
di Paolo Falconio*
Se qualcuno si chiedesse che cos’è la geopolitica e perché la sua grammatica è così cruda e aliena alla morale ortodossa, la risposta è che si tratta dello studio della lotta per esistere di un popolo in un determinato luogo. È una lotta per l’esistenza e come tale non fa prigionieri.
Si tratta di una di lotta di uomini, popoli non di leader, perché i leader sono espressione di quei popoli, anche se si trattasse di dittature. È una battaglia esistenziale con differenti intensità a seconda della percezione che quel popolo ha di sé stesso, ad esempio se trattasi di imperi.
Nello specifico attuale possiamo vedere che tutti i conflitti principali hanno questa matrice e quali sono gli imperi di oggi? Il primo che è largamente il più potente di tutti sono gli USA, a seguire con grande distacco Cina, Russia, Turchia e Iran. Stiamo assistendo ad una lotta per l’affermazione degli imperi minori a scapito del principale.
Lasciate perdere le categorie della filosofia politica che è una sovrastruttura (le democrazie, i diritti umani e via dicendo. Categorie nobilissime, ma autocentrate nel pensiero occidentale, il quale nei suoi rapporti con l’estero li utilizza in modo strumentale e a volte li calpesta senza troppe remore). La Geopolitica utilizza la filosofia politica in modo utilitaristico, ma è quanto di più lontano si possa immaginare.
In questo scontro geopolitico per lo status di superpotenza, il mondo attende Trump, manco fosse il messia, perché porti la pace in Ucraina. Premesso che Trump non verrà mai lasciato da solo in una stanza con Putin (grazie a Dio), perché potrebbe lasciargli l’ Ucraina e magari metterci sopra anche la Polonia, quello di cui non ci si rende conto è che la pace in Ucraina vorrà dire discutere l’ assetto di tutta la zona, compresi il baltico, tutto l’artico, e l’accesso della Russia ai mari caldi, il ruolo con la Cina… in bocca al lupo.
Questo è lo scontro tra imperi in senso geopolitico e quindi l’ unica vera pace dovrà tenere presente la complessità della partita ( che vede una Russia reclamare il ruolo di superpotenza e non ha paura di nessuno nonostante l’abisso in termini di potenza con gli USA). In assenza, tutto il resto potrà avere le sembianze di una fragile tregua mentre altri punti caldi inizierebbero a bruciare nelle zone di faglia degli interessi esiziali per gli attori in gioco.
*membro del Consejo Rector de Honor e conferenziere de la Sociedad de Estudios Internacionales (SEI)





