Home Politica LA TRATTATIVA E IL “PUNTO DI CADUTA”

LA TRATTATIVA E IL “PUNTO DI CADUTA”

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Non ho mai fatto il sindacalista, ma mi sono occupato di trattative sindacali da giornalista quando le trattative si facevano. Erano gli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso e dello scorso millennio. Qualche eone fa.

Gli accordi si facevano prima, si concludevano e si firmavano. Poi si inscenava la sceneggiata del tavolo delle trattative, con i sindacalisti e i rappresentanti dei datori di lavoro racchiusi in una sala piena di fumo (allora si fumava e la cortina fumogena era garanzia di fervide trattative). I portacenere si riempivano. I sindacalisti uscivano e entravano nervosamente (si fa per dire) dalla sala per informare i lavoratori in attesa.

Il sottoscritto telefonava al direttore dell’Associazione Industriali (nelle cui sale si teneva il teatrino) per sapere se era finita, perché il giornale doveva andare in macchina, ma regolarmente bisognava aspettare il giorno dopo, perché il copione prevedeva la sceneggiata dello sfinimento fino al “punto di caduta”,

Sfinimento, punto di caduta, portacenere pieni. Le due di notte. Tutto come da copione. Grande trattativa.

Credo vada così anche per la trattativa in corso tra Russia e Usa. Nessuno mi convincerà mai che gli Usa (intesi come la struttura) e la Russia (intesa come la struttura) non stiano trattando da tempo, misurandosi, fiutandosi, verificandosi. Forse l’accordo è già stato raggiunto.

Ora va in scena il tavolo, si riempiono i portacenere, si interpella Zelensky, si ascolta la flebile voce degli europei (in ferie sulla Montagna Incantata per curare la gesuitica petite tache humide al cervello), il tutto in attesa del “punto di caduta”.

Ed eccoci giunti alla sceneggiata.

Trump: “La Russia deve fermare subito questa guerra ridicola con l’Ucraina”.

Donald Trump alza la voce, per il terzo giorno consecutivo, e invia un messaggio perentorio a Vladimir Putin. Il presidente degli Stati Uniti, dal social Truth, si rivolge al leader del Cremlino con un ‘robusto’ appello alla pace immediata. “Se non facciamo un accordo, e se non lo facciamo presto, non ho altra scelta che introdurre tasse e dazi, sanzioni a un alto livello su qualsiasi cosa sia venduto dalla Russia agli Stati Uniti e a diversi altri Paesi partecipanti”, dice Trump, con parole che seguono la linea tracciata già nella giornata dell’insediamento alla Casa Bianca, il 20 gennaio.

“Non voglio fare del male alla Russia. Amo i russi e ho sempre avuto con Putin relazioni molto buone” scrive Trump, ricordando le ingenti perdite della Russia nella Seconda guerra mondiale. “Chiudiamo questa guerra che, se fossi stato presidente, non sarebbe mai iniziata. Possiamo farlo nel modo facile o in quello difficile. E quello facile è sempre il migliore. È il momento di fare un accordo. Non devono essere perse altre vite umane”.

E Zelensky? Il presidente degli Stati Uniti aveva già detto che l’Ucraina sarebbe pronta a negoziare. “Zelensky vuole la pace, me lo ha detto chiaramente” ha ribadito il presidente americano.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha detto all’agenzia Bloomberg che potrebbe avere colloqui con il presidente russo Vladimir Putin se il presidente degli Stati Uniti Donald Trump fornirà all’Ucraina garanzie di sicurezza.

Il senso è: mi affido al mio delegato sindacale. Se lui garantisce, mi siedo al tavolo.

E Putin? La Russia rimane pronta a «un dialogo paritario e reciprocamente rispettoso» con gli Usa, come quello che «ha avuto luogo durante la prima presidenza di Trump». Lo ha detto il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov. «Aspettiamo segnali, che ancora non sono stati ricevuti», ha aggiunto il portavoce, citato dall’agenzia Ria Novosti. 

Quello che non ha capito, o finge di non aver capito, è l’olandese volante. Il Segretario Generale della Nato, Mark Rutte, ha accolto con favore il messaggio lanciato da Donald Trump a Vladimir Putin con la minaccia di ulteriori tariffe e sanzioni se non porrà fine alla guerra in Ucraina. «Sono stato molto, molto contento della posizione di Trump di imporre più sanzioni alla Russia. Sappiamo che l’economia russa sta andando terribilmente male, e le sanzioni aiuteranno», ha detto Rutte in un’intervista alla Cnbc a margine del World Economic Forum di Davos.

Ecco. A Davos, dove l’aria è rarefatta.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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