
Riassumiamo, per brevità di esposizione, quel grumo di interessi che raduna sedicenti filantropi, guerrafondai di varia natura e specie, esponenti della tecno-finanza, neo-con, con il nome di “Cupola”.
Ebbene, la Cupola lo vuole morto.
L’obiettivo, ormai, è chiaro: Donald Trump, colui che ieri ha elogiato le forze dell’ordine per la loro risposta a quello che l’FBI ha descritto come un “tentativo di assassinio” dell’ex presidente, avvenuto domenica nel suo campo da golf di West Palm Beach, in Florida.
Le forze dell’ordine hanno rivelato che il sospettato, Ryan Wesley Routh, 58 anni, era stato arrestato dopo che gli agenti del Secret Service avevano aperto il fuoco su un uomo armato vicino ai confini del campo da golf della Florida dove Trump stava giocando. Sul posto sono stati trovati un fucile con mirino AK-47, insieme a due zaini e apparecchiature di registrazione video.
Identificato in tempo, l’uomo, dopo il conflitto a fuoco, è fuggito ed è stato catturato a seguito di un inseguimento.
Ryan Routh aveva viaggiato di recente in Ucraina ed era “entusiasta” della situazione nella regione: lo ha rivelato il figlio Oran, le cui dichiarazioni sono state riportate dal quotidiano britannico The Guardian. “Mio padre – ha dichiarato il figlio – è andato lì e ha visto persone combattere e morire”.
Serio, con la bandiera americana sulle spalle, Ryan Routh in un’intervista all’Afp dell’aprile 2022 sosteneva: “Putin è un terrorista e deve essere fermato”.
Suo desiderio era di porre fine all’offensiva russa in Ucraina grazie ad un ampio movimento popolare. “Abbiamo bisogno che le persone smettano di fare quello che stanno facendo e vengano qui, adesso”, commentò Routh.
Sempre nel 2022, Routh aveva espresso il suo sostegno all’Ucraina in decine di post su X, dicendo che era disposto a morire in guerra e che bisognava “bruciare il Cremlino fino alle fondamenta”.
Il presunto attentatore di Trump ha anche visitato l’Ucraina nello stesso anno, secondo video e foto geolocalizzati dalla Cnn.
In una raffica di post su Facebook l’anno scorso, invece, Routh ha cercato di arruolare coscritti afgani per combattere in guerra, presentandosi come un collegamento non ufficiale per il governo ucraino.
In buona sostanza, l’attentatore è un mercenario a tutti gli effetti, ben collegato con chi gli ha ordinato di provare, in questo caso per la seconda volta, di eliminare fisicamente Trump.
Non c’è un mandante preciso. Sarebbe troppo facile. Ma un mandante c’è ed è la Cupola, ossia quella congerie di interessi di vario genere che vede la possibile vittoria di Trump come la fine di una stagione nella quale è stato tentato di sottomettere l’Occidente ad una sorta di totalitarismo funzionale ad una presunta e velleitaria egemonia mondiale.
Forse vale la pena, dato l’emergere drammatico della questione, di rivisitare, come suggerisce Roberto Mazzoni, giornalista che ci informa dalla Florida, i retroscena del primo attentato.
Roberto Mazzoni ci suggerisce di tornare a far mente locale al primo attentato”, perché attraverso un’analisi di tale attentato ci rendiamo conto di quanto siano motivati i membri del cosiddetto Deep State che, in questo caso, come abbiamo capito, forse è una struttura un po’ più vasta e diversa rispetto a quella che immaginavamo, vale a dire fanno parte di un club che sta cercando di ripristinare un impero facendo interessi di nazioni che non sono necessariamente quelle che li pagano e comunque inseguendo degli obiettivi che non sono realistici. Quindi vivono nel passato, continuano a combattere guerre che hanno già perso e in generale dimostrano un’assoluta incompetenza, incapacità più che altro di capire quello che succede intorno a loro e quelle che saranno le conseguenze delle loro reazioni. Insomma abbiamo a che fare con dei malati pericolosi e con dei criminali, evidentemente, che sono riusciti ad arrivare in posizioni strategiche di potere e stanno guidando la nave mentre l’equipaggio originale è andato a dormire”.
https://mazzoninews.com/2024/09/14/complotto-contro-trump-parte-1-mn-289-i-mandanti/
Mazzoni ci propone un’intervista dell’avvocato Robert Barnes al divulgatore economico George Gorman.
Barnes sostiene che “il piano fosse di assassinare Trump poco prima della convention, dare la colpa all’Iran, usarlo come grido di battaglia per scatenare una guerra contro l’Iran”.
“Sanno anche – spiega Barnes – che perderanno in Ucraina, quindi hanno bisogno di una nuova guerra per attirare l’attenzione della gente e hanno bisogno di qualcosa per alimentare il complesso militare-industriale, al fine di mantenere in vita tutti quei contratti per la fornitura di armi e simili. E non credo sia una coincidenza che il momento dell’attentato fosse proprio appena prima della convention. Inoltre, penso che avessero saputo che Trump non avrebbe scelto il vicepresidente che volevano che scegliesse”.
Nella frase “sanno che perderanno in Ucraina” c’è il possibile movente del secondo attentato, quallo di domenica al golf, con l’attentatore identificato come un esasperato sostenitore delle ragioni di Kiev e, quindi, possibilmente accreditabile a qualche mano ucraina.
Dare all’Ucraina la responsabilità della morte di Trump, se il secondo attentato fosse andato a buon segno, avrebbe potuto cambiare gli scenari dei rapporti tra Washington e Kiev, in una fase della guerra dove gli Usa non sanno più come spiegare che la guerra è persa e non sanno più come uscirne.
Lascio al lettore, se ne avesse la voglia e il tempo, di guardare il video di Roberto Mazzoni, al quale ne è seguito un altro: https://mazzoninews.com/2024/09/15/complotto-contro-trump-parte-2-mn-290-nuvole-di-guerra/
Quello che è ormai chiaro è che c’è una Cupola che vuole Trump eliminato dalla scena politica.
Il gioco si fa pesante. C’è qualcuno che vuole innescare processi di guerra mondiale perché non vuole prendere atto che l’illusione Usa neo-con di essere l’unica potenza mondiale è svanita.
Nel frattempo Trump, su Truth Social, ha ringraziato chi gli ha espresso solidarietà.
“Vorrei ringraziare tutti – ha detto – per la vostra preoccupazione e i vostri auguri. È stata sicuramente una giornata interessante!”.
“La cosa più importante – ha aggiunto – è che voglio ringraziare i servizi segreti statunitensi, lo sceriffo Ric Bradshaw e il suo ufficio di coraggiosi e devoti patrioti, e tutte le forze dell’ordine, per l’incredibile lavoro svolto oggi alla Trump International per tenermi al sicuro, come 45° presidente degli Stati Uniti e candidato repubblicano alle prossime elezioni presidenziali. Il lavoro fatto è stato assolutamente straordinario. Sono molto orgoglioso di essere americano!”.
Per ora è andata così, ma, data la situazione generale nella quale ci troviamo, non è difficile ipotizzare che di colpi di coda velenosi della Cupola ce ne saranno altri.
Nella fotografia l’attentatore.





