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L’ANDAMENTO DELL’ECONOMIA RUSSA

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di Paolo Falconio

L’ ANDAMENTO DELL’ ECONOMIA RUSSA

di Paolo Falconio

Membro del Consejo Rector de Honor e conferenziere de la Sociedad de Estudios Internacionales (SEI)

Si sono lette cose curiose sull’economia russa. Premesso che quanto segue non attiene al tenore di vita dei russi, ma all’andamento macroeconomico, da quando è scoppiata la guerra con le conseguenti sanzioni, abbiamo avuto dai grandi operatori di settore compreso il FMI , un fenomeno che potremmo definire annunciazioni di fede “domani la Russia fallisce” o “domani default per mancanza di dollari”; Castronerie come la storia ha già dimostrato. E siccome di recente c’ è stato un calo del rublo e subito sono rispuntati i messaggeri dell’ annunciazione cerchiamo di dare un macro quadro asettico della situazione russa.

Dall’ultimo rapporto della Banca Centrale Russa ( guidata da Ėl’vira Nabiullina, una Persona molto stimata anche in Occidente e che ha tenuto testa allo stesso Putin) l’ inflazione è all’ 8.5%, forse 9.5%. I salari sono aumentati più dell’ inflazione tanto che il problema che ha la banca nel contenimento dell’ inflazione è il coordinamento con la politica fiscale e salariale perché si ritrova con una domanda interna molto più alta dell’ offerta e questo è anche il motivo per il quale non si ha interesse ad avere un rublo pesante. il paniere dei beni di primo consumo è stato oggetto di inflazione a partire dal burro, ma anche con fenomeni di diminuzione del prezzo su altri generi di base (una minoranza).

Il discorso è diverso quando si devono acquistare componentistica e tecnologia dall’ estero, dove i russi pagano in sovrapprezzo dovuto alle sanzioni. A questo proposito vale la pena riportare che il 60% della componentistica elettronica dei sistemi d’arma russi proviene dalla Cina e dall’Occidente. Altro elemento da valutare sono i tassi di interesse che sono prossimi al 20% e che obiettivamente rischiano di ingessare l’ economia e mangiarsi parte dei profitti. Ma a prescindere dal fatto sono tassi in linea con quelli di un Paese in guerra e funzionali al contenimento dell’ inflazione che è la priorità della Banca Centrale, rappresentano un problema relativo che riguarda principalmente i grandi gruppi con cicli molto lunghi dove però l’ intervento dello Stato è consentito.

Il PIL è cresciuto del 4% ed è cresciuto perché la Russia non ha mai sviluppato una vera economia industriale (al di fuori dell’industria pesante di derivazione sovietica) e  manifatturiera sul modello occidentale (elettronica, e produzione di beni e servizi vari e quindi parte del terziario ), ma possiede il 10% di tutte le risorse mondiali, quindi una industria estrattiva a cui certo non mancano clienti. Sono tra i principali produttori di grano , monopolisti nel settore dei fertilizzanti(tanto che non sono compiti da Sanzioni).

E’ ovvio che le sanzioni anche se male applicate hanno inciso nei profitti, ma non in modo tale da provocare un collasso. L’ unico settore che ha subito una forte contrazione è quello delle vendite delle armi all’ estero, in quanto l’ apparato industriale è assorbito dal conflitto ucraino. Solo un fantasista potrebbe pensare che il rublo possa precipitare(abbiamo assistito alla semplice schizofrenia dei mercati alla notizia delle sanzioni su Gazprom)tanto che ha recuperato già molto nei due giorni successivi, oltretutto il problema dei russi è di evitare un rublo pesante che aggraverebbe proprio l’inflazione e complicherebbe le esportazioni con quelle economie che hanno valute meno forti di quella europea e americana.

Sicuramente un’economia in tensione, ma sanzioni male applicate, (quando non aggirate) e inadatte ad incidere su una Nazione priva di un complesso industriale sviluppato e diversificato, tipico dei modelli occidentali, lasciano pensare che il default russo al momento sia poco realistico.

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  • Redazione

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