
di Eugenio Baresi*
Potrei sembrare molto celebrativo di me stesso raccontando cose accadutemi, ma credo che facilmente si comprenda come serva per proporre un paragone.
E volendo parlare del modo in cui si è informati dai media può essere indicativo.
In questi giorni, difficilmente pur utilizzando il telecomando, si sfugge ad una “marchetta”, così viene chiamata, in cui l’ospitata televisiva di personaggi più o meno noti serve ad annunciare un nuovo loro libro.
Ovviamente bisogna essere fra i “ben voluti” che sono tali molto spesso per essere o “ben rapportati” o “ben affini”.
Ora mi è capitato di essere vittima di un trattamento simile ma opposto.
Avendo criticato aspramente un servizio televisivo su un argomento molto sensibile, la tragedia di Ustica, mi sono trovato “le Iene”.
Avevo criticato loro e quindi, evidentemente colti nel segno, chiedendomi un’intervista, in verità un’aggressione, per 20 minuti ci siamo fronteggiati.
Essendo in una piazza, conosciuto io e conosciute “le Iene”, con un pubblico di passanti numerosi e interdetti per un’intervista aggressiva con risposte non da meno.
Il servizio che ne uscì, di forse 2 minuti, incredibilmente servì solo per accusarmi di aver loro criticato in modo strumentale con l’unico scopo di pubblicizzare un mio libro sull’argomento.
Il libro, in verità, era già esaurito, davvero!
In riparazione per l’aggressione ebbi una intervista al telegiornale di Italia1.
Ma ebbi, però, anche una mitragliata di insulti e minacce.
Ne riporto una: “Hai scritto una cazzata enorme indicando i palestinesi di Abu Abbas colpevoli della strage. Tu sei un pirla ignorante della questione palestinese e non la passerai liscia con 81 vittime di strage che ti strapperanno le viscere. Ignobile. In piazza Loggia salterai sul porfido”.
Tutti sanno cosa drammaticamente accadde in quella piazza, ed io, per altro, abitavo in quella piazza.
Nessuno evidentemente si è interessato di riportare quanto accaduto essendo altrettanto evidente che avrebbe comportato ampliare la mia opinione contro i soliti noti su un fatto importante della storia del terrorismo.
Inoltre avrebbe dimostrato la intollerante violenza dei soliti noti… e informare correttamente in certi casi non è una attività meritoria!
Sarebbe meritoria, ma non conveniente.
Ora, venendo all’oggi, ecco che la magistrata dell’Aquila che ha deciso di togliere i figli ad una famiglia perbene, ma semplicemente fuori le regole, secondo loro, diventa vittima di minacce ed è significativamente da evidenziare.
Certo doveroso, ma evidente il diverso livello di attenzione, sempre che possa definirsi minaccia quello che i giornali ci fanno conoscere: “una corte di vermi”.
A me pare più un insulto.
Insomma è particolare come le sensibilità siano ad entità variabile.
Allora e per concludere vale osservare come purtroppo per la nostra informazione meritarsi considerazione necessiti essere o “ben rapportati” o “ben consolidati” in un potere.
Avendo l’informazione un fondamentale ruolo nella rappresentazione non solo dei fatti, il suo apparire molto sensibile alle “influenze”, e ancor peggio sempre più parte, non contribuisce alla fiducia.
Poi ci si chiede la disaffezione al voto, meglio la fuga dal voto.
I politici ne sono certo responsabili, ma l’informazione ne è molto più che artefice.
*ex parlamentare e segretario della Commissione Stragi





