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LETTERA A UN PADRE

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di Savino di Scanno

La “Patria” è la “Terra dei Padri”.
In un mondo impazzito, come ricorda sempre il nostro direttore Silvano Danesi, in un mondo di società liquida, pensiero unico, ed aggiungete Voi tutto quello che volete, pochissimi valori sono rimasti per cui vale la pena vivere.
Ieri si è celebrata la Festa del Papà, ridotta a mercimonio commerciale ma non può essere considerata tale.
La crisi sociale imperante ha fatto perdere ogni punto di riferimento.
Chi scrive, professandosi cattolico apostolico romano, trova in Dio Padre il primo punto di Fede dove a seguire aggiungere il Figlio e lo Spirito Santo.
Ma gli Uomini vivono nel mondo. E nel mondo è necessario trovare dei valori certi pur nelle imperfezioni umane.
Per chi scrive esiste un solo ed unico valore di riconoscimento. Il “Padre”, mio Padre.
Spesso e talvolta quasi sempre mille i motivi di scoramento, di abbandono, di rifiuto per ciò che ci circonda ma poi, in specie adesso dove la Sua mancanza costituisce un insopportabile dolore, è nella Sua figura un esempio da seguire e perseguire.
La figura di un Maresciallo dei Carabinieri che insegnò al figlio di 10 anni, terribile fin dalla nascita, come montare e smontare la ’34 che poi si troverà addosso quando anche lui indosserà la divisa.
L’insegnamento del rispetto e fedeltà alla Bandiera, alle sue leggi.
L’esempio di chi non può mai lamentarsi, di chi deve soffrire in silenzio, di chi non si deve mai arrendere, di chi deve preferire la famiglia alla carriera ed al successo.
Quindi i “Padri”, i fari, le rocce, dove una famiglia ma anche lo Stato e la società fonda la sua forza.
Come non avere una morsa al cuore e le lacrime agli occhi.
Per le nuove generazioni un Padre è colui che non abbandona mai, deve essere sempre presente, deve dare ogni possibilità perseguibile ai figli per vivere la loro vita in libertà seguendo i loro sogni perché sono il futuro.
Per noi un impegno di Onore.
Per la loro Memoria, per ciò che ci hanno dato, per I loro sacrifici noi lotteremo fino alla fine per poterci incontrare nuovamente e poter dire “Papà ho fatto il mio dovere, ho fatto quello che mi hai insegnato”.
Ai “Padri” che ci guardano dall’alto possiamo e dobbiamo sempre dire e scrivere “Grande”.

Autore

  • Redazione

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