Dunque chiedersi il perché della immensa contraddizione costituita da importanti indici di sviluppo positivi e da apprezzamenti internazionali che cozzano contro le molte crisi che permangono gravi sarebbe un giudizio a favore del Governo.
No, cari compagni: non ci siamo. Sono indisponibile a sciacquarmi la coscienza facendo finta di non capire di non essere stati capaci, come sinistra, di predisporre anche un solo abbozzo di programma e di progetto economico-sociale; e di assolvermi dicendo che è tutta colpa di Meloni.
Non sono d’accordo ad ignorare, per fideismo, dati che segnalano un mondo in tumulto, reso sregolato da anni di politiche sbagliate, che va dunque regolato e non solo condannato. Dire cha aumenta la povertà in Italia, tacendo della serie storica dei dati sulla povertà, e mostrandolo come fenomeno generale, ignorando che per esempio Milano segna un valore aggiunto che sfiora il doppio della media nazionale, un indice raggiunto attualmente in Europa solo da 19 “province” dell’Unione sulle 1.165 totali, significa ignorare che il vero problema è dove e perché si è, nel tempo, addensata e dove oggi si addensa la povertà e perché. E che dunque le politiche da proporre sono tutt’altro che accuse generiche di inefficienza del Governo.
Non leggere i dati sulla contraddizione del Sud che cresce più di ogni altra aggregazione regionale, con un valore aggiunto prodotto di almeno il 50% in più del Nord; e tuttavia con una ricchezza prodotta procapite che vede il Nord con un 90% in più del Sud; non legare questo ai dati Svimez 2022, peraltro in buona compagnia di istituti di analisi, che testimoniano come sulla produzione di ricchezza il doppio shock Covid/Ucraina avesse determinato un aumento di forbice tra Sud e Nord, e cioè esattamente il contrario di quello avutosi nel biennio successivo nonostante vi fossero unanimi previsioni di andamenti in negativo per il Sud, significa correre il rischio di non capire cosa è successo al Sud, quali sono le vere carenze, quale progetto immaginare. E magari considerare keynesiana e dunque da ripetere l’iniziativa del superbonus o del reddito di cittadinanza.
Questo significa riconoscere qualche merito al Governo? Ed allora? Basterebbe questo per impedire o solo limitare la battaglia politica se la si vuole fare seriamente e non da rissa?
Mi sento tanto profondamente convinto della giustezza di un mondo come lo vuole quella cultura socialista, tante volte da me ricordata, da non temer assolutamente di concedere all’avversario “l’onore” di aver fatto qualcosa di buono.
Parlo per me. E dunque confermo: non ci siamo.




