
di Raffaele Romano
Salvini forse non sa che chi semina vento raccoglie tempesta.
Premesso che ritengo una follia l’apertura di un processo e una richiesta di condanna di 6 anni, vorrei ricordare, con riferimento all’incipit dell’articolo, che il suo “partito” il 16 marzo 1993 sventolò con il signor Luca Leoni Orsenigo a Montecitorio un cappio per portare alle forche i politici. Da allora è stata un’escalation che li ha posti, con vari nomi di partito, ora alla testa di un’inesistente Padania e, poi, dell’Italia. La sua smania di governare, pensando di saper gestire il potere, la fece alleare addirittura coi giacobini 5 stelle e, per premio, si beccò la vice presidenza del Consiglio, 5 ministri, 3 vice ministri e ben 15 sottosegretari. Ora si trova da solo anche se i suoi provvedimenti avrebbero dovuto trascinare Conte e i grillini in processo accanto a lei.
Purtroppo “costoro” essendo “giustizialisti” sono alleati delle procure e, quindi, non vengono toccati come quelli del Pd. Di pari passo si assiste a Toti che patteggia a Genova arrendendosi senza neanche provare a lottare il tutto, sembra, per spianare la strada ad Andrea Orlando della vecchia scuola degli intoccabili comunisti.
La ONG Open Arms spagnola, credo, che si diverta dove il suo fondatore Òscar Camps, un ex proprietario di una società di bagnini in Spagna, si starà sicuramente divertendo nel guardare quello che è stato capace di combinare. Senza dimenticare la lotta fra grullaggine e paraculaggine a cui abbiamo dovuto assistere fra l’ex ministro della cultura e la sua, ormai, ex. Per non farci mancare nulla si assiste, in contemporanea, alla farsa sull’Ilva che fa da contraltare all’imprenditore friulano Paolo Calligaris al sesto grado di giudizio: sarà nuovamente processato dalla Corte d’Assise d’Appello di Venezia. E ora ci sarà l’appello ter, davanti a un’altra sezione della Corte d’Assise d’Appello di Venezia per l’omicidio di Tatiana Tulissi avvenuto nel lontano 2008. In contemporanea ci sono le aggressioni a medici ed infermieri aggrediti ovunque e comunque senza che nessuno invochi un ritorno al controllo del territorio abbandonato dagli oltre 500.000 addetti alle molteplici polizie italiche in tutt’altre faccende affaccendati.
Però, in compenso, abbiamo il nuovo e pungente massimalismo semi rivoluzionario verbale di Maurizio Landini a cui si aggrappa la Elly Schlein nel tentativo inutile di convincere Giuseppi Conte che, nel frattempo, litiga con l’ex comico Beppe Grillo impegnato nel processo del figlio Ciro di cui non arrivano più notizie dalla procura sarda. Nel frattempo a far da sponda a Landini provvede Silvio Orlando il quale dichiara che la sua “Napoli è minacciata dal turismo” dimostrando le sue profonde conoscenze economiche e dimenticando quando ci “infastidiva” con Zanzibar una sitcom italiana che andò in onda su Italia 1 dal nel 1988 per 41 episodi, allora il datore di lavoro Berlusconi gli andava bene. Però, superando ogni limite, un altro tribunale manda Vallanzasca in una RSA con 4 ergastoli e molti anni da scontare.
Come ricordavo in precedenti articoli l’Unione europea è governata, piaccia o non piaccia, dal 1958 da liberali, socialisti e democristiani e la proposta di Raffaele Fitto dimostra che sarà stata Ursula a usare a suo piacimento Giorgia e non il contrario come pensava ingenuamente il nostro capo di governo. E se Fitto avrà la delega all’Economia sarà chiamato ad esercitare il massimo del rigore nell’applicazione del nuovo Patto di Stabilità. La signora Meloni nel dover fare un nome accettabile, anche se non è ancora detto che passi, ha dovuto attingere alla famiglia democristiana che ha visto il suo rampollo bravo e preparato come chiave passpartout per poter sperare di avere uno strapuntino in UE.
Mentre nel mondo ed in Europa le cose da fare sono enormi ed epocali qui ci si trastullava anche sulle carte bollate in casa grillina e le vicende familiari delle sorelle Meloni con una separazione a mezzo stampa. È cosa nota che l’orribile bipolarismo italico che non ha mai generato veri partiti politici e né, tanto meno, classi dirigenti dimostrerà ancor più ora che a Roma i governi cadono per implosione. Nell’arte di governare del socialista Blair ha affermato che “È il destino di ogni leader: all’inizio sei meno capace e più popolare. Con il tempo diventi molto più capace, e molto più impopolare”. Ma qui si sono incartati addirittura su stabilimenti e taxi incapaci di sottrarre un malato monopolio a due delle tante categorie di corporazioni che affliggono questo Paese.





