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LA MONCLOA VAL BENE UN’AMNISTIA

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Il socialista Pedro Sanchez ha deciso che la Moncloa val bene un’amnistia, ossia il rimangiarsi tutto quello che la Spagna, re compreso, ha detto e fatto con la Catalogna. I voti degli indipendentisti servono e allora scatta il supermercato, perché la logica è che la sinistra non molla e non accetta nemmeno il verdetto delle urne.

Ironia della sorte, ora il l pallino è in mano a Puigdemont, inseguito dalla giustizia spagnola per mezza Europa, esiliato a Bruxelles e che ora potrebbe persino entrare alla Moncloa come ministro.

Il primo ministro spagnolo ha raggiunto ieri un accordo con Junts per Catalunya, la formazione indipendendista catalana guidata da Carles Puigdemont, che gli permetterà di restare al potere. In cambio del loro appoggio al nuovo governo, Sánchez ha promesso una legge di amnistia che sta causando un’ondata di proteste nel Paese.

L’accordo tra il Partito socialista (Psoe) di Sánchez e Junts per Catalunya è stato raggiunto dopo settimane di intense trattative,.

Con tutta probabilità è stato concesso a Pedro Sanchez di stare a galla per evitare che la Spagna avesse la presidenza dell’Unione Europea con un presidente del Consiglio in campagna elettorale.

Non è chiaro quanto reggerà l’accordo, dal momento che la concessione dell’amnistia non è del tutto scontata, vista l’opposizione massiccia della destra e della magistratura spagnola che hanno eretto un muro contro il progetto di concedere l’amnistia agli indipendentisti catalani.

I nazionalisti di Vox infiammano le piazze delle maggiori città del Paese per opporsi a quanto considerano un vero e proprio tradimento. 

Sanchez, il cui partito è arrivato secondo alle elezioni dello scorso 23 luglio, ha tempo fino al 27 novembre per ottenere la fiducia del Parlamento e rimanere al potere. 

Per ottenere l’indispensabile sostegno dei partiti indipendentisti catalani, senza i quali una maggioranza alla Camera è impossibile, Sanchez ha accettato la loro richiesta di preparare una legge di amnistia per i separatisti perseguiti dalla giustizia spagnola, in particolare per chi era stato condannato in relazione al fallito tentativo di secessione dalla Catalogna nel 2017.

Dopo lunghe trattative, Sanchez ha ottenuto il sostegno dei sette deputati della Sinistra repubblicana della Catalogna (Esquerra Republicana de Catalunya, Erc), formazione separatista moderata che governa la regione, e ora si è garantito l’appoggio dei sette parlamentari di Junts per Catalunya, il partito di Carles Puigdemont.

L’ex presidente catalano, fuggito in Belgio dopo la fallita secessione, è stato incriminato lunedì scorso dalla giustizia spagnola anche per il suo ruolo nelle proteste del 2019 contro la condanna dei leader indipendentisti rimasti in patria, ai quali sono state inflitte pene detentive fino ai 13 anni. 

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  • Redazione

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