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LA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA, RENDE TUTTI AUTONOMI

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La riforma della giustizia serve a rendere la politica indipendente e autonoma dai magistrati.
A che serve? Dicono coloro che non la capiscono e coloro che la capiscono troppo bene e contestano perché capiscono.
L’accusa principale è che questo sarebbe il primo passo per arrivare a poi assoggettare le Procure al Governo.
Non è scritto da nessuna parte, ma dicono che è il passo logico successivo.

Però sono gli stessi, quasi sempre, che usano anche l’argomento opposto, cioè, il Pm autonomo, con Csm autonomo, renderebbe il Pm stesso troppo potente. Troppo.
Cioè, la tesi è, sarebbe, prima mi dai super poteri e poi me lo togli.
Cioè, me li dai per togliermeli.
Sembra illogico. Ma non del tutto.
Anche se non nel senso dell’accusa.
Poi vediamo.
Altra tesi è: ma le carriere sono già divise. Con la Cartabia. Un solo passaggio da una parte all’altra. 20 o 30 passaggi circa all’anno. Lo 0.3 del totale dei magistrati. Quindi riforma inutile.
Quindi tendenziosa.
Ma quello è il filo che rende ancora pari chi accusa e chi giudica. Chiaro?
Altra tesi: i giudici assolvono nel 65% dei casi dalle accuse dei magistrati. Quindi non c’è né dipendenza né connivenza fra magistrato e giudice.
Ma non si può portare una patologia a diventare argomento per non curare. Chiaro?
Altra tesi: i cittadini non ci guadagnano nulla dalla riforma, i tempi dei processi, ect ect….
Beh, tesi bizzarra. Il cittadino ci guadagna se il giudice che lo giudica non è collega, magari di corrente, di chi lo accusa.
Ecco!
La situazione è paradossale, perché il non detto, in questa vicenda, sovrasta il detto.
Da tutte le parti.
Io ne scelgo una. Voto Si. Ma provo a dire.
La questione di fondo, non detta, ma compresa dagli interessati, della riforma, è il cambio di status del Pm.
lo status. Questo è il punto.
Lo status del Pm che è pari oggi a quello del giudice terzo che giudica.
Status che porta su con sé tutta la filiera del processo fuori dal processo, quello mediatico, quello politico giudiziario, l’uso politico dell’accusa, le sentenze anticipate, come diceva Borrelli. Che assume peso politico primario, che cambia il corso della politica e della democrazia, che cambia gli equilibri dei poteri. Mettendo sopra, sullo stesso piano, più in alto, Terzo e Quarto potere: potere giudiziario e potere mediatico.
Sopra tutto.
La conseguenza, della Riforma, nel medio e lungo periodo (attenzione, medio e lungo…) sarà, potrà essere, non è detto, ci dovrebbero essere ulteriori interventi, sulla responsabilità civile, il ridimensionamento dello status di tutta la filiera che si regge sull’accusa. Fuori e prima del processo.
Se l’accusa è pari alla difesa, le azioni dell’accusa, col tempo, saranno valutate diversamente. Incideranno in maniera diversa nei processi politici e democratici.
Sto parlando di un processo che è culturale prima di tutto. E che sarà lungo, non facciamoci troppe illusioni. E che avrà bisogno di ulteriori interventi. E di una maturazione anche delle forze politiche che devono imparare a non usare contro gli altri ciò che non vogliono sia usato contro di sé.
E la stampa, i media, bisogna sperare possa succedere qualcosa anche lì. Perché sono portatori di illegalità (la pubblicazione delle notizie che arrivano, illegalmente, solo dall’accusa) e amplificatori del caos.
La politica.
Ecco, la riforma è una occasione, per la politica, di tornare ad essere autonoma. Per non dipendere più dal giustizia politica. Dal circo mediatico giudiziario. Da un avviso di garanzia. Da un arresto ingiusto.
Una occasione. Non una certezza.
Non è in discussione in questa vicenda l’autonomia della magistratura.
Ma l’autonomia della politica dalla magistratura e dalla giustizia ridotta in Talk.

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