Home Opinioni LA TRAGEDIA DI PADERNO E GLI PSICOLOGI DA SALOTTO

LA TRAGEDIA DI PADERNO E GLI PSICOLOGI DA SALOTTO

0

di Elio Truzzolillo
 
Gli psicologici/psichiatri/sociologici da salotto, con il loro carico di banalità consunte, sono forse una componente ineliminabile del nostro sistema mediatico molto basato sulla cronaca nera.
Suggerei comunque di cercare di rimanere entro i limiti della razionalità, della professionalità e del buongusto.
Voglio dire, capisco il bisogno dei giornali di scrivere più articoli possibile su fatti di cronaca tragici che scioccano i lettori, ma il continuo prestarsi, come prezzemolini onnipresenti, credo che squalifichi un pochino la professione.
Succede che c’è un gravissimo fatto di cronaca nera a Paderno di Dugnano in provincia di Milano.
Un ragazzo di 17 anni, apparentemente senza alcun movente, uccide con un coltello padre, madre e fratellino. Dopo brevissimo tempo il ragazzo crolla e confessa agli inquirenti la sua colpa, aggiunge di avere fatto ciò che ha fatto per sentirsi più libero, ma si è accorto subito dopo gli omicidi di non aver raggiunto lo scopo.
Un dramma della psiche umana su cui non mi azzardo neanche a ragionare per mancanza di notizie e di competenze.
Ma volete che il nostro bravo Crepet non abbia già capito tutto poche ore dopo? Ecco che subito concede un’intervista sul perché e sul percome la nostra società sarebbe “morta”, “sfaldata”, “signora mia non si parla più a cena”, ecco ecc..
Evidentemente certi episodi non accadevano molti anni fa perché vivevamo in società perfetta dove qualunque disagio psicologico veniva prontamente intercettato e curato nel migliore dei modi possibili (ci credete davvero? Io credo che la rete socio-sanitaria sia, per quanto deficitaria, più efficiente oggi che 100 anni fa, o no?)
Ma la domanda in fondo è un’altra ed è rivolta agli addetti ai lavori. È professionale per uno psicologo/psichiatra pronunciarsi su questi casi (o inquadrarli sociologicamente) senza avere parlato col soggetto, senza avere letto uno straccio di perizia di un collega, uno straccio di interrogatorio, senza aver ascoltato le testimonianze di amici e conoscenti, senza sapere nulla dell’ambiente in cui è vissuto, senza avere, infine, un minimo di elementi e informazioni su cui basarsi per provare a fare delle analisi ed esprimere delle opinioni?
Io credo non lo sia, e capisco di più il parlare a vanvera di un cittadino comune (ci sta tutto) rispetto a quello di un addetto ai lavori prezzemolino.

Autore

  • Redazione

    Nuovo Giornale Nazionale è una testata Online totalmente indipendente, di proprietà dell’associazione Libera Stampa e Libera Comunicazione LIBERCOM.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui