
La vendita del Gruppo Gedi al magnate greco amico di Trump ha già provocato la prima rottura dei “limes”. Il vento greco ha convinto a rompere i confini e i rapporti tre dei più antichi collaboratori di Caracciolo.
Asserendo che Lucio Caracciolo non sostiene più l’Ucraina (come vorrebbero gli inglesi e alcuni europei) hanno lasciato il consiglio della rivista Federigo Argentieri, con Franz Giustincich e Giorgio Arfaras.
Federigo Argentieri è professore di scienze politiche e direttore del Guarini Institute for Public Affairs della John Cabot University (università americana privata situata nel cuore di Roma, in Italia, precisamente nel quartiere storico di Trastevere).
Franz Giustincich è un giornalista e analista geopolitico italiano, profondo conoscitore dell’Europa centro-orientale.
Giorgio Arfaras, economista noto per i suoi contributi su temi di economia globale, finanza e geopolitica, è stato direttore della Lettera Economica del Centro Einaudi di Torino (dal 2009 al 2020), vicepresidente e membro del comitato direttivo di questo think tank liberale. Ha collaborato, oltre che con Limes, anche con Linkiesta, Formiche e altre, oltre a interventi in media come Radio Radicale e Tgcom24.
Adnkronos ha chiesto a Federico Argentieri i motivi dell’abbandono della prestigiosa rivista di geopolitica e alla domanda: “Perché proprio ora”, il professore risponde che “siamo in una fase cruciale, probabilmente la più difficile per l’Ucraina dall’inizio della guerra, non tanto sul piano militare quanto su quello diplomatico e internazionale. Con gli Stati Uniti che si svincolano dalla Nato, che attaccano l’Unione europea apertamente, e con un allineamento sempre più evidente tra America e Russia, questo è il momento in cui bisogna fare scelte chiare, senza ambiguità. In questo contesto ho ritenuto che non fosse più ammissibile che il mio nome comparisse nel tamburino di Limes”.
Argentieri parla di “un pregiudizio strutturale che la rivista ha nei confronti dell’Ucraina da oltre vent’anni”.
Suona strano che il professore ci abbia messo vent’anni a maturare il fatto che Limes non amava l’Ucraina.
La tempistica conta, sempre. Richiesto del motivo per il quale, nonostante non condividesse quanto la rivista andava scrivendo, sia rimasto a bordo, il professore afferma: “Per una combinazione di fattori. Perché si potevano trovare anche analisi condivisibili, perché nessuno ha mai messo in discussione la mia presenza. I legami personali, come spesso accade, sono duri a morire. E poi c’era sempre la speranza, forse ingenua, di un cambio di rotta. Cambio che non c’è mai stato, anzi: dal 2014 in poi le cose sono peggiorate”.
Dopo aver pensato per vent’anni se rimanere e non rimanere nel consiglio di una rivista della quale non condivideva i contenuti, ora il professore lascia e anche qui la tempistica ci aiuta.
I tre lasciano mentre è in arrivo il greco amico di Trump.
A pensare male si fa peccato.
Sarà interessante vedere come finirà la storica rivista che, al di là che si possano o meno condividere tutte le analisi che propone, è stata ed è uno strumento importante di cultura geopolitica.





