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La primavera strategica di Giacarta

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Giacarta

L’Indonesia si aggiudica importanti accordi nel campo della difesa

L’Indonesia ha recentemente dimostrato notevole agilità diplomatica e ambizione di modernizzazione militare, siglando importanti accordi di difesa tra febbraio e aprile 2026.

Tali accordi segnano un cambiamento significativo nella politica estera di Giacarta, passando dal tradizionale non allineamento a una strategia pragmatica multilaterale volta a garantire la sovranità sul suo vasto arcipelago.

Gli accordi coinvolgono diversi continenti, tra cui Francia, Turchia e Giappone, e riguardano aerei da combattimento avanzati, droni (UAV) e navi militari.

Per una nazione a lungo dipendente da un mix eterogeneo di equipaggiamenti obsoleti e di provenienza diversa, questa offensiva di approvvigionamento rappresenta una svolta decisiva.

Il primo, e probabilmente il più importante, accordo è stato siglato all’inizio di febbraio con la ratifica definitiva di un contratto a lungo atteso per 42 caccia Dassault Rafale.

Sebbene un accordo preliminare fosse stato annunciato nel 2022, la firma definitiva a Giacarta il mese scorso include disposizioni per il trasferimento di tecnologia e la costruzione di strutture di manutenzione a Bandung.

Il Ministro della Difesa indonesiano Prabowo Subianto ha sottolineato l’importanza dell’accordo, affermando: “Non si tratta di un semplice acquisto; è il fondamento di un futuro ecosistema aerospaziale”.

L’accordo da 8,1 miliardi di euro comprende i missili MBDA e un pacchetto di supporto ventennale. Gli analisti prevedono che il Rafale sostituirà gradualmente le flotte di F-16 di fabbricazione americana e Su-27/30 di fabbricazione russa, standardizzando l’Aeronautica Militare su un unico modello di prima linea.

Solo poche settimane dopo, durante una visita del presidente turco Recep Tayyip Erdoğan a Giacarta, l’Indonesia e il gigante turco della difesa Baykar hanno siglato un accordo di joint venture per la coproduzione del drone ANKA-3, un velivolo a pilotaggio remoto a media altitudine e lunga autonomia.

A differenza dei precedenti accordi di importazione, questo prevede la costruzione di uno stabilimento per l’assemblaggio finale e la produzione di componenti in materiale composito a Subang, Giava Occidentale.

L’ANKA-3, capace di trasportare 350 kg di munizioni con un’autonomia di 24 ore, migliorerà la sorveglianza sui confini remoti dell’Indonesia in Kalimantan, Papua e nel Mar di Natuna.

Per la Turchia, l’accordo rafforza la sua posizione di esportatore emergente nel settore della difesa verso il mondo musulmano. Per l’Indonesia, segna un passo fondamentale verso l’autosufficienza, con l’obbligo di raggiungere il 40% di contenuto locale entro cinque anni.

L’accordo più delicato dal punto di vista geopolitico è stato firmato nel maggio 2026, quando Indonesia e Giappone hanno siglato un Accordo di acquisizione e assistenza reciproca (ACSA) e un contratto separato per quattro fregate multiruolo di classe Mogami.

Questa mossa rappresenta la più importante esportazione militare di Tokyo verso il Sud-est asiatico da quando la sua costituzione pacifista postbellica è stata reinterpretata nel 2014.

Le fregate Mogami, dotate di radar AESA e capacità antisommergibile, colmeranno una lacuna critica nella Flotta Orientale indonesiana. Oltre all’equipaggiamento, l’ACSA consente il supporto logistico reciproco – carburante, munizioni e pezzi di ricambio – tra le forze armate dei due Paesi durante esercitazioni congiunte o missioni umanitarie.

Con questa mossa, Giacarta invia un segnale chiaro a Pechino: bilancerà la sua tradizionale dipendenza economica dalla Cina con partenariati di sicurezza a tutto campo.

Tuttavia, gli esperti mettono in guardia contro un trionfo prematuro. La storia degli appalti per la difesa indonesiani è costellata di contratti bloccati e deficit di bilancio. Il valore complessivo di questi tre accordi supera i 15 miliardi di dollari, una quota significativa del bilancio della difesa del Paese per il prossimo decennio.

Permangono dubbi sulla prontezza delle infrastrutture, sulla rivalità tra le diverse forze armate e sulla capacità di addestrare gli equipaggi e mantenere catene di approvvigionamento eterogenee.

Inoltre, l’Indonesia continua a cercare di modernizzare la sua flotta di sottomarini con la Corea del Sud e sta ancora negoziando con l’Australia la manutenzione, da tempo rimandata, dei suoi aerei da trasporto C-130 Hercules.

Il Ministro della Difesa Prabowo, ampiamente considerato un potenziale futuro presidente, ha difeso la rapidità con cui si stanno svolgendo gli accordi.

«Non ci stiamo armando per la guerra. Ci stiamo armando per la deterrenza. Un arcipelago di 17.000 isole con un’economia blu in crescita deve essere in grado di proteggere la sua popolazione e le sue risorse, dalla pesca illegale alle incursioni straniere».

Mentre le tensioni nell’Indo-Pacifico si acuiscono, dal Mar Cinese Meridionale allo Stretto di Taiwan, la rapida azione diplomatica dell’Indonesia in materia di difesa suggerisce che il più grande Stato arcipelagico del mondo non si accontenta più di rimanere a guardare.

Autore

  • Carlo Marino

    Carlo MarinoCarlo Marino, Ph.D., Journalist Stampa Estera. Direttore Scientifico della Collana di linguistica, Storia e Antropologia Eurasiatica - De Frede Editore Napoli. Il Faro di Roma, Sala Stampa Santa Sede. Correspondent of European News Agency. Reporters.de. AgoraVox.fr, Nuovo Giornale Nazionale, Eurasiaticanews.eu, La Maschera di Tespi, De Regimine Litterarum. Scrittore.

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