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LA DOTTRINA GERASIMOV IN AZIONE

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di Marco Palombi

La Dottrina Gerasimov in azione. Qui.

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Come riportato da Chatham House, l’aggressività russa contro l’Europa si è intensificata dopo l’inizio del supporto militare e finanziario europeo all’Ucraina.

Nel 2022, si sono registrati oltre 1.000 attacchi cibernetici significativi attribuiti a gruppi legati all’intelligence russa, con obiettivi critici come infrastrutture energetiche e sistemi di trasporto nei Paesi Baltici, in Polonia e in Germania. Questi attacchi hanno spesso coinciso con il trasferimento di aiuti militari verso Kiev, dimostrando una chiara volontà di “punire” il sostegno europeo[i].

Nel contempo, le campagne di comunicazione hanno registrato un incremento analogo. Nel 2023, oltre il 70% delle narrazioni tendenziose diffuse da reti mediatiche filo-Cremlino miravano a orientare l’opinione pubblica europea, sottolineando il collegamento tra il sostegno all’Ucraina ed problemi economici ed energetici interni. Questa strategia ha avuto un impatto rilevante nei paesi più colpiti dalla crisi energetica, come Germania e Italia, alimentando movimenti populisti e sentimenti anti-guerra (e talvolta anti-Ucraina)[ii].

In aggiunta, l’uso della leva energetica da parte della Russia ha raggiunto il suo apice nel 2022, quando Gazprom ha ridotto le forniture di gas alla Germania del 40% durante l’inverno, situazione peggiorata dall’esplosione dolosa del Nord Stream II, che era costato miliardi alle economie europee.

I dati di Eurostat mostrano che, nello stesso anno, le importazioni di gas russo in Europa sono diminuite del 50%, un cambiamento che ha richiesto costose strategie di diversificazione energetica da parte degli Stati membri.[iii]

Tutto questo è pienamente in linea con la Dottrina Gerasimov[iv] di guerra ibrida.

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La Dottrina Gerasimov descrive una strategia progressiva e ibrida che integra metodi militari e non militari per raggiungere obiettivi strategici senza dichiarare guerra formale. Essa è articolata in sei fasi principali: origine coperta, intensificazione delle tensioni, prime azioni conflittuali, crisi aperta, risoluzione del conflitto e ristabilimento della pace.

Questa progressione evidenzia come ogni fase causi danni cumulativi permanenti al paese colpito, rendendo il ritorno allo stato precedente estremamente complesso.

Il modello della dottrina si fonda su strumenti asimmetrici come la manipolazione dell’informazione, il sabotaggio economico e le operazioni militari non convenzionali. Le azioni iniziali mirano a destabilizzare gli avversari attraverso strumenti non militari, ad esempio cyber-attacchi e campagne di disinformazione, seguite da operazioni più visibili come blocchi economici o pressioni diplomatiche. Questa progressione è descritta graficamente come una combinazione di strumenti non militari (ad esempio, blocchi economici e sanzioni) e militari (azioni di deterrenza strategica o dispiegamento operativo) integrati a un rapporto di 4:1 a favore delle misure non militari nelle fasi iniziali.

Esempio emblematico del potenziale di questa dottrina è il suo uso per creare vulnerabilità sistemiche all’interno delle infrastrutture critiche europee. Questo include azioni subdole come il sabotaggio dei trasporti e dei sistemi logistici o campagne di disinformazione volte a seminare discordia tra le popolazioni e a erodere la fiducia nelle istituzioni. Inoltre, l’uso di “proxy” come organizzazioni criminali e compagnie militari private estende l’efficacia operativa della Russia, rendendo la sua influenza difficile da attribuire e contrastare[v].

L’importanza della dottrina non risiede solo nella sua capacità di massimizzare i danni a livello tattico e operativo, ma anche nel suo impatto strategico e politico.

