La pace non è mai gratis
Il papa Leone XIV cita papa Francesco: “C’è la globalizzazione dell’indifferenza”.
È così e mi domando perché. Un motivo lo trovo. Forse non è l’unico; ma, questo, un motivo lo è.
“Tu non puoi reggere la verità”.
Lo dice il colonnello Nathan Jessup (Jack Nicholson) nel film Codice d’onore. Sintetizza così l’umana tensione tra il desiderio di conoscere e la paura di ciò che potremmo scoprire.
In fondo, è una domanda: siamo davvero pronti ad affrontare le verità scomode che reggono il nostro mondo?
A me sembra di no: vedo che il campo delle questioni che ci rifiutiamo di vedere mi sembra si ampli sempre più. Ed il risultato è l’indifferenza. Se non negli animi, nei fatti concreti.
Il punto di partenza è cosa sta accadendo nel mondo. La globalizzazione dei problemi.
Continuare a pensare che, messi fuori dalle scatole Trump, Putin e Netanyahu, l’intera vicenda delle “guerre a noi vicine” si estingua è in realtà un rifiuto a reggere la verità.
Al più sarebbe possibile pensare che possa portare ad “armistizi”, che per loro natura sono provvisori. La pace è altro. E non è mai gratis.
Continuare a pensare che ci si possa affidare alle regole internazionali, al diritto internazionale, ai “valori” tradizionali per prevedere e capire cosa succede e cosa succederà al mondo, dopo che storpiando quelle regole e il rispetto di quei valori si è giunti a creare le condizioni per uno scontro tra almeno due culture e tradizioni diverse , e forse tra due sostanziali regimi, è rifiutare la verità.
Scandalizziamoci pure: non cambia di una virgola la storia che altri stanno scrivendo.
Che altro è, se non il non poter reggere alla verità, illudersi che non vi sia un confronto aspro, con la tendenza a diventare scontro sanguinoso, tra religioni: magari dimenticando che si tratta di una ripetizione, con formati, dimensioni, componenti diversi ma sostanzialmente simile a quelle che hanno caratterizzato nei secoli la storia.
Quella benedetta Oriana, bistrattata e allontanata, lo aveva avvertito.
Ma se non riusciamo a vedere la verità, il risultato non è solo che ci illudiamo, e lo facciamo volentieri perché la “comfort zone” che ci apparecchiamo intorno ci tranquillizza.
Il vero dramma è che non riusciremo mai a capire cosa fare per uscire da questa situazione che vede come unica prospettiva, presto o tardi, un sostanziale olocausto.
Come fare per trovare gli strumenti perché gli armistizi si trasformino in pace. Cosa fare per riscrivere gli accordi mondiali che siano le nuove regole, senza fermarsi a recriminare per la morte di quelle attuali.
Cosa fare per impostare il confronto tra religioni senza isterie di supremazia ma neanche di cedimento.
La verità che non reggiamo è che si stanno scrivendo pagine di storia: e non ci sentiamo preparati ad essere attori di essa. Recitiamo ruoli secondari in trame casarecce.
Ed è tanto oneroso quello che pesa sulle nostre spalle, se volessimo fare altrimenti, che è comprensibile il perché si voglia rifuggire da quella verità.
Ma è solo nostro il compito di decidere se uscire da ruoli di comparse.





