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La grazia alla Minetti, caso reale o ‘artificiale’

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grazia giuridica

Come stanno veramente le cose?

L’opera suggestiva sul “caso Minetti” è servita. Ma, andiamo con ordine.

Il 18 febbraio scorso, Sergio Mattarella ha firmato la grazia per Nicole Minetti.

L’atto ha seguito l’iter ordinario: il ministro Nordio, come da procedura, ha trasmesso i documenti al Quirinale; c’è il parere favorevole del procuratore generale della Corte d’Appello di Milano. Tutto nella norma.

Poi sono arrivate le inchieste de Il Fatto Quotidiano.

Il punto principale: nell’istanza si dice che il bambino adottato da Minetti e dal compagno Giuseppe Cipriani fosse “abbandonato alla nascita”, senza legami familiari.

Gli atti del Tribunale uruguaiano raccontano invece che i genitori biologici erano vivi, anche se poverissimi, e che Minetti e Cipriani hanno dovuto fare causa per togliere loro la patria potestà, ottenendola nel febbraio 2023.

Se questa ricostruzione è esatta, c’è una discrepanza nell’istanza, dove però non c’entra nulla il ministero e tantomeno il Quirinale.

Il problema comincia quando il Fatto introduce Jeffrey Epstein, ormai diventato il punto di riferimento per ogni tipo di complotto internazionale.

Secondo il giornale, Cipriani avrebbe ricevuto nel 2010 un prestito di 800mila sterline da Epstein per aprire un club a Londra. Da questa connessione finanziaria il racconto si allarga: feste nel ranch uruguaiano, escort arrivate in jet privato e la suggestione che il bambino sia stato portato negli USA su quell’aereo. Si costruisce una narrazione che collega l’ex consigliera regionale al più grande scandalo di pedofilia globale.

Ma un prestito è un prestito. Nel 2010 Epstein frequentava il jet set internazionale, e il suo nome compare in migliaia di email e transazioni con politici, banchieri, reali e imprenditori. Essere finanziati da lui non equivale automaticamente a partecipare ai suoi crimini.

Questo salto logico è il meccanismo classico del complottismo: si prende un dato reale, lo si connette a fatti gravi e si lascia che il lettore colmi il vuoto con la propria immaginazione.

La morte dell’avvocata bruciata in Uruguay e la scomparsa della madre biologica diventano pezzi di un puzzle, anche se nessuna autorità ha stabilito alcun collegamento con la vicenda italiana.

È un classico. Una rete di connessioni reali viene trasformata in prova di un disegno criminale.

Fare di Cipriani un sodale di Epstein sulla base di un vecchio prestito, e arrivare fino a Mattarella e Nordio, è un altro salto. È il tipo di ragionamento che un tempo circolava sui social, ora circola anche nel mainstream.

Eppure, alla fine la storia potrebbe essere più normale di quanto la raccontano. Una donna chiede aiuto per il suo bambino oggettivamente gravemente malato e lo ottiene.

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