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INDIA, CRESCITA ECONOMICA INDISCUSSA

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di Laura L. Martini
Secondo Goldman Sachs, la geoeconomia del mondo subirà una vera e propria rivoluzione nel corso dei prossimi decenni. Si ipotizza infatti che in un tempo non lontano l’Asia diventerà il maggior contribuente al PIL mondiale, superando le tradizionali potenze economiche dei cosiddetti mercati sviluppati, come gli Stati Uniti, il Giappone o i Paesi europei.
Di fatto, nell’anno fiscale 2023 l’economia indiana si è mantenuta solida ed è sulla buona strada per crescere del 7%, nonostante gli attuali venti contrari a livello globale causati da fattori esterni, come le ricadute post-pandemiche, le interruzioni della catena di approvvigionamento dovute al conflitto in corso tra Russia e Ucraina, le potenziali pressioni recessive delle economie sviluppate, e la lista sarebbe ancor lunga.
Ma qual è il segreto dietro tanto successo? Ampi mercati nazionali, costanti sforzi del governo per rafforzare l’offerta attraverso un ambizioso programma di riforme nonché misure a sostegno dell’imprenditoria indiana.
Quello indiano è un tessuto di Manager imprenditori molti dei quali appartenenti a poche famiglie che detengono il potere economico, che riescono a non disperderlo e che, per come ho potuto conoscerli io, sono da sempre molto dinamici e coraggiosi nelle proprie iniziative di business development.
Numerose pubblicazioni puntano l’attenzione proprio sull’India di Modi, che, viaggiando appunto su ritmi di crescita ormai del 6, 7% annuo, ha doppiato la Cina.
Ma perché paragonare l’India proprio alla Cina? Perché Paesi appartenenti all’area BRICS? No, o non solo. In fondo l’India cresce sulla carta anche più di molte economie occidentali, cresce più degli Stati Uniti, ma rimane pur sempre un Paese che deve ancora completare quella fase di sviluppo e urbanizzazione necessari ad accompagnare la velocissima ascesa del Pil e a trasmetterlo all’economia reale. Per questo un paragone con la prima economia del mondo è a tutt’oggi inappropriato. Ma è abbastanza per la Cina, afflitta da problemi strutturali tra crisi di fiducia e crisi economica.
Qualcosa che fino a pochi anni fa non avremmo mai sospettato e per questo ancora più interessante.

Autore

  • Redazione

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