
L’Asia che detta l’agenda: dal vertice APEC nasce l’idea di un’Organizzazione Mondiale per l’Intelligenza Artificiale
Si è concluso a fine ottobre, a Gyeongju, in Corea del Sud, il vertice annuale della Cooperazione Economica Asia-Pacifico (APEC), che riunisce ventuno economie responsabili di oltre il 60% del PIL mondiale e della metà degli scambi globali. Un incontro che, al di là delle formule diplomatiche, ha mostrato con chiarezza la progressiva traslazione del baricentro geopolitico ed economico verso l’Asia.
Tra le sessioni plenarie e i colloqui bilaterali, a emergere è stata una proposta destinata a incidere sul futuro delle relazioni internazionali: la Cina ha avanzato l’idea di creare una “Organizzazione Mondiale per l’Intelligenza Artificiale”, un’istituzione sovranazionale con sede a Shanghai, volta a coordinare regole, standard e principi etici globali sull’uso delle tecnologie emergenti.
L’obiettivo dichiarato da Pechino è quello di fare dell’intelligenza artificiale “un bene pubblico per la comunità internazionale”, ma l’iniziativa assume anche un chiaro significato geopolitico: definire un modello di governance alternativo a quello occidentale, in un settore considerato ormai il vero terreno di competizione per l’egemonia tecnologica e strategica.
La proposta, sostenuta da diversi Paesi del Sud-Est asiatico e accolta con cautela da Stati Uniti e alleati, segna un passaggio simbolico. Non si tratta soltanto di un progetto tecnico, ma di un tentativo di ridefinire la grammatica del potere globale.
In un’epoca in cui la superiorità militare e industriale si misura in algoritmi, capacità di calcolo e controllo dei dati, la nascita di un’istituzione dedicata all’intelligenza artificiale rappresenta un nuovo strumento di influenza, potenzialmente in grado di ribilanciare le sfere di potere tra Oriente e Occidente.
La Corea del Sud, Paese ospitante, ha interpretato il summit come una piattaforma di mediazione: tra le ambizioni tecnologiche di Pechino, la prudenza giapponese e la necessità americana di preservare il proprio vantaggio strategico. Tuttavia, l’impressione generale è che l’Asia stia assumendo la funzione di motore e laboratorio del nuovo ordine economico mondiale, dove la cooperazione non è più solo commerciale ma anche digitale, energetica e cognitiva.
A margine dell’incontro, i leader dell’APEC hanno approvato la candidatura del Messico come Paese ospitante del vertice del 2028, decisione che suggella il ritorno dell’America Latina nello spazio strategico del Pacifico.
Un passaggio che chiude idealmente il cerchio: dal continente asiatico, che oggi detta l’agenda della trasformazione tecnologica, al continente americano, chiamato a mediare e a riconnettere le due sponde dell’economia mondiale.
Nel linguaggio dei vertici multilaterali le parole cambiano raramente, ma il contesto ne muta il significato. E a Gyeongju, tra dichiarazioni prudenti e sorrisi di circostanza, si è intravista una certezza: l’Asia non è più soltanto un attore della globalizzazione, ma il luogo dove la globalizzazione si riscrive.





