Il modello spagnolo (Spiegato bene, fino in fondo)
Quando si evoca la Spagna come faro della transizione energetica, voluta da Pedro Sánchez, il ragionamento fila via liscio solo se ci si ferma ai comunicati stampa elegiaci. La realtà tecnica, racconta una storia assai più farraginosa.
Partiamo dai fatti positivi, perché negarli sarebbe intellettualmente disonesto: nel 2024 le fonti rinnovabili hanno coperto il 56,8% della generazione elettrica spagnola, massimo storico, con un incremento del 10,3% rispetto all’anno precedente. Risultato reale.
Bravo Pedro.
Adesso però parliamo dei 6 punti che i laudatores sistematicamente obliterano.
Lo storage è inesistente
La capacità di accumulo installata nel 2024 ammontava a 3.356 MW, di cui 3.331 MW di pompaggio idroelettrico e appena 25 MW di batterie: venticinque megawatt in un sistema che ha aggiunto 7,3 GW di nuova capacità rinnovabile nel solo 2024. Il gap tra generazione installata e capacità di accumulo è un abisso, non una lacuna transitoria.
I prezzi negativi sono un sintomo
Nel 2024 la Spagna ha registrato 196 ore di prezzi negativi e 527 ore a prezzo zero: quasi un mese intero di condizioni non remunerative per i produttori. Si produce energia che il sistema non sa dove mettere, e i generatori la cedono pagando per disperderla, pur di restare in rete.
Il fenomeno ha un nome tecnico: cannibalizzazione dei prezzi. I PPA spagnoli sono scivolati sotto i 30-35 €/MWh, con le banche che ridefiniscono l’esposizione ai progetti green.
Il gas fa il lavoro sporco (nell’ombra)
Tra il 2021 e il 2024 le centrali a gas hanno fornito solo il 25% della generazione spagnola ma il 75% dei servizi di bilanciamento della rete. Il gas non sparisce dalla bolletta e si sposta nel mercato delle restrizioni tecniche, dove il costo è meno visibile.
Nel maggio 2025 quel mercato ha rappresentato il 57% del prezzo finale dell’elettricità, rispetto al 14% dell’anno precedente.
Il curtailment: energia buttata via
Il curtailment è il taglio forzato della produzione rinnovabile: quando sole e vento generano più energia di quanta la rete riesca ad assorbire o trasportare, l’operatore ordina ai pannelli e alle turbine di ridurre l’output.
L’energia è disponibile, ma viene deliberatamente sprecata perché il sistema non ha né lo storage per accumularla né le linee per spostarla. In Spagna questo fenomeno è salito dallo 0,4% della generazione nel 2021 per poi accelerare al 7,2% tra maggio e luglio 2025. Capitale investito che non genera reddito, in un sistema presentato come modello di efficienza.
L’Apagon del 28 aprile 2025
Alle 12:33 del 28 aprile 2025 la rete iberica è collassata in meno di novanta secondi. Cinquanta milioni di persone senza corrente, fino a venti ore in alcune aree. Al momento del collasso le rinnovabili coprivano il 78% della generazione, il solare da solo al 59%.
Il rapporto finale ENTSO-E di marzo 2026 ha individuato la causa in oscillazioni, lacune nel controllo della tensione e disconnessioni a cascata, con segnali di instabilità già il 16, il 22 e il 24 aprile, ignorati dall’operatore. Otto morti. Danni economici stimati tra 1,6 miliardi (CEOE) e 4,5 miliardi di euro (RBC Capital Markets).
Lo sbalzo di tensione: il costo invisibile
Il blackout è l’anticlimax visibile di una patologia reticolare più pervasiva. La rete spagnola con i suoi limiti strutturali è la più instabile d’Europa.
Per i consumatori domestici: overvoltage che brucia elettrodomestici e apparecchiature biomediche, tre morti in Galizia per monossido da generatore usato per dispositivi medici. Per l’industria pesante: forni elettrici interrotti bruscamente, 25 milioni di perdite stimate per metallurgia e carta, 125 milioni rivendicati dalla sola Repsol.
Per PMI e filiera digitale: server corrotti, pagamenti paralizzati, calo del 34% nella spesa durante overvoltage per i POS in tilt.
Il “modello spagnolo” nella versione propagandistica seleziona i dati favorevoli e sorvola su tutto il resto. Quando la tensione oscilla, non bruciano solo diodi e fusibili: bruciano acciaierie, dializzatori e tanto altro oltre al frigo di casa o alla TV. Presentarlo come modello senza queste premesse non è divulgazione.
È propaganda verde (fatta male).
P.S.: Senza il nucleare, che in Spagna conta 7 reattori attivi, gli impatti sulla instabilità della rete sarebbero ancora più dannosi.