Le implicazioni del conflitto non dichiarato rendono difficile per i paesi bersaglio rispondere efficacemente senza rischiare un’escalation che possa giustificare ulteriori interventi da parte della Russia.

Secondo la progressione descritta da Gerasimov, le operazioni denunciate da Chatham House rientrano nella prima e nella seconda fase della messa in atto della Dottrina.

Tra le misure attive già messe in atto in Europa, vi è l’infiltrazione di gruppi malavitosi o antagonisti locali, come indicato nel recente rapporto dell’European Council on Foreign Relations[vi].

Le organizzazioni criminali russe operano su scala transnazionale, fornendo non solo servizi illeciti come traffico di droga, armi e riciclaggio di denaro, ma anche supporto operativo alle strategie di destabilizzazione del Cremlino. Questi gruppi vengono sfruttati per colpire infrastrutture critiche, alimentare la corruzione locale e influenzare le dinamiche sociali, rendendo più complesso contrastare l’impatto delle operazioni russe su vasta scala.

Durante la Guerra Fredda, l’Unione Sovietica utilizzò gruppi non statali come l’ETA e l’IRA per destabilizzare i propri avversari.

L’IRA ricevette finanziamenti, armi e addestramento attraverso canali clandestini sostenuti da Mosca, che mirava a indebolire il Regno Unito fomentando il conflitto interno nell’Irlanda del Nord.

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Similmente, l’ETA ottenne supporto logistico e risorse per destabilizzare la Spagna durante la sua delicata transizione democratica. Questi interventi sottolineano l’uso sistematico di attori locali per perseguire obiettivi geopolitici a lungo termine, una pratica che la Russia ha adattato e perfezionato nei decenni successivi.

Secondo il rapporto dell’European Council on Foreign Relations, i gruppi del crimine organizzato russo (RBOC) oggi rappresentano una minaccia significativa per l’Europa. I dati mostrano che queste organizzazioni hanno stabilito una presenza radicata in oltre 20 paesi europei, con attività documentate in settori chiave come il riciclaggio di denaro, il traffico di droga e la corruzione politica.

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Nel 2022, il traffico di eroina gestito da reti russe ha rappresentato il 30% dell’intero mercato europeo. Le indagini hanno anche rivelato che gruppi russi hanno movimentato oltre 30 miliardi di euro attraverso sistemi finanziari europei, utilizzando compagnie di copertura e investimenti legittimi per nascondere attività illecite.

Un esempio è l’operazione “Matrioskas”, dove organizzazioni russe hanno utilizzato il mercato immobiliare e le squadre sportive per riciclare ingenti somme di denaro. In Germania, si è riscontrato che alcune di queste reti hanno infiltrato il settore della sicurezza privata, creando vulnerabilità significative nei sistemi locali. In Italia, le collaborazioni tra gruppi mafiosi locali e criminali russi hanno facilitato l’importazione di armi e droga, rendendo ancora più complessa la mappa delle operazioni criminali transnazionali.

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Ora, cosa dobbiamo aspettarci dalla Russia?

Questa domanda assilla nostri politici, e fa lavorare i nostri analisti nel calcolo dei rischi.

In base alle evidenze e ai rapporti analizzati, l’Europa si trova in una posizione intermedia tra la seconda e la terza fase del diagramma della Dottrina Gerasimov.

La seconda fase, relativa all’approfondimento delle contraddizioni, è caratterizzata dall’amplificazione delle tensioni interne nei paesi bersaglio. Le campagne di disinformazione russe si inseriscono pienamente in questa dinamica, con narrazioni che cercano di delegittimare i governi europei, collegando il sostegno all’Ucraina ai problemi economici ed energetici interni.

Al tempo stesso, si osservano elementi riconducibili alla terza fase, quella delle prime azioni conflittuali.

