Home Senza categoria La metamorfosi dell’ANM

La metamorfosi dell’ANM

0
La metamorfosi dell'ANM

Dopo il referendum sulla separazione delle carriere, l’Associazione Nazionale Magistrati assume un ruolo di condizionamento legislativo: una stortura del sistema che sfida la politica

Il dopo referendum sulla Giustizia e sulla separazione delle carriere ha generato, secondo taluni, un rafforzamento delle guarentigie dei magistrati e, secondo altri, è stata difesa la Costituzione.

Sono opinioni nelle quali non ci ritroviamo e non condividiamo.

Gli stessi magistrati sanno benissimo che quasi 13 milioni di italiani volevano riformare il sistema, ma soprattutto, sanno che il sistema giustizia per come è va riformato.

A fronte di queste considerazioni di base, qualcosa, con il Referendum e con la discesa in campo (di berlusconiana memoria) di ANM, è successo.

L’Associazione Nazionale Magistrati, da mero sindacato delle toghe molto criticato già prima da diversi magistrati (si legga, per tutti, “Tiro al piccione” di Guido Salvini), ha assunto un ruolo ed una sorta di funzione pubblica di soggetto politico.

Con il referendum, ANM ha cambiato pelle e da soggetto di rappresentanza “sindacale” è passato ad essere un “soggetto politico” portatore di interessi e di istanze tali da condizionare il ruolo politico di chi per Costituzione è deputato a scrivere, varare ed approvare leggi.

Si potrebbe sostenere che ANM da struttura di rappresentanza è passata ad essere un “Parlamentino” di magistrati che vuole contare ogni qual volta si parla di modifiche (anche per la legge ordinaria) di normative sulla Giustizia.

Non vi è chi non veda che questa è una stortura del sistema e che è del tutto inaccettabile.

AMN non ha alcun ruolo istituzionale e per i pareri (non vincolanti) la Costituzione ha previsto il CSM.

Se era possibile violare la Costituzione questo è stato fatto.

Il nuovo “soggetto politico” sarà una spina nel fianco di ogni Governo e di ogni coalizione.

Sarà un problema istituzionale?

Sarà un problema costituzionale?

Una cosa è certa: sarà un problema di non poco conto.

Il futuro della Giustizia in Italia è tutto meno che roseo.

Autore

  • Massimo Rossi

    Massimo RossiMassimo Rossi, laureato in Giurisprudenza, assistente volontario in Procedura Penale, Dottrina Generale del Processo e Teoria Generale del Processo anni 1990/2005 presso l'Università degli Studi di Siena. Dottorato di ricerca in Procedura Penale presso l'Università di Genova. Avvocato. Ha pubblicato diversi lavori giuridici in riviste specializzate e ha partecipato come autore in varie pubblicazioni giuridiche collettanee. Relatore in convegni di carattere nazionale e istituzionale anche nelle sedi parlamentari. Dal 1994 al 1997 ha svolto funzioni di Vice Procuratore Onorario presso la Procura di Siena. Già consulente della Presidenza della Prima Commissione Parlamentare sulla morte del dott. David Rossi ed estensore unitamente ad altri consulenti della relazione finale nel 2022. Attualmente è docente a contratto presso l'Università di Firenze in Procedura Penale con insegnamento presso la Scuola Nazionale dei Sottufficiali dell'Arma dei Carabinieri.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui