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LA SITUAZIONE RELATIVA AL CONFLITTO RUSSO UCRAINO

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di Sergio Restelli

La situazione diplomatica attorno al conflitto russo-ucraino, alla luce della proposta di tregua avanzata da Vladimir Putin e delle reazioni contrastanti della comunità internazionale, mostra quanto fragile e complesso sia il cammino verso una possibile risoluzione.

Da un lato, l’entusiasmo dell’amministrazione Trump per un presunto spiraglio di pace; dall’altro, la cauta freddezza di leader europei come Macron, Merz e Tusk, che leggono dietro le aperture russe una mossa tattica piuttosto che un autentico cambiamento di rotta.

Putin e la proposta del 15 maggio: strategia o svolta?

La proposta di Putin per colloqui diretti a Istanbul a partire dal 15 maggio appare, in superficie, come un’apertura diplomatica. Ma l’assenza di un cessate il fuoco immediato e incondizionato ne mina la credibilità.

I leader europei leggono questa offerta come un tentativo di guadagnare tempo, riorganizzare le forze sul campo e disperdere il consenso crescente intorno alla proposta occidentale. Dopo più di tre anni di guerra, il Cremlino si trova in una posizione sempre più ambigua: da un lato continua a guadagnare terreno nelle zone orientali del Donbas, dall’altro subisce crescenti pressioni interne (soprattutto economiche e demografiche) e diplomatiche. Putin sa bene che un conflitto congelato potrebbe offrire a Mosca una parvenza di vittoria sul piano territoriale senza dover sostenere ulteriori perdite in una guerra sempre più logorante.

L’entusiasmo di Trump: calcolo elettorale e visione pragmatica

L’ottimismo espresso da Donald Trump, che parla di “giorno potenzialmente grandioso” si inserisce perfettamente nel suo stile comunicativo, diretto e semplificato. Ma c’è una logica politica dietro il tono trionfante: Trump punta a presentarsi come l’unico leader capace di “fermare le guerre” e riportare gli Stati Uniti a un ruolo di mediazione globale, in linea con la sua narrazione di America First e anti-interventismo. Il suo inviato, Keith Kellogg, ha chiarito la posizione americana: prima un cessate il fuoco di 30 giorni, poi i negoziati. Questo approccio, sebbene in linea con gli appelli europei, è tuttavia svuotato di potere coercitivo: gli Stati Uniti, sotto Trump, tendono a ritirarsi da alleanze multilaterali e preferiscono agire bilateralmente, il che complica le possibilità di un’azione internazionale coordinata.

L’Europa tra prudenza e principio: il ruolo di Macron, Merz e Tusk

I leader europei, Macron, Merz e Tusk, restano su una linea più rigorosa, chiedendo il cessate il fuoco come condizione sine qua non per l’avvio delle trattative. Questa posizione si fonda su un principio fondamentale del diritto internazionale umanitario: non si può negoziare con le armi ancora in pugno, specialmente se la parte aggredita ha già accettato di fermare il fuoco senza condizioni. Macron, in particolare, interpreta il comportamento di Putin come un gesto dilatorio. Tornato da una missione in Ucraina, ha parlato di “segnale positivo ma insufficiente”. L’Unione Europea, pur divisa su alcuni dettagli strategici, sembra unita nel chiedere che Mosca fermi le operazioni militari come premessa imprescindibile. Questo blocco, tuttavia, rischia di essere letto da Mosca come debolezza, se non accompagnato da pressioni concrete.

Le prospettive geopolitiche

Gli scenari possibili fanno ipotizzare una tregua effettiva e l’avvio dei negoziati. Se Putin dovesse accettare un cessate il fuoco incondizionato, anche solo parziale o temporaneo, si aprirebbe una finestra importante per la diplomazia.

I colloqui di Istanbul potrebbero portare a un armistizio prolungato, magari lungo le linee di controllo attuali, che cristallizzerebbe però l’occupazione russa di parte del Donbas e della costa meridionale.

Stallo diplomatico e prosecuzione della guerra a bassa intensità

L’ipotesi più realistica, al momento, è quella di un conflitto congelato, con scontri a bassa intensità ma continui, e senza veri progressi diplomatici.

In questo scenario, Russia e Ucraina continuerebbero a combattersi per logoramento, mentre l’Occidente e la Cina si sfidano indirettamente nel sostenere le parti in causa.

Esplosione del conflitto su scala maggiore

Resta un’ipotesi minoritaria ma pericolosa: un’escalation, magari legata a un episodio grave (un bombardamento su larga scala o un attacco a una centrale nucleare), che costringa la NATO a risposte più dirette. Questa opzione potrebbe verificarsi se la Russia percepisse che il fronte occidentale si sta sfaldando o se l’Ucraina lanciasse una controffensiva massiccia.

La pace tra propaganda e realismo

In sintesi, la proposta russa e le reazioni occidentali riflettono due visioni contrapposte della pace.  Per Trump, essa è una questione di pragmatismo e marketing geopolitico.  Per l’Europa ,è una questione di principio e sicurezza collettiva. Nel mezzo, l’Ucraina continua a combattere e a morire.

Qualsiasi apertura, per essere credibile, dovrà passare da un gesto chiaro: il silenzio delle armi. Senza questo, ogni proposta è solo propaganda.

Autore

  • Redazione

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