di Gianvito Caldararo
Nessun problema per la Meloni. Quando la Schlein provvide a nominare la sua squadra, disse: “La nuova segreteria è una squadra di grande qualità, specie se confrontata con chi oggi è al governo, che sfideremo su ognuno di questi terreni e temi. Continueremo a voler essere un problema per Giorgia Meloni. La squadra che abbiamo composto, penso che sia il giusto mix fra rinnovamento, apertura e solidità”.
Ad oggi i problemi per la Meloni vengono più dai comportamenti di Salvini, con i continui distinguo e le continue dichiarazioni, che non dalla Schlein e dalla sua squadra. Anzi, le iniziative della Schlein, più che problemi alla Meloni creano situazioni di tensione all’interno del PD. Tanto è avvenuto con la nomina a vice capogruppo del gruppo parlamentare del PD, del deputato Paolo Ciani, che non figura neanche iscritto al PD e che è il leader di Democrazia Solidale (Demos), un piccolissimo partito che si è presentato candidato nelle liste del PD.
L’on. Ciani è stato l’unico del gruppo del PD alla Camera dei deputati che ha votato contro il sostegno e l’invio delle armi all’Ucraina. E’ intervenuto l’on. Piero Fassino a bacchettare l’on. Ciani, e quindi anche la Schlein, dichiarando: “A Putin nessun regalo, il PD stia con l’Ucraina”. Nonostante il voto unanime con il quale è stato eletto Ciani, diverse sono state le critiche su tale scelta, dal momento che Ciani ha preso il posto di Piero De Luca, figlio di Enzo De Luca, attuale governatore della regione Campania. Il secondo mandato di De Luca, scade il 2025, e la Schlein ha già fatto capire di non essere d’accordo per un suo terzo mandato e di voler riformare la leadership del PD campano, riducendo così l’influenza di De Luca sulla regione e nel PD campano.
Sulla nomina di Ciani, la Schlein ha potuto ricevere il sostegno di Rosy Bindi, cioè di colei che da presidente della Commissione Antimafia, definì Enzo De Luca, come “impresentabile”, che da indagato era stato eletto presidente della regione Campania. Ora si assiste ad un ricostituito asse Bindi – Schlein per fare fuori Enzo De Luca, con il rischio di assistere ad una scissione e alla perdita della regione Campania. Già circolano le voci in ordine al fatto che l’on. Piero De Luca, figlio di Enzo De Luca, è quasi sulla via di IV – Italia Viva di Renzi, che proprio oggi inaugura a Napoli una importante Assemblea nazionale, con la quale mira a costituire una maggioranza di liberal democratici, riformisti e popolari per le prossime elezioni europee.
La povera Schlein ha dovuto subire lo smacco sull’annunciata conferenza stampa dedicata ad illustrare le proposte del PD a tutela delle donne e del femminicidio. La Meloni, la brucia sul tempo e il giorno prima convoca il Consiglio dei Ministri e approva un decreto proprio sul femminicidio, vanificando così la conferenza stampa di Elly Schlein. Un altro colpo basso alla Schlein da parte della Meloni giunge sull’abolizione del “Controllo concomitante” della Corte dei Conti, sul quale la Meloni consegue il consenso di giuristi di grande prestigio come Sabino Cassese, Cesare Mirabelli, entrambi emeriti presidenti della Corte Costituzionale, e anche di Luciano Violante, ex magistrato e già esponente di punta del PCI, PDS, DS, nonché presidente della Camera dei deputati.
Tra l’altro, qualcuna aveva fatto osservare alla Schlein, che il “Controllo concomitante” della Corte dei Conti, a ben vedere, era stato già di fatto eliminato dal Governo Draghi, con il decreto legge n. 77 del maggio 2021, regolarmente convertito con legge n. 108/2021, quando aveva definito la ” Governance del PNRR e le misure di rafforzamento delle strutture amministrative, di accelerazione e snellimento delle procedure”, unitamente allo schema di coordinamento, gestione, attuazione, monitoraggio e controllo del PNRR.
Quindi, l’essersi schierati a difesa del “Controllo concomitante”, è stata vista come una battaglia di retroguardia e senza senso, cioè di una forza politica che anziché battersi per lo snellimento delle procedure per la più efficace e tempestiva realizzazione del PNRR, si schierava per una inutile duplicazione dei controlli, già aboliti dal Governo Draghi, al quale non era mancato il sostegno del PD.
Tale contraddizione è stata fatta rilevare alla Schlein, anche da tre importanti sindaci del suo stesso partito, Giorgio Gori, sindaco di Bergamo, Mattia Palazzi, sindaco di Mantova e Giacomo Possamai, sindaco di Vicenza, che non hanno condiviso l’accusa di “deriva ungherese” indirizzata al Governo Meloni.
Pare che in questi ultimi tempi, sono aumentate le sofferenze di diversi esponenti della vecchia guardia, che pure hanno sostenuto la Schlein nella battaglia congressuale contro Bonaccini. Alcuni esponenti del PD, sono preoccupati della opposizione della Schlein alla Meloni e al suo Governo, con la immancabile accusa di “fascismo” su qualsiasi problema che viene affrontato. Un modo di opposizione che non aiuta i cittadini, che non aiuta assolutamente a sconfiggere la destra, ma che aiuta solo a far vendere più copie del libro di Michela Murgia dal titolo “Le Tre Ciotole”, e quello di Roberto Saviano, dal titolo “Sono ancora vivo”.
Si parla di un PD sull’orlo di una crisi di nervi, del quale sono preoccupati esponenti come Provenzano, lo stesso Boccia e anche Orlando. In attesa dei risultati alle elezioni regionali del Molise, in questi ultimi sondaggi è stato rilevato un pericoloso fenomeno e cioè che non è più il PD che prende consensi dal M5S, ma esattamente il contrario. Di questo passo si allontana sempre di più il cosiddetto “campo largo”, si consolida la forza della Meloni e si allontana il tempo di una reale alternativa. Sullo sfondo resta sempre la possibilità di vedere nascere “Il Terzo Polo”, cioè un partito riformista e atlantista che parta dai territori e dai sindaci.