Gli attacchi cibernetici, oltre 1.000 nel 2022, hanno preso di mira infrastrutture critiche in Polonia, nei Paesi Baltici e in Germania, mentre l’infiltrazione nei gruppi criminali locali ha consentito di colpire indirettamente sistemi economici e sociali attraverso traffici illeciti e operazioni mirate.

Sebbene non si sia ancora giunti alla quarta fase, quella della crisi aperta, la destabilizzazione continua e i danni cumulativi rendono sempre più plausibile una progressione verso un conflitto più evidente.

La natura progressiva della dottrina, con danni che si stratificano e indeboliscono progressivamente le capacità di risposta degli stati colpiti, pone l’Europa in una situazione in cui il rischio di escalation è palpabile e difficile da ignorare.

In questo scenario si aggiungono i dubbi sull’origine dell’attentato al Nord Stream II. Se da una parte è necessario, sulla scorta della Dottrina Gerasimov, imporre una crisi all’antagonista, è anche vero che con tale sabotaggio la Federazione Russa ha perso un investimento importante[vii]; così come rischia di perdere un mercato di sbocco importante. Con un consumo di circa 394 miliardi di metri cubi, l’UE è il maggiore importatore globale di gas naturale, data la limitata produzione interna e l’elevata domanda energetica. Perché privarsi di un mercato così interessante?

In questo gioco di ombre, non si riesce quindi a capire se il sospetto che il Nord Stream II sia stato sabotato dall’Occidente per tagliare il cordone ombelicale energetico europeo che esisteva con la Russia, nel tentativo di isolare le due parti del continente, sia fondato, oppure sia il frutto di un’abile manipolazione russa nel quadro della Dottrina Gerasimov, volta ad alienare le simpatie europee verso la NATO.

Proprio questa confusione è l’essenza della Dottrina Gerasimov: trasformare l’incertezza in un’arma, frammentare le alleanze e creare una narrativa in cui l’avversario perde coerenza, aprendo la strada a un’ulteriore destabilizzazione.

E fin qui è storia nota. Ma cosa ci dobbiamo aspettare nel futuro?

L’escalation sta subendo un’accelerazione significativa con la decisione degli Stati Uniti di autorizzare l’uso di missili occidentali per colpire obiettivi sul territorio russo. Questa mossa, seppur presentata come una risposta proporzionata all’aggressione russa, introduce un rischio evidente: spostare il conflitto ucraino da una guerra regionale a una crisi internazionale con implicazioni globali.

Secondo le analisi di RAND[viii], l’Europa, nella sua configurazione attuale, presenta vulnerabilità strutturali che ne mettono a rischio la capacità di difesa contro una potenziale aggressione russa.

Uno studio del 2016 ha evidenziato che le forze russe potrebbero raggiungere Tallinn e Riga in meno di 60 ore, evidenziando non tanto un intento offensivo quanto la superiorità strategica e la rapidità operativa necessarie a dissuadere la NATO dal proteggere efficacemente i Paesi baltici.

 

Seguendo la progressività delle fasi della dottrina, la Russia non mira di colpo ad uno scontro aperto, ma a mantenere un equilibrio di potere favorevole.

L’obiettivo è indebolire l’avversario fino al punto da dissuaderlo dal perseguire politiche percepite come ostili. Nei Paesi baltici, ad esempio, ciò potrebbe manifestarsi in una crescente destabilizzazione attraverso attacchi cibernetici su infrastrutture critiche, sabotaggi economici e campagne di disinformazione mirate a minare la fiducia nelle istituzioni e nella NATO. Non si tratterebbe di azioni isolate, ma di una combinazione coordinata volta a mettere in discussione la capacità dell’Alleanza di fornire una risposta credibile.

La terza fase della dottrina, relativa alle prime azioni conflittuali, non implica necessariamente uno scontro diretto, ma azioni asimmetriche limitate che consolidino posizioni strategiche senza superare la soglia di una guerra dichiarata. La possibilità di incursioni mirate o il consolidamento di forze nelle regioni di confine rappresentano strumenti per alimentare l’incertezza e indebolire la coesione decisionale tra i membri della NATO.

