
Ci era andato vicino Idi Amin Dada, lo scocomerato ex dittatore dell’Uganda, quando durante una trasmissione radiofonica a diffusione nazionale, accusò la moglie di un suo importante oppositore di aver fornicato nei bagni dell’aeroporto di Entebbe con uno steward. Ma nessuno aveva mai dato della “zoccola” a un capo di governo.
L’ha fatto Maurizio Landini durante la trasmissione “di Martedi”. Davanti a un incredulo Floris, ha definito Giorgia Meloni “cortigiana di Trump”.
Ora, lungi da me l’idea di difendere uno come Landini, ma spezzare una lancia in suo favore mi sembra d’obbligo. A rivedere quei pochi, imbarazzanti secondi, si vede chiaramente che dopo l’infelice frase, arriva il soccorso rosso di Floris, certamente molto più istruito di lui, che gli dice testualmente: “cortigiana verrà ripreso perché è un termine sessista, intende dire stare in qualche modo sulla scia di Trump senza incidere?”.
Landini trasecola. Incomincia a balbettare. In qualche modo si rende conto di averla detta grossa, senza tuttavia sapere il perché, e cerca di riparare: “Ehm… certo, stare… alla corte di Trump… essere… il porta… borse di Trump”.
E’ evidente che Landini fino a martedi scorso non conoscesse il significato del sostantivo “cortigiana”, che sostanzialmente equivale a prostituta di altissimo bordo, di quelle che ronzavano lascive intorno al monarca in cambio di favori e prebende. Signore e signori, ho il piacere di presentarvi un diffamatore a sua insaputa.
Tuttavia, è spettacolare la difesa, classica toppa peggiore del buco, che ha abbozzato Landini all’indomani della figuraccia: “Il mio era un giudizio politico”.
Come possa considerarsi giudizio politico dare, nella sostanza, della zoccola a qualcuna, è un mistero che nessuno riuscirà mai a svelare.





