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Iran, Ghalibaf: Nessuna pace con USA e nessun riconoscimento di Israele

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USA - Iran

Il grande ayatollah Shirazi: “La guerra non è finita e i responsabili saranno puniti”

A cura di Agenzia Nova

Il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha affermato che “non c’è gue” tra la Repubblica islamica e gli Stati Uniti e che Teheran non riconoscerà Israele.

Lo ha dichiarato oggi a Teheran durante un incontro con Mohammad Darwish, presidente del Consiglio direttivo dell’ufficio politico di Hamas, a margine delle cerimonie di addio alla salma dell’ex Guida suprema Ali Khamenei. Lo riferisce l’agenzia di stampa iraniana “Irna”, citando il Parlamento. Ghalibaf ha ringraziato la delegazione palestinese per la partecipazione alle cerimonie funebri e ha sottolineato che la diplomazia deve servire a consolidare i risultati ottenuti sul terreno. Secondo il presidente del Parlamento iraniano, il percorso diplomatico deve essere in grado di “stabilizzare e rafforzare i risultati del campo”, evitando che il negoziato diventi un esercizio fine a sé stesso.

Il dirigente iraniano ha quindi fatto riferimento al memorandum d’intesa con gli Stati Uniti, affermando che la sua attuazione è “difficile, ma possibile”.

Ghalibaf ha aggiunto che Teheran ha chiarito a Washington la necessità di includere nell’intesa la salvaguardia dell’integrità territoriale dei Paesi della regione e la fine della guerra contro gli alleati dell’Iran.

“Abbiamo sottolineato alla parte americana che la tutela dell’integrità territoriale dei Paesi della regione e la fine della guerra contro i nostri alleati devono far parte dell’intesa”, ha dichiarato Ghalibaf.

Il presidente del Parlamento ha quindi ribadito la linea della Repubblica islamica nei confronti di Stati Uniti e Israele: “Non c’è pace tra noi e gli Stati Uniti e non riconosceremo Israele”.

Ghalibaf ha collegato la posizione iraniana alla causa palestinese e al sostegno al cosiddetto fronte della resistenza. Secondo il presidente del Parlamento, l’Iran continuerà ad aiutare i movimenti alleati nella regione in base alle indicazioni della Guida suprema, utilizzando gli strumenti ritenuti necessari, dalla pressione politica al sostegno militare.

Il colloquio con la delegazione di Hamas si inserisce nel quadro delle cerimonie funebri per Ali Khamenei, ucciso il 28 febbraio negli attacchi condotti da Stati Uniti e Israele all’inizio della guerra.

Le esequie, iniziate nei giorni scorsi, proseguiranno fino al 9 luglio, quando il corpo dell’ex Guida suprema dovrebbe essere sepolto nella città natale di Mashhad.

Il grande ayatollah Shirazi: “La guerra non è finita e i responsabili saranno puniti”

Il grande ayatollah Naser Makarem Shirazi, uno dei principali religiosi sciiti iraniani, ha affermato che la guerra “non è finita” e che i responsabili dell’uccisione dell’ex Guida suprema Ali Khamenei non resteranno “al riparo dalla punizione divina e dalla giusta punizione”.

Le dichiarazioni sono contenute in un messaggio diffuso in occasione delle esequie di Khamenei, ucciso il 28 febbraio negli attacchi condotti da Stati Uniti e Israele all’inizio della guerra.

Makarem Shirazi ha sostenuto che “non bisogna pensare che questa guerra sia finita”, aggiungendo che il confronto con il “fronte dell’arroganza” continua.

Secondo il religioso, qualsiasi tentativo di diffondere “disperazione, debolezza, senso di vicolo cieco” o di indebolire il morale della popolazione, dei responsabili dello Stato e delle Forze armate risponde agli obiettivi del nemico ed è contrario agli interessi del Paese e della comunità islamica.

Nel messaggio, Makarem Shirazi ha affermato che “gli assassini e gli autori di questo grande crimine”, responsabili della morte di Khamenei, di comandanti, funzionari, civili e bambini, “non resteranno al riparo dalla punizione divina e dalla giusta punizione”.

Il religioso ha aggiunto che “questo sangue puro non sarà mai dimenticato” e che la comunità islamica proseguirà, “nel quadro delle norme religiose e della legge”, il proprio dovere di vendicare i caduti.

Il grande ayatollah ha inoltre invitato responsabili politici, Forze armate e decisori della Repubblica islamica a resistere al nemico “con prudenza, autorità e vigilanza”, sia sul piano militare sia su quello diplomatico.

Secondo Makarem Shirazi, l’esperienza dimostra che ogni arretramento davanti a un aggressore lo incoraggia a proseguire “l’aggressione e le pretese eccessive”.

Le parole del religioso arrivano mentre proseguono in Iran le cerimonie funebri per Khamenei, che si concluderanno il 9 luglio con la sepoltura nella città natale di Mashhad.

Le esequie sono diventate uno dei principali momenti di mobilitazione politica della Repubblica islamica dopo la guerra con Stati Uniti e Israele, in una fase segnata dalla successione interna, dal negoziato con Washington e dalle tensioni sullo Stretto di Hormuz.

Nel corso delle cerimonie è tornato a mostrarsi in pubblico anche il generale Ahmad Vahidi, comandante delle Guardie rivoluzionarie islamiche. Secondo media iraniani e internazionali, Vahidi è apparso per la seconda volta in pochi giorni dopo mesi di assenza dalla scena pubblica.

Il generale era stato visto per la prima volta giovedì 2 luglio durante la cerimonia di commiato per Khamenei alla Hosseiniya Imam Khomeini e poi al grande Mosalla di Teheran.

La ricomparsa di Vahidi ha un peso politico e simbolico rilevante. Figura di lungo corso dei Pasdaran, già comandante della Forza Quds, ministro della Difesa sotto Mahmoud Ahmadinejad e ministro dell’Interno sotto Ebrahim Raisi, Vahidi è considerato uno dei falchi dell’apparato di sicurezza iraniano.

È sottoposto a sanzioni statunitensi ed europee ed è ricercato dall’Interpol per il presunto coinvolgimento nell’attentato del 1994 contro il centro ebraico Amia di Buenos Aires.

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  • Redazione

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