una soluzione, il controllo delle deboli istituzioni di Bruxelles appare assolutamente ridicolo e poco fattibile, la pubblica opinione francese non approverebbe l’operato dei suoi governanti europeisti.
Esclude la partecipazione del Regno Unito, che non fa parte più della UE.
Sarebbe sgradita alla Russia, per cui si arriverebbe ad uno stato di tensione con il Cremlino peggiore di quello attuale.
L’altra strada prevede il ripristino dell’Alleanza franco-britannica ed un ritorno, in Europa, al Concerto Europeo. Inghilterra, Francia, Germania, Russia, potranno nuovamente sedersi intorno ad un tavolo e far prevalere la diplomazia, e quindi la ragione, sulla guerra e sulla violenza. Tengo a precisare che l’Alleanza franco-britannica fu l’artefice della vittoria nel 1918 e aveva le forze nel 1940, 134 divisioni contro le 93 tedesche sul fronte occidentale, con 3000 carri armati contro 2700, per concludere favorevolmente la battaglia di Francia. In particolare due tipi di carri armati, il francese SOMUA S 35 e l’inglese Matilda, erano invulnerabili ai cannoni dei carri tedeschi, i quali dovettero impegnare l’artiglieria antiaerea per fermarli, si era nel 1940, il Tiger o il Panther non erano entrati in produzione. Mancò da parte degli Stati Maggiori, soprattutto francesi, la comprensione della guerra moderna e l’utilizzo di tattiche più efficaci.
L’intervento americano in Europa deve essere ridimensionato. Esso è stato volutamente ingigantito da una cinematografia compiacente.
Nel 1918 gli americani hanno occupato settori di fronte poco impegnativi, consentendo a Foch e Petain di spostare truppe francesi nei settori più delicati per costituire quelle masse di manovra necessarie allo sfondamento delle linee difensive germaniche. Gli americani dovettero acquistare buona parte dell’equipaggiamento in Europa, anche se le fabbriche francesi e inglesi andavano avanti grazie anche ai prestiti e ai semilavorati forniti dagli Stati Uniti. Infatti, dopo la vittoria, Inghilterra e Francia ottennero buona parte del bottino, soprattutto i giacimenti petroliferi del Medio Oriente, con buona pace degli interessi americani, e italiani, mentre il Giappone, a fronte di un contributo modesto, ottenne molti arcipelaghi della Micronesia già colonie tedesche.
Nella Seconda Guerra Mondiale il contributo americano alla vittoria fu maggiore, anzi quasi esclusivo nella guerra contro il Giappone. Tuttavia l’intervento in Europa, ben più rilevante rispetto a quello precedente, non ebbe quel carattere risolutivo che hanno voluto farci credere e, comunque, non all’altezza di quello russo o inglese. Le forniture d’oltreoceano furono vitali, ma più per la logistica che non per le armi, la produzione russa o inglese era sicuramente superiore. I carri armati americani, soprattutto lo Sherman, soprannominato Ronson, erano noti per prendere fuoco facilmente se colpiti, mentre quelli russi o inglesi erano migliori e in grado di competere, specialmente i primi, con quelli tedeschi. Stesso discorso per gli aerei. L’aeronautica alleata più forte e dotata dei migliori velivoli era la RAF, non la USAF, mentre ai primi posti dei piloti alleati per vittorie risultano degli aviatori russi. Non è un caso se gli esperti generali tedeschi giocarono la loro ultima carta offensiva contro gli americani, non contro i russi o gli inglesi, alla fine del 1944 sulle Ardenne.
Gli Stati Uniti uscirono poco logorati dal conflitto e sostituirono la Gran Bretagna come potenza mondiale, mentre il dollaro sostituiva la sterlina.
Si potrebbe obiettare che il Regno Unito e la Francia sono ora più deboli, avendo perso gli imperi coloniali. Questi stati, tuttavia, erano già forti militarmente prima della corsa all’occupazione dei territori extraeuropei. Inoltre hanno conservato apparati militari e amministrativi molto efficienti. La loro debolezza è semmai la classe politica. E’ impossibile ritornare a Churchill, ma almeno avere un Mitterand (anni luce lontano dalle idee dello scrivente) o una signora Thatcher (lontana dalle idee dello scrivente) sarebbe auspicabile. I leader di questa generazione avevano la dignità, la fermezza e la moderazione per trattare con la Russia. Basta con questi progetti di integrazione e di destrutturazione. Dai loro apparati statali e dalle classi dirigenti potrà essere tratta una generazione di buoni politici, soprattutto in Gran Bretagna. Ai francesi, invece, non resta che rottamare Macron & Co. e i deliri europeisti, ma questo popolo, con un passato tanto glorioso, troverà le energie necessarie per farlo.
Importante e urgente è disfarsi dell’Unione Europea, divenuta oramai un ostacolo, sempre ammesso che sia mai stata una risorsa, e dei suoi elefantiaci e costosi quanto inefficienti e corrotti apparati burocratici, di una leadership ridicola, perniciosa e controproducente. Se Putin trionferà, come temono gli europeisti, sarà per l’altrui deficienza e non per la propria forza.
Quanto all’Italia, invece, il problema è molto più grave. L’intera classe dirigente deve essere rottamata. Altrimenti sediamoci in un angolo, magari all’ombra, a contemplare la nostra mediocrità.




