Con il collegamento tra elemento fisico ed essenza metafisica diventa possibile la progressiva trasmutazione del nostro essere complessivamente inteso
Un Ordine iniziatico, mediante la sua operatività, trasmette tutta una serie di messaggi, sia verbali che metaverbali, al fine di consentire ai propri adepti la cosiddetta Conoscenza, la quale, ovviamente, non deve essere intesa nel mero senso nozionistico, come si potrebbe interpretare comunemente.
La consacrazione del luogo ove si svolgono le cerimonie, l’ingresso nel luogo stesso e quanto prescritto dai rituali, sono atti finalizzati a favorire la separazione tra mondo profano e mondo sacro, ovvero, a consentire, facilitando l’adepto, il distaccarsi e il percepire uno stato appropriato dal quale partire per conoscere sé stesso e utilizzare quanto la sua potenzialità interiore potrà offrirgli.
Come pure la struttura del luogo sacro, unitamente ai simboli ivi contenuti, cui si accompagna la ritualità prevista, indicano, invero, che l’essere umano non è un insieme di elementi cellulari, ma un qualcosa che si ricollega a piani più sottili, che interagiscono con il corpo umano, parimenti rappresentato.
Ogni azione prevista, quindi, è finalizzata a favorire una percezione interiore ove la consacrazione del tempio appare come il primo strumento volto ad attivare questa sorta di processo magico, seguito dalla ricerca da parte dell’adepto del giusto distacco dalla quotidianità allorché si sta avviando l’azione individuale e collettiva, ovvero, quando, nel contempo, si sta per attivare la catena eggregorica che unisce tutti partecipanti.
Tale azione, considerata nel suo complesso, è una sorta di matrice che ci guida anche, e soprattutto, verso una percezione superiore, rispetto a quella abitualmente intesa e nota a tutti.
Proprio per attivare concretamente tale matrice, la saggezza e la sapienza di coloro che ci hanno preceduto nel tempo hanno elaborato diverse metodologie, ovvero insieme di strumenti, per accrescere il nostro sentire spirituale e per aiutarci, in concreto, nel percorso volto ad ottenere, o quanto meno avvicinare, la reintegrazione, riferita al nostro triplice “essere”.
Tra i vari strumenti, nei diversi contesti, possiamo ricordare la preghiera, la meditazione e l’interiorizzazione. Quest’ultima è la sintesi della preghiera (sentire), della meditazione (utilizzo della mente e correlata apertura verso l’intuizione) e dell’affermazione (utilizzo della volontà).
Proprio l’interiorizzazione, non a caso, completa l’attivazione della ritualità, ovvero il raggiungimento del giusto stato interiore dell’adepto, che gli consente di entrare nel proprio profondo con consapevolezza e, quindi, di accedere a piani che, altrimenti, rimarrebbero estranei al comune sentire.
A differenza della preghiera, in cui si toccano diversi piani coscienziali, l’interiorizzazione permette l’uso delle nostre potenzialità. Ciò in quanto viene resa funzionale un’attività simultanea riferita al pensiero, al sentimento e all’intuizione, cui si affiancano l’immaginazione (visualizzazione) e la volontà (affermazione), che, qualora attuata con consapevolezza e determinazione, consente di ottenere un risultato significativo rispetto alle singole azioni.
Una simile operatività è, dunque un ausilio utile per risolvere problematiche ritenute ordinariamente insormontabili, rivolgendosi soprattutto a entità “soprannaturali”. Pertanto, il tutto è un mezzo per avvicinarsi all’ente supremo e per usare le nostre facoltà normalmente inutilizzate.
Riferendosi, in particolare, al secondo aspetto da ultimo sopra considerato, lo stesso viene attivato sia in ambito individuale che collettivo, un vero e proprio sostegno, ricevuto mediante la messa in atto della ritualità, seppur relativamente semplice nelle forme, che può consentire un avvicinamento alla verità e alla conoscenza.
In ogni cerimonia iniziatico/esoterica tale specifica metodologia operativa è presente quale strumento utile a ricercare un contatto con il principio spirituale o, forse meglio, il principio essente, che rafforza la sacralizzazione dello spazio in cui si celebra un evento rituale e la protezione da ogni influenza negativa.
