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LA PAURA DEL PCI, MORO, IL NODO DI VIA CAETANI E LA SPADA DI ALESSANDRO MAGNO

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Una lettrice mi scrive:
salve signor Fasanella.
Una domanda a cui non riesco a trovare una risposta esaustiva.
Perché all’epoca di Moro avevano paura che il PCI entrasse nel governo ?? Cosa poteva implicare di così grave?
La ringrazio.
Anna, Instagram
 
Gentile Anna,
da noi la paura del comunismo è stata enfatizzata per lucrare rendite di potere politico-elettorali interne o geopolitiche internazionali. Questo pericolo -se per pericolo intendiamo il sovvertimento violento dello Stato e l’instaurazione di una “dittatura proletaria” di tipo sovietico- non è mai esistito realmente da quando De Gasperi e Togliatti siglarono il compromesso storico che diede all’Italia la Costituzione repubblicana, con le regole della convivenza democratica postfascista. Il Pci faceva paura per altri motivi. Pur con tutte le sue contraddizioni, evolvendo verso le socialdemocrazie europee, il “comunismo democratico” di Togliatti, Longo e Berlinguer avrebbe potuto avere effetti destabilizzanti sugli equilibri congelati della guerra fredda. Per questo ne erano terrorizzati i conservatori dell’Est e dell’Ovest, teorici della sovranità limitata di osservanza brezneviana e oltranzisti atlantici. Per contrastarlo, gli uni e gli altri pianificarono anche azioni illegali, spesso di comune accordo. Per questi ambienti, alla guida del PCI erano di gran lunga preferibili filosovietici come Pietro Secchia o Armando Cossutta, duri e puri ma ininfluenti, piuttosto che dei moderati come Togliatti o Berlinguer, capaci di affascinare anche il mondo non comunista.
Va detto però che non tutti, a Mosca e a Washington, erano sintonizzati sulla stessa lunghezza d’onda dei conservatori. Al Cremlino, per esempio, c’era una lobby “italiana” che faceva affari con la Fiat di Gianni Agnelli, per dire, e vedeva di buon occhio l’eurocomunismo di Berlinguer. E negli Usa c’era una corrente democratica e liberal che si opponeva all’oscurantismo maccartista o alla dottrina Kissinger. Questa parte illuminata della politica, dell’intellighenzia e del Deep State americani puntava decisamente su una soluzione democratica del problema comunista in Italia: il Congresso per la libertà della cultura, una delle operazione coperte più sofisticate della Cia, che aveva come obiettivo l’”infiltrazione” culturale del Pci per spingerlo progressivamente sulla sponda della socialdemocrazia europea. Com’era già accaduto con il Labour inglese, la Spd tedesca e il Ps francese.
Una postilla sul caso Moro, infine. Me ne sono occupato per decenni. Mi è rimasta una sola curiosità: che cosa accadde, durante i 55 giorni, tra conservatori e liberal americani, tra questi e le varie correnti sovietiche, fra tutti questi e il fronte anglo-francese e, infine, tra l’insieme di questi soggetti e i “misteriosi intermediari”? E’ il nodo di via Caetani. Che può essere tagliato, probabilmente, soltanto con la spada di Alessandro Magno.

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  • Redazione

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