
Non è una bella storia quella del licenziamento di Valery Zaluzhny, il comandante in capo dell’esercito ucraino, il quale fa da capro espiatorio agli errori di Volodymyr Zelensky e di chi lo ha messo dov’è, lo ha consigliato e continua a consigliarlo.
La guerra è persa? Colpa di Valery Zaluzhny.
Gli Usa non danno più affidamento? Licenziamo Valery Zaluzhny.
Il licenziamento del comandante dell’esercito ucraino arriva in contemporanea con la notizia che Senato Usa ha bocciato il disegno di legge bipartisan da 120 miliardi (appoggiato da Joe Biden) che tiene insieme la sicurezza del confine e la stretta sui migranti con gli aiuti per Kiev (60 miliardi) e Israele (12 miliardi). La votazione si è conclusa 49 a 50.
Per il quorum erano necessari 60 voti, una decina in più di quelli di cui dispongono i dem. Il leader del Senato Chuck Schumer aveva preannunciato un secondo voto su una sorta di piano B: una legge ad hoc solo per Kiev e Tel Aviv.
Un altro avvenimento da tenere in considerazione è che le forze russe, che da mesi cercano di accerchiare Avdiivka nell’Ucraina orientale, stanno attaccando la città “con grande spiegamento di forze”, ha riferito ieri il sindaco della città, descrivendo la situazione come “semplicemente irreale” in alcuni punti. “Purtroppo il nemico ci sta attaccando da tutti i lati, non c’è una sola parte della nostra città che sia più o meno tranquilla. Stanno attaccando con forze molto grandi”, ha dichiarato Vitaly Barabach in televisione. Secondo gli analisti, Vladimir Putin ha indicato al suo esercito la presa di Avdiivka come una priorità prima delle elezioni presidenziali di marzo.
E così arriva, accompagnata dalla foto di una stretta di mano fra il presidente Volodymyr Zelensky e il generale Valery Zaluzhny la notizia del cambio al vertice delle forze armate ucraine di cui si parlava da giorni, che è il tentativo estremo del leader ucraino di correggere il tiro a due anni ormai dall’inizio dell’invasione russa e cambiare le sorti di un conflitto che per sua stessa ammissione è in una fase di inesorabile “stallo”.
La decisione di mettere alla porta Zaluzhny è il più esplicito riconoscimento del fallimento della controffensiva lanciata da Kiev nella primavera scorsa, i cui obiettivi non si sono mai concretizzati, ma Volodymyr Zelensky dovrebbe attribuire a se stesso e ai suoi errori, nonché ai consiglieri della Nato (non c’era e non c’è copertura aerea) il fallimento che oggi paga un militare esperto e da tutti ritenuto capace e valoroso.
Paga questo Zaluzhny, il generale che da segretissimi rifugi ha guidato l’esercito ucraino nella resistenza a Mosca, nella risposta all’aggressione voluta da Putin il 24 febbraio 2022 e nella strategia che ha consentito in un primo momento di fare muro e fronteggiare – fino a fermare e in alcuni casi a respingere – il potente esercito russo. Ma non è più così da troppo tempo. Per questo serve “un piano d’azione realistico e dettagliato per il 2024”, ha spiegato Zelensky motivando la sua scelta in un videomessaggio, un piano che “tenga conto della situazione reale sul campo di battaglia attuale e delle prospettive”.
Un piano realistico, ha detto. L’unico piano realistico è sedersi a un tavolo e chiudere la vicenda alla coreana, ma Zelensky ha bisogno di mandare a casa Zaluzhny per stare a galla.
Come nuovo capo delle forze armate il presidente ucraino ha scelto il generale Oleksandr Syrsky, che fino ad ora ha comandato le forze di terra. “Il generale più esperto d’Ucraina”, lo ha definito Zelensky, ricordando che ha condotto la difesa di Kiev all’inizio dell’invasione russa e che ha guidato la controffensiva dell’autunno 2022 nell’est che liberò la regione di Kharkiv. Ed è forse quello l’ultimo successo in ordine di tempo, insieme con la liberazione di Kherson nello stesso periodo, che l’esercito guidato da Zaluzhny – a quel punto figura popolarissima fra militari e civili ucraini – può rivendicare senza alcuna ombra.
Poi l’inverno del 2023 durante il quale le avanzate si misuravano in metri mentre i russi costruivano trincee, salvo il lungo e logorante assedio di Bakhmut, diventato il braccio di ferro simbolo, il Davide contro Golia che si fa strategia militare, ma produce poi terra bruciata e migliaia di perdite. Proprio su Bakhmut sono cominciate ad emergere le prime crepe tra la leadership politica e quella militare, che fino a quel momento erano percepite come agire all’unisono. Crepe diventate sempre più profonde man mano che la tanto anticipata controffensiva non sembrava portare i risultati auspicati.
A Bakhmut l’errore è stato di Zelensky, che ha sacrificato uomini e mezzi solo per un obiettivo politico e senza che la cittadina avesse alcun valore strategico.
“Ho incontrato il generale Valery Zaluzhny. L’ho ringraziato per i due anni trascorsi a difendere l’Ucraina. Abbiamo discusso del rinnovamento di cui le Forze armate ucraine hanno bisogno”, ha annunciato quindi Zelensky su X postando la foto di una stretta di mano con un Zaluzhny sorridente che fa il segno della vittoria. “Il momento per un tale rinnovamento è adesso. Ho proposto al generale Zaluzhny di restare nella squadra”.
Onore a Valery Zaluzhny, che sa fare un passo di lato, ma il confronto all’interno del potere di Kiev non è finito.
Per il generale Syrsky nella sua nuova veste di capo delle forze armate il primo banco di prova sembra essere Avdiivka: o meglio, fare in modo che la città orientale sotto l’ininterrotto fuoco russo non venga sacrificata nella stessa misura in cui è stata sacrificata Bakhmut, di cui è rimasto cenere. “Negli scantinati delle case distrutte di Avdiivka, sotto le macerie, ci sono civili che non possono essere salvati”, ha affermato nelle scorse ore il capo militare ucraino dell’area Vitaliy Barabash mentre la città è stata accerchiata ed è sotto l’assalto dell’esercito russo.
“Nelle ultime 24 ore ci sono stati più di 50 massicci bombardamenti, dal primo gennaio sul solo territorio della città sono stati più di 800”, ha detto. “Il nemico preme da tutte le direzioni – ha aggiunto -. I russi ci stanno prendendo d’assalto con forze molto estese. Non c’è un solo edificio che non sia stato colpito in città e non esiste un posto dove ci si possa rifugiare”.
Intanto il ministero della Difesa di Mosca ha annunciato uno scambio di 100 prigionieri per parte con l’Ucraina. A mediare l’intesa sono stati gli Emirati Arabi Uniti.
La guerra continua e non è certamente dalla parte di Zelensky.





