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LA EXPO DEI PERACOTTARI

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di Bruno Chiavazzo

E’ come quello che si presenta alle elezioni e non lo votano neanche i parenti. Così è stata la cerimonia per la scelta della città dove ospitare la Expo del 2030. Roma in lizza per il prestigioso incarico è arrivata terza su tre città candidate. Praticamente un figura da peracottari che neanche il grande Alberto Sordi avrebbe potuto immaginare. Poi è partita la sequela delle dichiarazioni a giustificare quello che non era giustificabile. I telegiornali di regime hanno detto e fatto vedere di tutto, anche l’inguardabile. ” Gli arabi hanno speso 190 milioni di dollari per vincere, noi 30″. Col sottinteso che l’Arabia Saudita con i suoi petrodollari s’è comprato tutto e tutti. Eppure tutti i corifei di regime avevano detto che l’Expo a Roma avrebbe garantito ricadute economiche per 50 miliardi di euro, 300.000 posti di lavoro e la creazione di 11.000 nuove imprese. E allora se queste erano le cifre, perché non ne abbiamo speso 200 per garantirci la vittoria? Insisto, peracottari, venditori di fumo, paraculi, che pensano di essere furbi, tranne poi ribaltare la colpa sulla malasorte o sul destino “cinico e baro” di saragattiana memoria. Pensavano di convincere gli ispettori internazionali con quattro tartine sulla terrazza romana che affaccia sui Fori Imperiali e qualche flutes di spumante. Come se quelli fossero il turista italoamericano a cui vendere la Fontana di Trevi. Come se quelli non leggessero i giornali e non sapessero che a Roma se vengono quattro gocce d’acqua si allaga la città, che quello schifo di metropolitana smette completamente di funzionare, che i tassisti ti fanno scendere se vuoi pagare con la carta di credito o gli autisti di bus che tutti i venerdì si fermano per scioperare contro la qualunque. Abbiamo mandato il Sindaco, per mancanza di prove, a Parigi per rappresentare l’Italia con Sabrina Impacciatore, una caratterista della commedia all’italiana, conosciuta forse al Tufello o a Torre Spaccata. Neanche l’Albania, tanto cara a Giorgia Meloni, ci ha votato. Abbiamo preso 17 voti contro i 120 di Riyad e i 29 di Busan, una sconosciuta cittadina portuale della Corea del Sud. Il fatto è che ancora pensiamo di campare di rendita sulle glorie dell’Impero Romano e sul Colosseo, la triste realtà è che a Roma se non ci fosse il Papa, unico leader mondiale, e il Vaticano saremmo ancora con le cioce e gli zampognari per le strade. Ecco perchè qui sotto trovate la vignetta di Osho. Se mettono in gara il Giubileo perderemmo anche quello.

giudice a berlino

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