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LA LIBERTÀ DELL’OCCIDENTE TRADITA DAL CANCRO WOKE

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Uno dei leitmotiv del pensiero unico politicamente corretto è che l’Occidente, anche con il sostegno alla guerra in Ucraina, sta combattendo la battaglia della libertà e della democrazia contro le autocrazie totalitarie.

Sarebbe sufficiente citare qualche esempio per sbugiardare una narrazione viziata da evidente propaganda: il Vietnam, governato da un regime comunista, il quale, in quanto anticinese, gode del rapporto di crescente amicizia con gli Usa.

Libertà e democrazia, evidentemente, sono concetti elastici, adattabili alla bisogna.

Che la democrazia e la libertà, l’una strettamente connessa all’altra, siano conquiste fondamentali dell’Occidente europeo, poi esportate in America, non importate, è un dato storico incontrovertibile, così come è indiscutibile che per arrivare ad un assetto democratico che garantisca la libertà, individuale e collettiva, ci sono voluti molti secoli, molti episodi storici sanguinosi, infiniti dibattiti filosofici. Tutto avvenuto nella culla della democrazia e della libertà, che è l’Europa. L’America è arrivata di conseguenza e molto dopo.

Alla democrazia e alla libertà, nell’Europa del secolo scorso, si è aggiunto, grazie alle conquiste dovute a molte battaglie sociali, condotte dai corpi intermedi: partiti, sindacati, associazioni, il Welfare State, lo “Stato del Benessere”.

Non è un caso che i corpi intermedi siano stati massacrati da una verticalizzazione del mondo finanziario e delle multinazionali che si sono comperati, sul mercato della politica, socialisti e verdi, piegandoli all’ideologia woke, green, gender fluid, cancel culture, e via discorrendo.

Welfare State, come ci spiega sinteticamente l’Enciclopedia Treccani, è il “complesso di politiche pubbliche messe in atto da uno Stato che interviene, in un’economia di mercato, per garantire l’assistenza e il benessere dei cittadini, modificando in modo deliberato e regolamentato la distribuzione dei redditi generata dalle forze del mercato stesso. Il welfare comprende pertanto il complesso di politiche pubbliche dirette a migliorare le condizioni di vita dei cittadini. L’espressione «Stato del Benessere» è entrata nell’uso in Gran Bretagna negli anni della Seconda guerra mondiale.

Libertà, democrazia, benessere è un trinomio che ha fatto dell’Occidente un paradigma interessante a cui guardare, un esempio a cui tendere e un insieme che è stato costantemente massacrato, negli ultimi decenni, da una logica imposta da una cupola finanziaria che ha come esponente principale la sinistra woke del Partito democratico americano, che si propone, così, come il pesce pilota di tutti i partiti che imitano i Dem Usa.

E qui vale il detto, più che mai indice di saggezza, che il pesce puzza dalla testa.

Nella Dichiarazione di Indipendenza americana del 4 luglio 1776 è scritto: “Noi teniamo per certo che queste verità siano di per se stesse evidenti: che tutti gli uomini sono creati eguali, che essi sono dotati dal loro Creatore di certi Diritti inalienabili, che tra questi vi siano la Vita, la Libertà ed il Perseguimento della Felicità. Che per assicurare questi diritti sono istituiti tra gli Uomini i Governi, i quali derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati. Che quando un qualsiasi Sistema di Governo diventa distruttivo di questi fini, è Diritto del Popolo di alterarlo o di abolirlo e di istituire un nuovo Governo, ponendone il fondamento su questi princìpi ed organizzandone i poteri in una forma tale che gli sembri la più adeguata per garantire la propria sicurezza e la propria Felicità”.

E’ del tutto evidente che oggi, negli Usa che pensano se stessi come la nazione eletta da Dio a portare la libertà e la democrazia nel mondo qualcosa non va.

La dimostrazione è che Washington, che dovrebbe essere il campione della libertà, si è comportato (e a dirlo è un tribunale Usa) come uno stato orwelliano, ossia come una stato autoritario, totalitario, dittatoriale.

Il Daily Caller, nei giorni scorsi, ha affermato che l’ex addetta stampa della Casa Bianca, Jen Psaki, ha spinto le piattaforme dei social media a censurare le informazioni sul COVID-19 provenienti da voci conservatrici a partire da maggio 2021.

A stabilirlo è stato il giudice distrettuale degli Stati Uniti Terry Doughty della Louisiana, il quale ha emesso un’ingiunzione che impedisce all’Amministrazione del presidente Joe Biden di contattare le società tecnologiche per richiedere la censura di alcuni utenti.

La sentenza è arrivata in risposta a una causa del 2022 intentata dai procuratori generali della Louisiana e del Missouri. La loro causa ha affermato che il governo federale ha oltrepassato i suoi sforzi per convincere le società di social media ad affrontare i messaggi che potrebbero provocare esitazione sui vaccini durante la pandemia di COVID-19 o influenzare le elezioni.

