Home Opinioni LE STRATEGIE INCOMPATIBILI

LE STRATEGIE INCOMPATIBILI

0

di Francesco Pontelli

Come reazione all’attentato terroristico dello scorso ottobre lo Stato di Israele ha scelto di rispondere in due diversi modalità.

La prima attraverso quella che potremmo definire una guerra tradizionale nei confronti dello Stato palestinese, ma soprattutto di Hamas che lo amministra lungo la striscia di Gaza.
 
Contemporaneamente, ed ecco la contemporanea seconda opzione, i servizi segreti israeliani hanno mantenuto la propria operatività individuabile nella ricerca e successiva eliminazione dei leader delle diverse organizzazioni terroristiche: esattamente come nell’ultimo caso a Teheran con il campo di Hamas.
 
La coesistenza di queste due strategie sta isolando completamente lo Stato israeliano, all’interno degli schieramenti internazionali, anche a causa di un errore clamoroso dell’amministrazione Biden.
 
Appena insediato il quasi ex presidente degli Stati Uniti d’America tradi’ l’accordo, precedentemente firmato dall’amministrazione Trump, con l’Arabia Saudita, che aveva portato all’isolamento politico militare ed economico dell’Iran sciita e nemico storico della dinastia Saudita (*).
 
La irresponsabile apertura statunitense alla Repubblica islamica ha permesso a quest’ultima di continuare nel processo di arricchimento dell’uranio, di sostenere finanziariamente i vari gruppi terroristici, di diventare un alleato della Russia di Putin e di confermare la propria volontà di abbattere lo Stato di Israele. 
 
Mentre l’Arabia Saudita, la quale assieme agli Stati Uniti rappresentano i due più importanti produttori di petrolio nel mondo, ha abbandonato la propria posizione di mediazione all’interno del mondo arabo, ed ora all’interno di questa nuova e terribile crisi mediorientale, rimane in posizione di attesa.
 
In questo complesso sistema di relazioni internazionali e di guerra,  le due strategie, di una guerra totale e di un azzeramento dei vertici delle diverse organizzazioni terroristiche attraverso l’azione dei servizi segreti, risultano incompatibili in quanto gli effetti di un compattamento degli avversari politici ideologici e religiosi rischiano di diventare molto più gravi nella loro  complessa gestione di quelli di un tradizionale conflitto militare. 
 
Una lungimirante politica vedrebbe innanzitutto coinvolta l’Arabia Saudita da parte degli Stati Uniti attraverso un nuovo accordo che andasse ben oltre l’elezione del prossimo presidente Usa, in modo da assicurarsi all’interno del vulcano medio orientale l’appoggio politico o quantomeno la neutralità del più grande stato di quella regione. 
 
Anche in previsione di un possibile ingresso dell’Arabia Saudita all’interno dei Brics in un’ottica di sbarramento allo strapotere cinese.
 
In altre parole mantenere questa strategia israeliana risulta assolutamente impossibile e per risolvere bisognerebbe coinvolgere appunto l’Arabia Saudita in contrapposizione all’iran ed alla sua teocrazia che intende accrescere lo scenario di guerra coinvolgendo gli Hezbollah libanesi.
 
Uno scenario certamente complesso che richiede visioni a medio e lungo termine e competenze non comuni. 
 
Esattamente quelle che ancora una volta l’intera Unione Europea dimostra di non possedere in considerazione  della sua più totale assenza da ogni situazione di crisi geopolitica internazionale.

Autore

  • Redazione

    Nuovo Giornale Nazionale è una testata Online totalmente indipendente, di proprietà dell’associazione Libera Stampa e Libera Comunicazione LIBERCOM.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui