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La guerra dei corridoi

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La guerra dei corridoi

La trasformazione della geopolitica

C’è un punto, nelle crisi, in cui smettono di essere eventi e diventano rivelazioni.

Il 2026 sta facendo esattamente questo, non sta semplicemente aggiungendo un nuovo conflitto alla lunga sequenza delle instabilità globali, ma sta rendendo visibile ciò che per anni è rimasto sotto traccia.

La globalizzazione non è finita improvvisamente, è stata riorganizzata e soprattutto è stata esposta.

Nel momento in cui lo Stretto di Hormuz entra in tensione e il traffico energetico si riduce drasticamente, il mondo scopre o forse meglio dire ricorda, che l’economia globale non è un sistema astratto, ma una rete fisica, vulnerabile, fatta di passaggi obbligati, di check point, di stretti, di isole. Non sono le risorse, in sé, a determinare il potere, sono i punti della geografia attraverso cui quelle risorse transitano.

È qui che si inserisce, quasi in controluce ma con crescente evidenza, il ruolo del Trans Adriatic Pipeline. Il TAP non nasce oggi, e non nasce per questa crisi, è il risultato di una visione strategica costruita oltre un decennio fa, quando l’Europa iniziò, timidamente, a interrogarsi sulla propria dipendenza energetica.

Il TAP non è un’infrastruttura isolata, ma il tratto finale del Corridoio Meridionale del Gas, un sistema integrato che si sviluppa in tre segmenti: il South Caucasus Pipeline, che parte dall’Azerbaigian e attraversa la Georgia; il TANAP, che percorre tutta la Turchia da est a ovest; e, infine, il Trans Adriatic Pipeline, che dalla Grecia passa per l’Albania e arriva in Italia.

L’ultimo segmento del Corridoio Meridionale del Gas, è la parte finale del sistema Caucaso, Turchia, Adriatico e collega l’Azerbaigian all’Europa. Il TAP è concepito per portare il gas del Caucaso, in particolare dell’Azerbaigian, fino alle coste italiane, attraversando Grecia e Albania, per approdare in Puglia.

Inaugurato operativamente nel 2020, è stato per anni percepito come una delle tante infrastrutture energetiche importanti ma non decisiva. Oggi, invece, cambia natura.

Perché nelle fasi di stabilità le infrastrutture sono economia nelle fasi di crisi diventano geopolitica.

Con il Golfo Persico sotto pressione e i flussi tradizionali esposti a rischio, il TAP assume una funzione che va oltre il volume di gas trasportato, diventa un elemento di importanza  sistemica.

Non sostituisce Hormuz, nulla oggi può farlo, ma contribuisce a ridurre la dipendenza da un unico punto di vulnerabilità. E, soprattutto, ridisegna le mappe mentali.

Perché il gas che arriva attraverso il TAP non è solo energia è una direttrice alternativa di potere che collega Europa e Caucaso, rafforzando il ruolo dell’Azerbaigian e, più in generale, di tutta quella fascia eurasiatica che fino a pochi anni fa era considerata periferica.

Quello che stiamo osservando non è il ritorno della geopolitica, ma la sua trasformazione. Per anni abbiamo parlato di mercati globali, supply chain, interdipendenza. Oggi scopriamo che queste reti non sono neutre. Sono strutture attraversate da rapporti di forza.

Lo Stretto di Hormuz è un punto critico. Il TAP è una linea di bypass. Entrambi, insieme, raccontano la stessa storia chi controlla i flussi, controlla il sistema.

La divergenza tra Stati Uniti ed Europa si fa sempre più evidente, Washington può contare su una relativa autonomia energetica e su una capacità di proiezione che le consente di trasformare le crisi in leva strategica.

L’Europa, al contrario, resta esposta più dipendente, più reattiva, meno capace di anticipare. Eppure, proprio nel TAP si intravede una possibile lezione.

Non è una soluzione, non  è sufficiente ma è un’indicazione di metodo per diversificare, costruire alternative, pensare in termini di infrastrutture e non solo di approvvigionamenti.

Il mondo che sta emergendo non è più organizzato intorno alla disponibilità delle risorse, ma intorno alla sicurezza dei percorsi che le rendono accessibili.

Come abbiamo scritto molte volte questo momento non è una vera guerra per il petrolio, ma una competizione per i corridoi.

E in questo nuovo ordine, chi non costruisce passaggi, o non li controlla, non perde semplicemente influenza, smette , progressivamente, di essere parte del gioco.

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