“Se le accuse fatte dai querelanti sono vere – si legge nell’ingiunzione -, il caso in esame comporta senza dubbio il più massiccio attacco contro la libertà di parola nella storia degli Stati Uniti. Nei loro tentativi di sopprimere la presunta disinformazione – continua il testo dell’ingiunzione -, si presume che il governo federale, e in particolare gli imputati nominati qui, abbiano palesemente ignorato il diritto alla libertà di parola del Primo Emendamento”.

Doughty ha citato “prove sostanziali” di una vasta campagna di censura. Ha scritto che “le prove prodotte finora descrivono uno scenario quasi distopico. Durante la pandemia di COVID-19, un periodo forse meglio caratterizzato da dubbi e incertezze diffuse, il governo degli Stati Uniti sembra aver assunto un ruolo simile a un Ministero della Verità orwelliano”.

A rivolgersi alla giustizia erano stati i procuratori generali degli Stati del Missouri e della Luisiana, rispettivamente Andrew Bailey e Jeff Landrey, entrambi repubblicani. Secondo i due, le autorità statunitensi avrebbero fatto pressioni indebite sulle piattaforme social per contrastare la diffusione di messaggi controversi su temi quali le politiche sul Covid-19 e la sicurezza delle elezioni.

Doughty ha dato loro ragione: contattando i rappresentanti di Facebook, Twitter, Instagram e altri in materia di moderazione dei contenuti, le agenzie governative statunitensi commettono una violazione del Primo emendamento, che protegge la libertà di espressione.

Il giudice fa precisi riferimenti a scambi di email tra rappresentanti dei social e funzionari della Casa Bianca. Tra questi figura Rob Flaherty, allora direttore della strategia digitale dell’amministrazione Biden, che nell’aprile del 2021 contattò Google, proprietario di YouTube, per esprimere preoccupazioni in merito alla diffusione di video che alimentavano scetticismo sui vaccini.

Il dibattito sul tema, in realtà, è assai più ampio e s’intreccia, soprattutto, con il caso “Twitter files”. Dopo aver assunto la proprietà del noto social, Elon Musk ha promosso la diffusione di email scambiate negli anni precedenti tra gli ex dirigenti di Twitter e vari interlocutori politici. Il dossier più spinoso è quello legato all’articolo pubblicato dal “New York Post” nell’ottobre del 2020, a un mese dalle elezioni presidenziali che avrebbero portato il democratico Joe Biden alla Casa Bianca, e censurato da Twitter. Il pezzo riportava i contenuti del laptop che il figlio secondogenito di Biden, Hunter, aveva lasciato a un tecnico informatico del Delaware. La decisione di Twitter d’impedire la condivisione dell’articolo del “Post” fu discussa sia con funzionari della Casa Bianca, all’epoca guidata da Trump, che con rappresentanti della campagna elettorale di Biden, come rivelato alla fine dello scorso anno dal giornalista Matt Taibbi.

Altri elementi sono stati pubblicati da un ex giornalista del “New York Times”, Bari Weiss, che ha condiviso immagini di account che la vecchia dirigenza del social media avrebbe posto in “liste nere” occulte sulla base del loro orientamento politico. Le fotografie pubblicate da Weiss mostrano un presunto sistema interno utilizzato dai dipendenti di Twitter per “oscurare” profili e per segnalarne i contenuti come inappropriati o menzogneri: di questo sistema sarebbero caduti vittime account di orientamento conservatore come “Libs of TikTok” e persino professionisti dell’ambito medico contrari ai lockdown e alle politiche ufficiali adottate dall’amministrazione Biden.

La vicenda della censura sulle politiche relative al Covid è solo uno dei segni di una deriva autoritaria che mette la democrazia e la libertà degli Usa in totale contrasto con le affermazioni della Dichiarazione di Indipendenza e con la narrazione eccezionalista che vuole gli Usa esportatori di democrazia e libertà.

Un’esportazione assai pericolosa, oltre alle logiche censorie che hanno investito anche l’Europa e l’Italia durante la pandemia, è quella della ideologia woke che, come si è visto in questi giorni da analisi attente, ha contagiato il ribellismo nichilista delle giovani generazioni francesi.

Il cuore del cancro che sta uccidendo l’autostima dell’Occidente è lì, nell’ideologia woke, introdotta da una cupola finanziaria, adottata dalla sinistra radicale Dem, dilagata metastaticamente nell’Occidente, anche grazie a partiti comperati sul mercato della politica e passati dalla difesa della libertà, della democrazia e del welfare, ad essere i “bravi” del Don Rodrigo finanziario e delle sue politiche distruttive.

