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LA TRANVATA ELETTORALE

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di Massimo Carugno

Il risultato, quello elettorale, è stato una tranvata sui denti.
Il centrodestra ha fatto cappotto trionfando in Toscana, ad Ancona, città da oltre 30 anni preda della sinistra e anche a Brindisi, lasciando al Pd solo Vicenza.
Alla fine, sommando i risultati del primo turno e del voto siciliano, la maggioranza si fa forte di uno squillante 10 a 4, a parte Terni dove ha vinto un candidato civico, ancorchè di tendenza destrorsa.
Mentre la destra esulta alternandosi tra i toni ormai ampiamente istituzionali della Meloni (che ha da tempo abbandonato quelli barricaderi da pulzella dell’opposizione) e quelli invece come al solito sguaiati di Salvini che ancora non ha capito la differenza tra il Papeete e la tavola rotonda di Palazzo Chigi (quella dove si riunisce il governo per intenderci) a sinistra si leccano le ferite, anzi al Nazareno, perché non mi risulta che oltre al PD ci fossero altre forze di sinistra in campo.
E già perché i risultati rafforzano la linea di azione del governo e bocciano la linea politica dei democratici.
Numeri che, inoltre, rilanciano con forza l’unità del centrodestra a fronte della mesta solitudine del PD e specularmente segnano una brutta battuta d’arresto per la nuova leadership democratica, al battesimo delle urne.
L’esordio elettorale della Schlein è stato un disastro.
“È evidente che da soli non si vince”, ha dichiarato la leader dei Dem, “c’è da ricostruire un campo alternativo, che credibilmente contenda alla destra la vittoria. Ma la responsabilità di costruire questo campo non riguarda solo il Pd.”
Certo che se alla vigilia del voto te ne esci con una dichiarazione con la quale affermi che bisogna alzare le tasse sulla casa e sulle successioni più che altro verrebbe da dire che “con te non si vince” piuttosto che “da soli non si vince”.
Che poi non s’è capito se quel “da soli” è riferito alla assenza di Conte e dei conticini o aĺla mancanza di altre forze di sinistra funzionali a dare la sensazione di una coalizione.
E già perché se si riferiva a questo secondo aspetto bisognerebbe ricordarle che il PD, ormai dai tempi di Veltroni, fa di tutto per distruggere tutto ciò che lo circonda e per restare il partito unico della sinistra.
No, così...ça va sans dire.
Ma poi c’è da valutare il risultato politico.
Anche quello è stato una tranvata. E già perché, se dalle parti di palazzo Chigi si esulta e sparsi per l’Italia ci sono sindaci e tifosi che stappano bottiglie di spumante, la vittoria che celebrano è nei fatti una sconfitta.
Meno di un elettore su due è andato a votare.
C’è stato un ulteriore calo dell’affluenza: il dato è del 49,64%, in calo di quasi 10 punti rispetto al primo turno (58,39%). La tranvata più tranvata  di tutte.
In buona sostanza i sindaci che hanno vinto sono rappresentativi, bene che gli va, di un quarto dell’elettorato, figuriamoci i perdenti.
Robe che durante la prima Repubblica erano inimmaginabili tanta era la partecipazione dei cittadini al voto ma anche alla vita politica che destava interesse e ingenerava entusiasmi.
Ma qualche domanda, tutti, da destra a sinistra se la pongono?
Ci sarebbe da girarsi attorno e chiedersi quante risposte non vengono date alle tante domande che il paese avanza sui tavoli della politica.
Ci sarebbe da chiedersi cosa vogliono, di cosa hanno bisogno, quegli italiani che vivono nelle aree interne tra le valli alpine e appenniniche e la basse delle pianure italiche, in piccoli centri ridotti ormai a dei meri dormitori.
Ci sarebbe da chiedersi, da quelle parti, quante scuole dovevano essere mantenute, quanti servizi dovevano essere conservati, quante linee di trasporto non dovevano essere chiuse, quanti ospedali dovevano essere potenziati, quanti tribunali non dovevano essere soppressi.
Ci sarebbe da chiedersi quanti italiani non dovevano essere abbandonati.
Giorgia, Elly ve lo diciamo noi, quasi 48 milioni.
De hoc satis.

Autore

  • Redazione

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