Attraverso questa particolare operatività si crea, così, un collegamento, ovviamente interiore, tra materia e spirito, tra fisico e metafisico, tra ego e sé, o in qualsiasi altro modo lo si voglia indicare, che contribuisce, in maniera concreta a una profonda trasmutazione, allorché si mettono consapevolmente in contatto le nostre due diverse polarità.
Con questo collegamento (dialogo) tra elemento fisico ed essenza metafisica la progressiva trasmutazione del nostro essere complessivamente inteso diventa possibile. In tal modo, il corpo fisico entra in relazione con i piani superiori – animico e spirituale -, rappresentati, non a caso, nei vari sistemi religiosi e iniziatici, sovente con la triade.
Il raggiungimento di questa congiunzione, della quale si diverrà intuitivamente consapevoli, rende palese alla nostra ragione il mondo interiore dell’essere umano e lo avvicina alle sfere della conoscenza, senza la partecipazione attiva (cosciente) della personalità e a stati che accrescono una conoscenza che definirei metarazionale.
La potenzialità della ritualità, soprattutto quando la si attiva pienamente, consente di ottenere momenti assolutamente efficaci, attraverso i quali, con la dovuta concentrazione e un’appropriata intensità emozionale, cui può essere aggiunta un’adeguata meditazione sui simboli/archetipi e nel più rigoroso silenzio, di beneficiare, in genere gradualmente, dell’efficacia di questa metodologia, che, in modo asettico, può essere definita una vera e propria tecnica.
Ma perché tutto questo dovrebbe essere necessario? Semplicemente perché la crescita interiore, finalizzata alla nostra ‘conoscenza’, ovvero alla trasmutazione/reintegrazione o, come dir si voglia, non può essere raggiunta comunemente utilizzando esclusivamente lo strumentario etico-morale, la dialettica o la filosofia, né, tantomeno, mediante un approccio solo devozionale.
Limitandosi a quanto cennato, tutto rimane latente, non realmente efficace e, quindi, non dinamizzante. Senza una reale attivazione non è possibile sentire la realtà dei cosiddetti misteri e, in tal caso, di reale si avrà solo l’incapacità degli adepti a comprenderli.
Attraverso questa vera e propria tecnica, l’adepto potrà rendersi conto che, per raggiungere o avvicinarsi alla propria trasmutazione, è necessario qualcosa di diverso, che va oltre quello che comunemente viene compreso in prima lettura, allorché ci si approccia inizialmente allo strumentario che la tradizione offre.
Tradizione che ci è stata trasmessa da coloro che hanno operato prima di noi (con l’occasione pensiamo a cosa sottintende il termine fratellanza) e svelata attraverso i propri metodi in modo occulto e in parte palese; grazie alla quale, con il dovuto tempo e perseverando, troveremo “l’occultum lapidem”, allorquando arriveremo attivare l’accesso consapevole ai nostri piani sottili.
La ritualità, nel suo insieme, è, quindi, un vero e proprio mantra, che aiuta nella comprensione, poiché fa superare il razionale, che, soprattutto gli uomini occidentali, permeati di scientismo, hanno forse troppo abbondantemente immagazzinato nei loro programmi mentali.
Una comprensione, che, in tal modo, viene opportunamente integrata, con cui è possibile avvicinare uno svelamento interiore, che può portare a raggiungere la “mutazione”.
Questo “semplice” metodo, pertanto, attiva le energie e diviene il catalizzatore, che, a seconda della costanza e della capacità dell’operatore, modifica, energizza e trasmuta il suo campo elettromagnetico, attraverso la rielaborazione energetica, che sarà generata dalla mente, i cui circuiti originano anche i pensieri.
Senza timore di dover definire tutto questo con i limiti nel linguaggio, non è fuori luogo osservare che siamo in un ambito nel quale si attiva una vera e propria azione magica. Si comprende, allora, che diviene possibile scoprire, in modo relativamente rapido, le scintille divine che possono allora essere utilizzate, dalle quali trarre forza e beneficio spirituale.