Se affermi che i padri fanno schifo e sono i colpevoli di tutte le nefandezze del mondo e che gli avi sono il paggio del peggio, anche le patrie (luoghi dei padri) faranno schifo e saranno da incendiare, con i metodi dell’antifa, del movimento black lives matter, con la cancel culture, ossia con tutto ciò che il nichilismo di un’élite debosciata va producendo, in una sorta di ansia distruttiva che guarda all’uomo nuovo, così come hanno sempre fatto tutti i pazzi delle autocrazie totalitarie e delle dittature feroci: stalinismo, nazismo, regimi comunisti come quelli di Pol Pot e di Kim il Sung e via elencando.

Come puoi pensare di essere il faro di luce che proietta democrazia, libertà e benessere come paradigma da imitare quando ti fai schifo da solo e induci i tuoi figli a sputarti in faccia?

Il cancro è il woke e ha un preciso luogo d’origine: gli Usa.

Negli Usa, per nostra fortuna, si è aperto un confronto che vede una parte della politica e anche degli Stati contrastare la logica devastante degli adepti del woke, ma, nel frattempo, il mondialismo globalista della finanza ha esportato le metastasi e a farne le spese maggiori è l’Europa, ossia la culla del trinomio: libertà, democrazia, welfare.

Le politiche del World Economic Forum e del globalismo hanno progressivamente impoverito i cittadini europei ed hanno destrutturato il welfare (benessere), producendo disaffezione alla politica e tensioni sociali che stanno estrisecandosi nel ribellismo nichilista dei giovani e nella crescita esponenziale dei partiti dell’estrema destra.

La reazione a verdi e socialisti e alle loro politiche folli e destrutturanti delle potenzialità produttive ed economiche europee, ad esempio, stanno producendo in Germania il fenomeno della crescita di Alternative für Deutschland (Alternativa per la Germania”), arrivato, secondo alcuni sondaggi, al 21% e in aumento dell’1% al mese.

La svolta a destra è presente in tutta Europa. La si è vista in Italia, in Grecia. La si vedrà presto in Spagna.

Una possibile svolta di centro destra nel prossimo Parlamento europeo è nei fatti.

L’insorgenza dei partiti conservatori di per sé non è niente di strano e di pericoloso. Eventualmente qualche problema è posto dall’aumento di partiti della destra estrema.

Tuttavia, ancora una volta, il problema sta nel cancro che corrode l’Occidente e nelle metastasi che sono state diffuse nel Vecchio Continente.

Stabilito, a scanso di equivoci, che è sempre meglio stare in nazioni che conservano qualche traccia di democrazia e di libertà e che, si spera, possano anche recuperare il trinomio: libertà, democrazia e welfare, piuttosto che rivolgersi alle autocrazie di qualsiasi genere e specie, è doveroso porsi la domanda di cosa intendano fare gli Usa.

La guerra in Ucraina, al netto di tutte le discussioni su chi l’ha provocata, su chi l’ha effettuata invadendo, di come andrà a finire, ha come effetto sicuro quello non solo di tentare di fiaccare la Russia (obiettivo da raggiungere), ma di fiaccare (obiettivo già raggiunto) l’intera Europa.

Ora, se l’Alleato principale esporta abbassamento del welfare, logiche woke, distruzione dell’economia, tensione sociale nei Paesi che dovrebbero essere alleati, qualche domanda su cosa intenda fare l’America dei Biden, dei Clinton e degli Obama è necessario porsela.

Che qualche cosa non funzioni nel mondo Dem, anche dal punto di vista della lucidità, è ormai un problema. Di Biden è inutile parlare. Si presenta da solo.

Bill Clinton, frequentatore di Epstein, viaggia con un assaggiatore al seguito, come i satrapi medieveali, timorosi della arti dei Borgia.

Siamo in presenza di qualcosa di oscuro e di inquietante, sia psicologicamnte, sia politicamente.

La storia, alla faccia degli idioti della cancel culture, scherani di un’idiotologia malata, insegna che il nazismo è il figlio della frustrazione della Germania umiliata dopo la prima guerra mondiale.

La crescita esponenziale delle destre estreme in Europa è il frutto della frustrazione dovuta ad un’umiliazione imposta dal un Alleato che esporta un cancro e non un paradigma di democrazia, libertà e felicità.

La cura non può essere che omeopatica: una destra moderata, alleata con un centro, può riportarci alla ragionevolezza.

Non se ne dolgano quelli che continuano a chiamarsi, impropriamente socialisti, perché chi si è venduto è sul mercato ed è merce, anche in gran parte marcia (vedi Qatargate).

Tristezza infinita finale.

L’Ucraina è stata scelta come popolo da mandare al massacro per depotenziare la Russia e asservire l’Europa. Il sangue degli ucraini è l’unica realtà che grida al cospetto delle coscienze.

E’ prima di tutto per questo che è necessario passare dalle armi alla diplomazia, con un cessate il fuoco, ma la necessità di chiudere la guerra riguarda tutti noi, perché c’è un cancro woke che vuole eliminare il trinomio: libertà, democrazia, welfare.

Un trinomio che si chiama, in altri termini, vita e civiltà.

La vera terza guerra mondiale è questa: combattere il cancro woke.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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