 

Se la NATO e l’Europa non riuscissero a rispondere con fermezza, la Russia potrebbe sfruttare l’instabilità creata per negoziare da una posizione di forza, mantenendo il controllo della narrativa. Le divisioni interne all’Alleanza, aggravate da pressioni politiche e sociali nei Paesi più esposti, potrebbero portare a una frammentazione degli obiettivi strategici comuni. In un tale scenario, Mosca otterrebbe risultati senza ricorrere a un conflitto aperto, consolidando la propria influenza regionale.

 

Nelle fasi finali, la Russia potrebbe formalizzare nuovi equilibri di potere attraverso accordi che riflettano la propria posizione rafforzata. Anche in assenza di una guerra aperta, i danni economici, politici e sociali inflitti alle nazioni europee renderebbero improbabile un ritorno alla situazione precedente. La Dottrina Gerasimov prevede infatti che ogni azione, per quanto limitata, produca effetti duraturi, garantendo che i risultati ottenuti siano difficili da invertire.

 

La vera sfida per l’Europa e la NATO è quindi riconoscere e contrastare le fasi della dottrina, prima che la destabilizzazione si radichi a livelli tali da rendere inevitabile un’escalation.

Investire in capacità difensive, migliorare la coesione interna e adottare una strategia chiara contro le azioni ibride sono passi fondamentali per impedire che il logoramento pianificato dalla Dottrina Gerasimov si traduca in un cambiamento strutturale degli equilibri di potere in Europa.

L’incapacità di agire tempestivamente mette a rischio non solo la stabilità regionale, ma anche la credibilità e l’efficacia dell’intero sistema di alleanze occidentale.

 

[i] Chatham House (2024). Russian disruption in Europe points to patterns of future aggression. Disponibile su: https://www.chathamhouse.org/2024/05/russian-disruption-europe-points-patterns-future-aggression

[ii] European External Action Service (2023). Disinformation Report. Disponibile su: https://eeas.europa.eu/

[iii] Eurostat (2023). Natural Gas Supply Statistics. Disponibile su: https://ec.europa.eu/eurostat/statistics/

[iv]. Viene descritta nell’articolo del 2013 “The Value of Science Is in the Foresight New Challenges Demand – Rethinking the Forms and Methods of Carrying out Combat Operations” e ne parla diffusamente il libro “L’Europa: Tre dottrine ed un perdente” di Marco Palombi reperibile qui https://amzn.eu/d/0qYPZvP

[v] Giles, Keir (2020). Missiles Are Not the Only Threat. Conflict Studies Research Centre. Disponibile su: https://www.researchgate.net/publication/342643740_Missiles_Are_Not_the_Only_Threat

[vi] European Council on Foreign Relations (2020). Criminal Intermediaries: How Russian Organised Crime Operates in Europe. Disponibile su: https://ecfr.eu

[vii] Il gasdotto Nord Stream 2 è stato realizzato con un investimento totale stimato di circa 11 miliardi di dollari. La società russa Gazprom ha coperto più della metà dei costi, mentre il resto è stato finanziato da cinque aziende energetiche europee:

  • Uniper (Germania)
  • Wintershall Dea (Germania)
  • OMV (Austria)
  • Engie (Francia)
  • Royal Dutch Shell (Regno Unito/Paesi Bassi)

Ciascuna di queste aziende ha contribuito con circa 1 miliardo di dollari al progetto. Da NS Energy (s.d.). Nord Stream 2 Pipeline Project. Disponibile su: https://www.nsenergybusiness.com/projects/nord-stream-2-pipeline-project-russia-germany/

[viii] RAND Corporation (2016). Reinforcing Deterrence on NATO’s Eastern Flank: Wargaming the Defense of the Baltics. Disponibile su: https://www.rand.org/pubs/research_reports/RR1253.html

 

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