di Marco Pugliese
Premessa
A prescindere dal governo di turno, manca dal 1993 in questo paese un piano industriale serio. La nostra industria non può più aspettare o rischia di non esser più competitiva.
Export militare e civile di tecnologia
USA, Russia, Francia, Germania, UK sono le prime cinque potenze esportatrici di tecnologia militare. L’ Italia è settima.
Fincantieri e Leonardo
Dire che queste due aziende di Stato servano per finanziare anche settori come Sanità o Scuola non è eufemistico. Il loro export è però in prevalenza militare e una riconversione industriale costerebbe miliardi che ora non ci sono. Serve un piano che convogli gli sforzi delle due aziende onde evitare perdano una competitività da prime della classe. Sono la spina dorsale economica del paese, tra indotto e lavoratori altamente specializzati diretti, ma nessuno lo dice al contribuente italiano che pure paga…
Ricerca
Senza investimenti in ricerca non c’ è autonomia e si dipende dall’ estero. Sistemi di volo, ingegneria aerospaziale e altri necessitano di ricerca continua, formazione di tecnici e upgrade delle fabbriche. Serve investire pesantemente ed evitare che i laureati vadano altrove.
Un Cnr su stile USA
Il CNR va riformato su modelli più snelli, quindi meritocrazia e finanziamento di progetti esterni, esempio startup di settore. Puntare su giovani ricercatori contrattualizzati come si deve, con stipendi adeguati. Diventare un polo di ricerca internazionale.
Sistema G2G
Ovvero aziende governative che possono stipulare contratti direttamente. Il made in Italy aerospaziale e difesa lo chiede, in questo modo si garantisce sia il governo venditore che quello acquirente. Gli USA con Fms agiscono così, idem l’ Australia. Senza quest’approccio rischiamo di perdere competitività.
Legge 185
La nostra legge su Export difesa è tra le più rigorose al mondo, rivederla rendendola più stringente farebbe un favore a francesi e tedeschi, che invece puntano oltre il 50% del loro export sulla Difesa.
Utopie e futuro
I primi otto paesi al mondo, tra cui (per ora) il nostro hanno una bilancia commerciale con percentuale export della Difesa sulla metà. La Francia e la Germania, che spesso a queste latitudini sono prese ad esempio, esportano materiale militare od affine quasi al 60%, dedicando alla ricerca un 10%. Noi alla ricerca diamo un 2% e non arriviamo al 50% ma siamo competitivi in settori ad alta specializzazione (ma nessuno lo dice…). Chi parla di riconversione in pratica vuole farci chiudere bottega e dipendere da altri.
La rete economica italiana è fatta di piccole e piccolissime imprese che vivono sull’indotto delle grandi Leonardo e Fincantieri. Non solo, le aziende modenesi forniscono di tecnologia e guarnizioni le case automobilistiche tedesche, ad esempio, ma godono della ricerca macro nostrana per esser competitive. In alternativa dovrebbero rivolgersi all’estero ma i costi lievitano…




