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Lavoro e retribuzioni: procedere a tentoni non serve a nulla

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Lavoro e retribuzioni

Finalmente uno scossone positivo, anche se dalla destra, seppure imperfetto e parziale

Diventa legge il “decreto lavoro” che comprende norme sul “salario giusto”, incentivi alle assunzioni (con attenzione alle donne e ai giovani), nuove agevolazioni a sostegno delle aziende che metteranno in campo misure per conciliare famiglia e lavoro, maternità e paternità.

La nuova legge che assegna, di fatto, alla contrattazione confederale il potere “erga omnes” sulle retribuzioni (e, se giocata bene, ben oltre questo aspetto) è un fatto di straordinaria importanza. Migliorabile, certo. Ma intanto c’è.

Ma da solo non basta.

L’invito al Movimento Sindacale a riprendere con forza il confronto con le parti datoriali per una contrattazione che affronti davvero i temi più sensibili sul tappeto, andrebbe completato ricordando che esiste anche la opportunità – e la necessità – di integrare questo compito con quanto previsto dalla legge 15 maggio 2025, n. 76, quella che disciplina la partecipazione dei lavoratori alla gestione, ai profitti, all’organizzazione e alle decisioni aziendali, promuovendo democrazia economica e sostenibilità delle imprese. Non sono parole: sono pietre.

Il punto centrale di tutto è forse proprio questo: perché l’immediatamente dimenticata legge sulla partecipazione in realtà assegna qualche potere – certo non un diritto, ma una possibilità – al Sindacato di affrontare il tema della riorganizzazione del lavoro in modo profondo.

Mi secca dire che ci voleva la destra per dare un positivo scrollone, quanto meno sul piano normativo, magari imperfetto e parziale ma un inizio vero, a tematiche che sono l’ossigeno per il futuro della produzione italiana e della distribuzione del reddito. Purtroppo è così.

Ma una cosa è il dire e un’altra il fare: il ruolo delle forze intermedie più importanti – i sindacati – può rendere questa una strada da seguire o una farsa da recitare.

Dipende dalla loro volontà, dalla loro convinzione e anche dalla strategia politica che intenderanno seguire. Anzitutto mettere assieme i nuovi strumenti normativi che assegnano loro almeno un potere di intervento. E poi, chiamiamolo come ci pare, un collegamento con la politica.

Il 17 giugno è stato sottoscritto un patto che è stato chiamato “Patto di responsabilità”. Che sia cosa buona è dimostrata dall’opposizione a esso da parte di Cremaschi. Ma riguarda le questioni salariali e il grande tema della sicurezza. Eccellente.

Ma sembra escludere a priori proprio l’argomento principe di qualsiasi progetto per il futuro: la gestione e l’organizzazione delle imprese e del mondo del lavoro. Dunque, anche questo non basta.

Ho già detto della mia convinzione che senza un rilancio dei consumi, e dunque senza prima un sostanziale aumento del reddito spendibile, lo sviluppo economico resterà asfittico.

E ho anche ricordato che questa strada, se accompagnata dall’inflazione, non serve a nulla ed anzi strozza il tutto. Se si pensa ad una manovra sui salari che aumenti il costo per unità di prodotto, qualsiasi manovra è destinata a fallire.

Sul versante della produzione guardando alla competitività; sul versante del mondo del lavoro guardando al ricrearsi di quella “bicicletta” che portò al raffreddamento della scala mobile se le retribuzioni seguissero l’andamento dei prezzi. Ovvero a mantenere ritardi delle retribuzioni rispetto al costo della vita.

È il momento di affrontare seriamente il tema della produttività. Non vi è studio, non vi è indagine anche internazionale che non ponga il problema della produttività del lavoro in Italia tra le principali cause dell’arretratezza delle retribuzioni.

Affrontarlo non significa necessariamente ripercorrere l’aspetto più “reazionario” della strada dei “tempi e metodi”. Si può fare altrimenti.

Questo significa vincere diffidenze e contrarietà datoriali sull’ingresso del sindacato in sfere “di potere” sinora considerate patrimonio esclusivo dei datori di lavoro; e dunque la necessità di un profondo rinnovamento delle competenze del quadro dirigente sindacale.

Una doppia sfida. Ma si può fare. Consentirà anche di capire i “progressisti” e i “riformisti” dove sono e cosa vogliono fare. Sinora hanno brillato per l’imbarazzante assenza proprio su una materia – il lavoro ed i lavoratori – che, purtroppo per chi bara, di “sinistra” non ha solo l’etichetta, ma è la sostanza.

E non c’è bisogno di aggiungere altro.

Autore

  • Giuseppe Augieri

    Giuseppe Augieri, laureato in Economia e Commercio, Master alla SdA Bocconi, ha seguito corsi di alta formazione in statistica ed econometria. Progettista impianti, impiegato tecnico ENEL, Segretario Generale UIL – Energia, proprietario ed editore del giornale della Federazione, team leader dello start-up della società ENEL di formazione. Già Responsabile di analisi e controllo gestione di un'importante azienda e amministratore delegato di una sua costola internazionale.

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