Il titolo di questo pezzo l’ho copiato dal libro di Fruttero e Lucentini “La prevalenza del cretino” edito da Mondadori nel 1985. Ogni riferimento al “cognato” d’Italia è voluto.
Dicevano Fruttero e Lucentini nell’incipit del loro best-seller: “Il cretino è imperturbabile, la sua forza vincente sta nel fatto di non sapere di essere tale, di non vedersi e né mai dubitare di sé. Lui non cadrà mai dal palo, girerà su stesso all’infinito svelando il ghigno del delirio e della follia”. La foto, invece, che ho riprodotto qui sotto è, invece, di Luciano De Crescenzo, scattata a Napoli negli anni ’50 e riproduce un poveraccio su una scalinata dei Quartieri Spagnoli che chiede la carità perché ridotto in quello stato dal “cognato” come si legge nel cartello.
Ergo bisogna fare attenzione ai cognati, sono pericolosi per sé ma, soprattutto, per gli altri. Un’attenzione non messa in pratica dalla nostra Premier che finora ha campato di rendita su una opposizione inesistente, ma che le maggiori rogne se le è dovute sbrogliare in famiglia. Prima il “marito” col ciuffo che si comporta in televisione come l’ultimo dei bulli del quartierino, poi la sorella Arianna, nominata “ex cathedra”, praticamente segretaria del partito con la responsabilità dei cordoni della borsa e del tesseramento, poi il cognato, marito della sorella appunto, Francesco Lollobrigida, fatto ministro della Repubblica per meriti sconosciuti ai più, ma evidentemente ben noti alla cognata Premier.
Se ne stessero zitti tutti questi parenti si potrebbe sorvolare, sempre meglio del famoso cavallo di Caligola, ma non ci riescono. Lollobrigida poi è entrato nella hit parade delle dichiarazioni senza senso compiuto come quella che i poveri mangiano meglio dei ricchi o quando ha parlato di “sostituzione etnica” degli immigrati. Ma il top è stata la fermata del Frecciarossa a Ciampino perché “in ritardo per un impegno istituzionale”, avallata dai vertici delle Ferrovie nominati dal governo della Cognata.
“Non mi dimetto”, ha dichiarato a petto in fuori il ministro per meriti familiari. Come direbbe il marchese del Grillo, fatevi i fatti vostri perché io so ministro e voi non siete un c…o. Un atteggiamento che non disdegna anche la nostra Premier quando dal palco urla “Io sono Giorgia!” come se bastasse dirlo. Neanche i fascisti sono più quelli di una volta.
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