Home Cultura LA STORIA INSEGNA E FA CAPIRE, I RAPPORTI FRA USA E PCI

LA STORIA INSEGNA E FA CAPIRE, I RAPPORTI FRA USA E PCI

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di Raffaele Romano

Chi avrebbe mai potuto immaginare che i vertici nazionali del Pci avessero rapporti ad alto livello con l’ambasciata americana a Roma e che questa riferisse molto dettagliatamente al Dipartimento di Stato a Washington già dal lontano 1970?

In quell’epoca nessuno avrebbe mai potuto solo sospettarlo eppure dai documenti top secret di CIA e Dipartimento di Stato vengono fuori sempre più prove in tal senso.

Purtroppo, in questo strano paese, chi scrive e pubblica di queste cose viene messo ai margini della “comunicazione” importante.

Sedicenti case editrici, radio, tv e giornali alzano un muro non richiesto dagli americani che, invece, con le loro leggi sull’informazione consentono di poter visionare e, spesso, pubblicare documenti top secret.

In Italia sono pochi a scrivere di “Storia” infatti ad essa di preferisce la “narrazione” che è cosa totalmente diversa. In questo ed in altri articoli vi proporremo molte di queste narrazioni che mistificano per storia per cui tenetevi forte ed iniziamo subito col rapporto “top secret” tenuto dagli USA col presunto pericolo comunista italiano.

Su questo punto vi riporto un’intervista di Stefano Vaccara a Maurizio Molinari, autore del saggio Governo Ombra (Rizzoli, 2012), che fu corrispondente da New York per La Stampa di Torino e attualmente è direttore della Repubblica.

In questa intervista, pubblicata il 15 luglio 2012 sulle pagine del quotidiano Oggi7-America Oggi, si evidenzia come i documenti, da poco desecretati dal Dipartimento di Stato grazie al F.O.I.A. (Freedom for Information Act), portassero alla luce importanti elementi fino ad allora ignoti.

Vaccara chiese a Molinari quali fossero state a suo parere le maggiori sorprese che aveva colto dai documenti a cui aveva avuto accesso e l’intervistato rispose che erano state diverse, ma la più importante riguardava l’alto numero di dirigenti comunisti che avevano stretti rapporti con gli Americani, concludendo che “si percepisce con chiarezza che gli alti funzionari del Pci recapitano a Washington messaggi tesi a illustrare, motivare e dettagliare le politiche del segretario Enrico Berlinguer. Da qui l’ipotesi che Berlinguer fosse al corrente di quanto avveniva e stesse cercando, in qualche maniera, di costruire un legame con l’amministrazione Carter in vista del giorno in cui il Pci avrebbe assunto responsabilità di governo. Ci fu senza dubbio una strategia comunista di dialogo con Washington. È un tema sul quale sappiamo ancora troppo poco e che potrebbe riservarci sorprese”.

Di sorprese al riguardo, però, ve ne sono diverse, come quella relativa all’incontro avvenuto il 13 febbraio del 1978, nel pieno del rapimento di Aldo Moro, tra Giorgio Napolitano e Martin Wenick, all’epoca primo segretario dell’ambascia Usa, che curava i rapporti con il partito comunista tramite Luciano Barca. Di questo incontro Richard Newton Gardner, allora ambasciatore a Villa Taverna, informò gli USA con un telegramma di quattro pagine intitolato Views of Pci Official, riportando le opinioni dell’alto dirigente politico, che evidenziava la preoccupazione del partito comunista per la prolungata durata della crisi, ammettendo che c’erano stati forti contrasti al vertice del partito stesso sul modo di gestire gli effetti del discorso tenuto da Enrico Berlinguer al Comitato Centrale.

Prima di congedarsi, Napolitano avanzò la richiesta di visitare gli Stati Uniti il successivo mese di aprile del 1978 sulla base di inviti che aveva ricevuto dalle università di Princeton, Harvard e Yale. Il funzionario americano mise subito le mani avanti e gli rispose che non c’erano prospettive di incontri con rappresentanti del governo degli Stati Uniti, alla luce della cornice disegnata dalla dichiarazione del 12 gennaio dal Dipartimento di Stato, ufficialmente contrario all’ingresso del Pci nel governo.

A quel punto, però, Napolitano calò il suo asso nella manica e affermò: “Attiro la vostra attenzione sulla moderazione con cui il Pci ha reagito alla dichiarazione del Dipartimento di Stato del 12 gennaio, in evidente contrasto con le posizioni prese da alcuni vostri alleati occidentali”.

Autore

  • Redazione

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