di Sergio Pizzolante
Posso dire che il partito che fu di Togliatti, di Di Vittorio, Lama e Trentin, finito a Schlein e Landini mi fa impressione?
Trentin ci avrebbe spiegato che il Job Act andrebbe abolito per ripristinare gli equilibri di prima, nelle fabbriche. Un po’ come ha spiegato in questi giorni Cacciari.
Un fatto politico, di potere politico.
Cioè, sintetizzando all’osso, quando nasce un conflitto fra lavoratore e imprenditore o manager, quando il rapporto è compromesso, quando non c’è fiducia, stima, utilità, necessità, possibilità, chi decide in ultima istanza?
Chi decide?
Per me che sono pure figlio di operaio, che ho iniziato la mia carriera politica nel sindacato, non c’è alcun dubbio, decide l’impresa.
Perché l’impresa non è solo quell’imprenditore e quel lavoratore dipendente, l’impresa è l’insieme di dipendenti, manager, quadri, azionisti.
Ma l’impresa deve sapere che quella decisione non è gratis. Le motivazioni devono essere forti. Fortissime.
Quindi deve avere un costo.
Per permettere a quel lavoratore di avere le condizioni e il tempo per passare da un posto di lavoro ad un altro.
Questo è il Job Act.
Elly potrebbe dire, no!
Landini potrebbe dire, no!
Decide il lavoratore, decide il sindacato, decide il giudice.
Come era, nella sostanza, prima del Job Act.
Ha una sua sostanza politica, ideologica, non sono d’accordo ma è una politica.
Questa cosa ha ristretto le assunzioni, e soprattutto quelle a tempo indeterminato per decenni, prima del Job Act, ma per Elly e per Landini la questione politica, del potere, potrebbe avere più importanza. Legittimo.
Trentin e Lama, dall’alto della loro sapienza politica si sarebbero interrogati su questo.
Elly e Landini invece la raccontano come la si racconta al bar intorno ad un bicchiere di vino.
Dicono che col Job Act è cresciuta la precarietà e lo sfruttamento. Minchia!
E’ totalmente falso. Balle.
Tutti i dati smentiscono questa tesi.
Nel 2021 i lavoratori a tempo indeterminato erano 14 milioni 732 mila, a tempo determinato 2 milioni 898 mila.
Il 16.5 per cento a tempo determinato.
A dicembre 2022 le assunzioni a tempo determinato( nell’anno) sul totale sono pari al 15 per cento circa.
È il trend dal Job Act in poi.
Prima del Job Act le assunzioni a tempo indeterminato sul totale non arrivavano al 20 per cento all’anno. Il 17, per la precisione.
Nel 2017, dopo il Job Act, i contratti a termine in Italia erano fra i più bassi in Europa, in termini percentuali, 15.5% del totale.
In Francia il 16.8, Svezia 16.1, Paesi Bassi 21.7, la Polonia e la Spagna, Paesi in crescita, 26.1 e 26.8.
In valore assoluto, 4.7 milioni in Germania, 4.2 milioni in Spagna, 3.4 in Francia e 2.7 in Italia.
Dati della Fondazione Edison.
Anche a dicembre del 2023, secondo l’Istat, è proseguita la crescita dell’occupazione:
contratti a tempo indeterminato, piu’ 418mila unità in un anno, gli autonomi sono aumentati di 42mila unità, dipendenti a termine, meno cinquemila unità.
Questi sono i dati reali.
Il frutto di una azione politica riformista.
Elly insegue Conte in un burrone.
E tutti quelli, praticamente tutti, nel Pd, che seguirono una via riformista per cambiare il lavoro in meglio, col Job Act, inseguono Elly che insegue Conte. Nello stesso burrone.
E’ la linea Conte: tutto e il contrario di tutto.
E’ la nuova linea di Elly, di Ella, del Pd, col Job Act e contro il Job Act, con l’Ucraina e contro l’Ucraina, con l’invio delle armi e contro, con Israele e contro.
Hanno sono una certezza. Solo una: con certe Procure sempre. Sempre.
Tanti saluti.