La forza, la bellezza e, soprattutto, la sapienza (conoscenza, gnosi) derivano dalla semplicità con la quale si richiamano in modo sintetico, mediante un “simbolismo” anche verbale, verità innate negli esseri umani e, quindi, da tutti riconoscibili: l’esistenza di un Soggetto Supremo, ente essente che percepiamo attraverso la manifestazione della quale siamo parte infinitesimale e che tutto viene energizzato attraverso quello che può essere definito amore, ovvero attrazione tra entità complementari.
Attraverso tutto questo, può, quindi, essere attivata l’energia che ognuno possiede, il già citato “occultum lapidem” di alchenica memoria, che si può rivelare e che, gradualmente, ci può aiutare a ritrovare le nostre facoltà latenti.
Siamo di fronte a un supporto, di natura “sottile”, che, come caratteristica, ha la facoltà di consentire il raggiungimento dei piani superiori, grazie al quale, qualora si pervenga a un giusto stato e a un giusto posizionamento, anche logistico e temporale, consente di elevarci, in modo più o meno rapido ed essenziale.
Tale elevazione contribuisce, quindi, a neutralizzare i metalli, sempre di alchemica memoria, quali, ad esempio, i desideri egoici, l’avversione, l’avidità, le barriere, ivi comprese quelle razziali e nazionali, le ambizioni personali e l’avidità riferita al cosiddetto potere.
Obiettivi, questi, in realtà analoghi a quelli che ci ricorda una metodologia orientale, quando si affronta la tematica riguardante la pulizia dei chakra con il metodo del fuoco, che utilizza la luce dell’anima, contribuendo a trasformare tale momento rituale da metafora a realtà operativa, ove l’iniziato, raggiunta la perfetta padronanza del ponte interiore, può accedere rapidamente al ponte superiore.
Operatività che appare molto semplice, ma che va eseguita con grande cautela, al fine di evitare danni che possono riguardare i nostri tre piani, ovvero quello corporeo, mentale e spirituale.
Mediante la ritualità possiamo, quindi, creare e ricevere una forma/pensiero attraverso l’eggregore, il che sta a significare la possibilità di ricevere a livello riferito al piano psichico una carica per così dire energetica, poiché non è possibile esprimere attraverso la forma pensiero un’energia che non ci appartiene.
Per tale ragione, le varie cariche energetiche vengono complessivamente indicate e trasmesse mediante uno stato di coscienza che, pian piano, si evolve ed espande.
Parimenti, le modalità rituali consentono di mantenere la nostra attenzione in un determinato ambito, al fine di evitare di passare da un pensiero all’altro, accelerando, come già accennato, il processo di purificazione.
Da ultimo, considerato che detto insieme metodologico si riferisce a un contesto simbolico e rituale per sua natura universale, senza addentrarsi in ulteriori particolari, appare chiaro come lo stesso offra all’adepto le condizioni necessarie per consentire la trasformazione che porta a riferirsi al tutto e non solo a sé stessi.
Tutto l’insieme rituale, quindi, è una modalità che aiuta a reintegrare le nostre potenzialità interiori attraverso le quali avvicinare sempre più il nostro sé, per riflettere la natura divina che è in ognuno di noi.
Natura divina che può farci percepire facoltà, autenticamente reali e autonome. Non a caso, ogni tradizione ci ricorda che tali poteri sono correlati con il nostro essere e fatti dalla stessa essenza spirituale della quale siamo formati, rendendoci consapevoli della divinità che è in noi.
Per concludere, è anche utile ricordare che l’insieme riguardante la ritualità è evidentemente riferibile alle varie scuole, quali, ad esempio, quella cabalistica, alchemica, ermetica, rosacruciana, massonica, templare o riferita ad altri particolari sistemi.
La ritualità, pertanto, è una tecnica attraverso la quale collegarsi alla tradizione, ovvero la catena che ci connette alla “sapienza perenne”, che ci consente di attingere alle conoscenze e alla consapevolezza necessarie per comprendere anche l’intrinseca potenzialità operativa.
Le varie metodologie sono finalizzate a offrire a chi cerca la sua trasformazione, ovvero all’uomo di desiderio, la potenzialità data da uno strumentario che vivifica e dinamizza, che potrà consentire il proprio lavoro di perfezionamento e di avvicinarsi all’irraggiungibile traguardo, che è il compimento della Grande Opera.





