
di Sergio Restelli
La Terra pare ancora l’unico pianeta che roteando su sé stesso viaggi velocissimo verso un dove sconosciuto all’interno di un paesaggio cosmico misterioso e meraviglioso, indagato con stupore.
Dopo diverse e violente mutazioni climatiche, il pianeta si era fatto accogliente per consentire la comparsa di una varietà di creature dalla vita breve, tra le quali la più interessante tra tutte sembra quella di noi cosiddetti umani: animali complessi, incarnati in un corpo in continua attività, obbligati ad alimentarci incessantemente con quanto di compatibile offra la generosa superficie del pianeta per produrre quell’energia che ci mantiene in vita.
Capaci di parola, di memoria e soprattutto presieduti dalla cosiddetta coscienza, che dovrebbe permetterci di renderci conto della nostra condizione esistenziale, consentendoci una certa consapevolezza del sé, che rende che ci rende capaci di relazionarci con l’ambiente e gli altri, cercando di dare così un senso alla nostra esistenza.
Ci presentiamo in due versioni, ciascuna con un complementare e diverso apparato riproduttivo, finalizzato alla riproduzione.
Ciascun equipaggiamento interpreta con passione la propria parte, vuoi da maschio o da femmina che sia, dando vita alla più importante espressione creativa a noi attribuita: la capacità di dare vita a un nostro simile, lasciando nuove presenze sul pianeta prima del nostro andarcene verso un dopo indimostrabile.
Noi viventi ci sforziamo da sempre di resistere il più a lungo possibile ad un accadere inesorabile: il nostro scomparire. Apparsi improvvisamente su quell’antico errante che e la terra ,ci demmo subito da fare per sopravvivere e riprodurci, cercando di conferirci, tramite quell’aggrapparsi, un senso al nostro fugace passaggio.
Noi umani ci comportiamo come esseri desideranti: ciascuno,di noi esprime e cova intimamente i propri desideri e sogni e considerato che tutti desideriamo, ci troviamo inevitabilmente a competere tra noi.
Animati da una pulsione che viviamo e sentiamo come propria, inalienabile e immutabile la interpretiamo come un diritto naturale che dovrebbe permettere a ciascuno di poter utilizzare liberamente le proprie capacità per soddisfare le proprie esigenze nostro vivere migliore.
Competiamo e lottiamo con e contro i nostri simili, e gli altri viventi, non per attitudine né malvagità, quanto per la volontà di mantenerci più a lungo vivi. Ora siamo accecati dalla convinzione di essere gli unici titolari della crosta terrestre,distratti dalla gestione di un miope quanto drammatico e improvviso conflitto tra noi, accompagnato da un traballante stato di salute, ci stiamo avviando verso un rapido disastro, tradendo tutte le qualità e le doti che ci hanno reso esseri compatibili e armonici all’ambiente.
Non ci accorgiamo che il pianeta dalla superficie delicata cui siamo poggiati sia esausto e non possa più sopportare il maltrattamento riservatogli, che le ferite che la nostra specie gli ha provocato ora appaiano quasi inguaribili, sino a pregiudicare la vita non solo di quell’abito generoso e vivace che ci accoglie, ma anche dei suoi ospiti, che ne portano intera la responsabilità.
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